«Lo dissi fin dall'inizio che nel caso in cui ci fosse stata l'individuazione di una figura, di una persona in grado di unire ma soprattutto raccogliere consensi oltre il nostro tradizionale bacino politico io sarei stato ben felice di sostenerlo senza fare alcuna elezione primaria, mettendo a disposizione anche il lavoro che noi nel corso dell'ultimo anno e mezzo abbiamo fatto con Onda Orange. Quindi mi sono presentato al tavolo del centrosinistra con grande umiltà, sempre dicendo con convinzione di essere consapevole di non poter rappresentare tutti e quindi se qualcuno aveva una proposta da fare che la facesse, ma purtroppo questo non è successo e quindi le primarie mi sembravano l'unica strada percorribile. Quindi, non ero innamorato a priori delle primarie».

Così Massimo Canale accoglie le Primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco alle elezioni comunali della prossima primavera. Avvocato, e già amministratore della città, si può dire sia stato il “primo candidato” delle primarie, metodo scelto in assenza di un candidato unitario che allo stato attuale non si è trovato.

Uno dei paletti inseriti all’inizio delle interpartitiche è stato una sorta di patto tra le forze politiche rispetto al dopo scelta del candidato, cioè la necessità di rimanere uniti anche se il candidato non dovesse essere la prima scelta di questo o quel partito. Pensa che questa volta il centrosinistra darà prova di unità?

«Assolutamente. Mi pare la precondizione. In una squadra, fatte alcune scelte, si gioca insieme. Sarebbe totalmente incoerente non sostenere chi uscirà vincitore dalle primarie. Con tutte le nostre forze noi lo faremo».

Restano comunque in piedi alcune altre proposte, che hanno disertato il tavolo delle ultime interpartitiche, lanciando anche un messaggio chiaro che comunque era palese già dall'inizio, parlo di Anna Nucera e di Saverio Pazzano. In questo senso avete avuto contatti, vi siete parlati?

«Io ho grande rispetto per tutti, però proprio perché ho già vissuto un’esperienza di candidatura a sindaco in città, nel 2011, so bene, meglio di altri, quanto possa essere importante tenere dentro tutti quanti. Siccome qui la mia ambizione e l’aspirazione del centrosinistra tutto unito dovrebbe essere quella di provare a vincere le elezioni, il quadro frammentario che alcuni perseguono sinceramente non credo che sia utile alla città. D'altra parte è una magra soddisfazione quella di mettere insieme una o due liste per raccogliere percentuali minime e fare il consigliere comunale di Reggio Calabria. Non è quella la mia ambizione».

Secondo lei ci sono i margini per riportarli in coalizione?

«Io lo spero davvero, sarebbe utile a tutti, a noi, a loro, d'altra parte ognuno di noi si deve mettere in gioco. Io in questa elezione primaria mi sto praticamente giocando mesi e mesi di lavoro fatto insieme a tanta gente che si è avvicinata al progetto civico che io ho messo in piedi, ma lo faccio in nome di una unità che persegue con i fatti e non soltanto a parole».

Nelle scorse settimane si è parlato molto di continuità e discontinuità, riferite all’esperienza amministrativa che si sta concludendo ma declinate in diversi modi, io le chiedo se nel suo bagaglio ci sono questi termini e come li coniuga…

«Assolutamente sì. Continuità, sì, nella misura in cui io riconosco e tutti i reggini devono riconoscere che la giunta e il sindaco Falcomatà hanno riportato un minimo di agibilità ai conti pubblici che c’erano stati consegnati nell’anno 2014, una rinnovata fiducia da parte dei cittadini nei confronti della politica che è anche stata correttamente interpretata da questa amministrazione. Discontinuità rispetto a delle scelte che francamente tuttora io reputo inconcepibili, l’ultima in ordine cronologico la nomina dell’assessore Mary Caracciolo nella giunta, non ne ho capito la logica. Sinceramente non credo che faccia bene alla nostra area culturale e politica una posizione del genere, ma ce ne sarebbero anche altre questioni sulle quali forse una valutazione andrebbe fatta, anche amministrative, delle scelte strategiche per la città che in qualche modo a tratti sono mancate e proprio a proposito di scelte strategiche mi viene da pensare come noi con diversi anni di ritardo decidiamo di istituire un assessorato alla programmazione territoriale nelle mani dell'architetto Paolo Malara che lavora tanto sul Masterplan e poi con un segno di biro a tre mesi dalle elezioni viene sostituito. Queste sono le cose che poi hanno una valenza non solo e non tanto politica ma anche amministrativa, quello era il futuro della città, che ne sarà di quel progetto?»

È stato un pò un vizietto del sindaco Falcomatà quello di cambiare spesso la giunta se è vero come è vero che sono passati circa una trentina di assessori dalle sue giunte…

«Sì, poi io non ho partecipato in questi anni al dibattito politico interno alla maggioranza, come tutti voi sapete io ho continuato a fare la mia professione, a stare un pò diciamo lontano dalle stanze della politica, avrà avuto le sue buone ragioni o meno non sta a me giudicare, quello che mi preme è provare a guardare al futuro contro un centrodestra agguerrito che rispolvera il meglio della narrazione fantasiosa anche a tratti devo dire divertente, come le teleferiche, le bidonville, il tunnel sotterraneo».

È stato tra i primi e tra i più critici rispetto ai dieci punti del programma presentati per Forza Italia dal segretario regionale azzurro Francesco Cannizzaro, cosa non l’ha convinta?

«Aspetti, il programma di Forza Italia si, ma in prima fila all’evento di Canizzaro c’erano Scopelliti, c’era la Lega, c’erano un pò tutti, quindi occorre domandarsi se questa destra, che è la destra di Ciccio Franco, di Aloi, di Meduri, anche di Scopelliti, che avevano una visione della città, sia disposta a farsi portare diciamo in giro per il naso intorno a questo approccio, che è un pò un approccio alla Wanna Marchi in politica, riuscire a vendere fumo ai reggini. I reggini hanno bisogno di poche cose semplici, immediate. Poi, mi domanda cosa non mi ha convinto di questo programma? Mah, non ha un'analisi economica, quando si parla per esempio del tunnel in via marina, a parte non immaginare che questo comporterebbe di travolgere interamente tutti gli scavi archeologici della città di Reggio Calabria: tutti noi sappiamo che se scaviamo anche 50 centimetri sotto l'asfalto si trova un qualcosa. Non si fa una valutazione economica, è stato stimato che un chilometro di strada, di intubata, costi circa 100 milioni di euro. Dovrebbero rispondere su questo, su come fanno a realizzarlo. Ancora c'è un problema urbanistico, le opere di raccordo all'ingresso e all'uscita, piazza Indipendenza e Stazione centrale, come si conciliano con la nostra viabilità, con la linea ferrata, con la stazione, con la via marina? Sono soltanto slogan, delle immagini che certamente sono suggestive e affascinanti per qualcuno, ma non hanno una serietà e non hanno la dignità di assurgere a opere programmatiche per il futuro della città. Considerando peraltro che loro immaginano e parlano di un programma 2036, ipotecando ovviamente il futuro di questa e della prossima consigliatura e quindi parlano ai giovani, ma i giovani in quel programma sono totalmente assenti».

Il maltempo di queste ultime settimane suggerisce agli addetti ai lavori di ripensare le città del futuro, qual è la sua visione in questo senso?

«Onda Orange nelle settimane scorse ha sottolineato l’importanza dei cambiamenti climatici. Le mareggiate di questi giorni che hanno letteralmente distrutto il lungomare. Ci sono stato ieri in via marina, a visitare i locali che avevano lasciato le strutture semi montate per la prossima stagione, completamente stravolte, ma questo non può essere considerato soltanto un fatto occasionale. I cambiamenti climatici porteranno sempre di più a delle situazioni di rischio sulle nostre coste, è successo in Sicilia 15 giorni fa, è nella nostra Calabria da Melito in poi, è successo a Reggio fino a ieri, questo significa che il mare deve essere considerato un valore con cui convivere e non un nemico da combattere, quindi ben vengano le opere a protezione della costa, i ristori agli imprenditori che hanno ricevuto dei danni, ma al contempo bisogna evitare di fare una programmazione urbanistica che non tenga conto dei cambiamenti climatici».

Un mare che va anche protetto, vista l’operazione delle ultime settimane in tema di depurazione…

«Un po' più di due settimane prima di questa operazione, io stesso nel mio piccolo con Onda Orange mi ero recato nell'area del Tempietto e con un drone avevamo fatto notare come c'è uno scarico fognario di un metro cubo che arriva al centro dell'area del Tempietto, e sgorga in mare. Questo è il tema della depurazione, noi ce ne accorgiamo una volta all'anno quando vengono affissi i divieti di balneazione sul nostro litorale. Due giorni di polemica e poi non se ne parla più. Noi invece riteniamo che anziché pensare a opere faraoniche sarebbe necessario fare l'indispensabile e per esempio collettare, come si dice in gergo tecnico, collegare, tutti i fabbricati della città al sistema di depurazione. Sembrerà strano, paradossale, nel 2026 tutto questo ancora non è avvenuto, ancora non c'è».

La sua campagna è iniziata già da qualche tempo, quali saranno i capisaldi e come pensa di convincere gli elettori a preferire la sua proposta?

«Io credo che la città abbia bisogno di poche cose semplici. Ne parlavamo prima, un sistema di depurazione efficiente, rivedere il sistema della rete idrica cittadina - noi abbiamo delle serie carenze idriche nelle case dei regini durante la stagione estiva particolarmente -, un censimento delle opere incompiute per decidere se tenerle o demolirle. È inutile lasciarle lì. Ci sono opere che giacciono da una trentina d'anni e parlo delle aste del Calopinace, ma il discorso si potrebbe estendere a mille altre situazioni in cui comunque una scelta va affrontata. Dobbiamo provare a guardare al Mediterraneo e in questo io devo dire che nel programma presentato all'onorevole Canizzaro ho trovato qualche spunto di interesse. Dobbiamo iniziare a pensare al Mediterraneo come un luogo che costituisca il futuro per noi e per le generazioni a venire. Mi viene da immaginare che per esempio il Museo del Mare in questa chiave possa essere non soltanto un luogo in cui mettere delle cose, ma anche una narrazione di quello che deve essere il rapporto di Reggio Calabria, punta estrema dell'Europa all'interno del Mediterraneo. Credo che intorno a questo possano sorgere anche delle eccellenze e possano tenersi qui anche i nostri giovani, che è un altro dei temi fondamentali di cui dovremo occuparci se è vero che Reggio si sta spopolando».

L'unità del centrosinistra secondo lei è un valore che spingerà gli elettori a tornare alle urne?

«Io lo auspico, ma soprattutto spero che il centrosinistra sia in grado nel suo variegato modo di presentarsi, di parlare di temi concreti che interessino realmente ai reggini e che quindi noi possiamo essere più concreti possibile e darci anche degli appuntamenti fissi. I primi cinque anni a noi serviranno per rimettere in linea le poche cose essenziali di cui la città ha bisogno. Dopo potremo pensare a tutto fino anche alle funivie».

Quindi anche lei pensa ad un programma di dieci anni?

«Sì, perché no, dobbiamo avere un'ambizione, soprattutto dobbiamo avere la capacità di programmare il futuro della città. Poi chi fisicamente, personalmente, interpreterà questo cambiamento, io o altri, se io dovessi perdere le primarie o anche le secondarie, questo sarà da vedere, ma ovviamente non possiamo deciderlo io e lei in questo studio».