A poche ore dalla convulsa seduta di Consiglio comunale di lunedì scorso, si alza il livello dello scontro politico a Riace. Al centro della bufera c'è il tentativo dell'Amministrazione comunale di approvare il gemellaggio tra il borgo calabrese e un campo profughi palestinese: un'iniziativa che è stata definitivamente respinta dall'aula a seguito del voto contrario compatto espresso dall'opposizione.

A tracciare il bilancio del contestato vertice istituzionale è una nota diffusa dal gruppo «Riace Protagonista», sottoscritta anche dai rappresentanti di «Riace Verso il futuro» e «Riace guarda il sole». I cinque consiglieri firmatari — Francesco Salerno, Salvatore Certomà, Antonio Trifoli, Maria Spanò e Michela Franco, spiegano le ragioni del loro rifiuto ed esprimono ferma condanna per il clima vissuto durante la seduta.

La minoranza ha motivato la bocciatura evidenziando gravi carenze di metodo: la proposta di gemellaggio, secondo i consiglieri, sarebbe stata presentata senza un preventivo confronto con le opposizioni e senza alcun coinvolgimento della cittadinanza. Oltre all'aspetto di merito, l'opposizione denuncia gli atteggiamenti intimidatori subiti in aula da parte di persone non residenti a Riace. «Il dissenso politico è un diritto costituzionale e non può trasformarsi in attacchi personali o aggressioni verbali - affermano i consiglieri - men che meno da parte di soggetti estranei all'assemblea in una seduta non aperta agli interventi del pubblico». Critiche vengono rivolte anche alla presidenza del Consiglio, accusata di non aver garantito l'ordine e la regolarità dei lavori di fronte agli insulti rivolti agli eletti.

Dal canto suo il sindaco Lucano non ci sta e parla di «argomenti pretestuosi» da parte della minoranza. «La stessa minoranza che – continua - quando era alla giuda del comune, ha sfrattato dai locali del municipio (che appartengono a tutta la comunità) l'ambulatorio "Jimuel", che curava gratuitamente tutti, per fare spazio alle strutture della videosorveglianza.

Un territorio semideserto, privo di quasi tutti i servizi essenziali, ha più bisogno di un presidio sanitario o che delle videocamere osservino il vuoto? Io - fosse anche l'ultimo atto della mia sindacatura - riporterò l'ambulatorio nel nostro municipio».