Il Consigliere regionale del Partito Democratico risponde all'appello delle Associazioni e dei pazienti, dopo la chiusura dell'unico centro dialisi territoriale reggino che da lungo tempo attende un riconoscimento formale
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«Da ieri più di trenta pazienti dializzati reggini rischiano di dover iniziare a girovagare sul territorio per continuare a curarsi. Una situazione gravissima, drammatica e inaccettabile che ho portato con urgenza in Consiglio Regionale, ma che ad oggi si scontra con il silenzio del Presidente Occhiuto e con la polemica spicciola della sua maggioranza». A denunciarlo in una nota è il Consigliere Regionale Giuseppe Falcomatà, che accende i riflettori sull'emergenza scoppiata nelle ultime ore nel capoluogo dello Stretto.
«Proprio ieri – spiega Falcomatà – fuori dal Pronto Soccorso del Grande Ospedale Metropolitano, ben trentasei pazienti dializzati si sono messi in fila per chiedere di poter fare la propria terapia salvavita in ospedale. Il motivo è tanto semplice quanto assurdo: il Centro Dialisi di Pellaro, struttura virtuosa aperta un paio di anni fa grazie a una sinergia istituzionale tra Comune, Città Metropolitana, Prefettura e privati, ha dovuto dire stop alle terapie. Questo accade perché da un anno esatto, come denunciano le Associazioni che rappresentano i pazienti, l'atto per l'accreditamento della struttura giace fermo, in attesa di una firma, sulla scrivania del Presidente della Regione Roberto Occhiuto. Senza quell'accreditamento, il centro non può continuare a garantire le cure».
«La conseguenza di questa paralisi burocratica è un drammatico ritorno al passato", prosegue il Consigliere. "Il GOM è costretto ad assorbire questa ulteriore criticità, con trentasei pazienti fragili smistati come pacchi tra Reggio Calabria, Scilla e Melito Porto Salvo. A queste persone vengono prospettati spostamenti logoranti e turni impossibili da sostenere, che coprono non solo le fasce diurne e pomeridiane, ma perfino le ore notturne. Da oggi avremo cittadini costretti a sottoporsi alla dialisi all'una di notte. E, oltre al danno, si aggiunge l'ulteriore beffa: è stato sospeso anche il trasporto dei pazienti, un servizio vitale per chi, dopo una seduta di dialisi, non è fisicamente e clinicamente nelle condizioni di guidare o rientrare a casa da solo».
Falcomatà punta poi il dito contro l'atteggiamento della maggioranza in Consiglio Regionale: «Di fronte a questa emergenza, abbiamo chiesto che si aprisse una discussione seria e che il Presidente desse una risposta immediata. La risposta, invece, è arrivata dai consiglieri di maggioranza, che hanno preferito attaccare l'opposizione eludendo totalmente il merito del problema. Sono state fatte dichiarazioni che fanno rabbrividire: qualsiasi calabrese che le ascolti non può che domandarsi come sia possibile che, chi dovrebbe tutelare il diritto alla salute, preferisca rifugiarsi nella polemica politica piuttosto che risolvere i problemi della gente».
«La Calabria merita molto di più da parte di chi la rappresenta. Il diritto alla cura si basa sulla prossimità e, soprattutto, sulla continuità dell’assistenza. I pazienti dializzati di Reggio Calabria hanno bisogno di soluzioni concrete, non di eterne attese, disagi e carte bloccate per mesi. Rinnovo il mio appello: perché il Presidente Occhiuto non interviene? Prenda in mano quel decreto, lo firmi e restituisca dignità e diritto alla cura a questi trentasei cittadini», conclude Falcomatà.

