«Durante i lavori dedicati al tema delle circoscrizioni in Commissione siamo venuti a conoscenza di un'attività che il centrosinistra vuole presentare all'ultimo minuto, che riguarda il sistema elettorale con il quale si andrà a votare alle circoscrizioni in primavera».

Il tono utilizzato dal capogruppo di Forza Italia a Palazzo San Giorgio, Federico Milia, è quello della denuncia, a cui seguirà una “visita” all’inquilina numero uno del dirimpettaio Palazzo del governo per chiederne un intervento e anche un parere scritto in merito alla questione al centro della conferenza stampa tenuta questa mattina nella Sala dei sindaci dall’opposizione di centrodestra.

«Vogliono presentare un regolamento elettorale che – spiega Milia - prevede che ogni candidato alla presidenza delle circoscrizioni potrà avere una sola lista a sostegno, come accade per i comuni sotto i 15 mila abitanti. Chiaramente le circoscrizioni sono municipi, ben oltre i 30 mila abitanti, e il paradosso è che nella stessa tornata elettorale si dovranno affrontare l'elezione del Consiglio comunale senza limiti di candidature, senza limiti di presentazione di liste, mentre i candidati alla presidenza delle circoscrizioni ne potranno presentare una sola».

Un paradosso, per dirla con il centrodestra, che rischia di svilire non solo l’idea di partecipazione che sta alla base del sistema Circoscrizioni, ma anche le loro stesse funzioni. «Una forzatura immane» sbotta ancora Milia, che trova manforte in Massimo Ripepi, presidente della Commissione di Controllo e garanzia e coordinatore regionale di Alternativa popolare. «Lo hanno già fatto con il regolamento delle circoscrizioni, hanno cercato di cambiarlo e ora stanno facendo la stessa cosa, dopo che parlano di partecipazione popolare. Siccome sanno che il centrodestra è in questo momento molto più forte di loro, per sperare di vincere qualche municipio, vogliono limitare praticamente la presentazione delle liste per fare il listone, con solo 16 persone, mentre noi abbiamo la capacità ovviamente di fare molte più liste di loro e di vincere tutti i municipi al 99%. Questa cosa è una schifezza, un obbrobrio, una porcata, io l'ho detto già in Consiglio comunale, che questa cosa deve essere fermata subito perché questi qua sono capaci di tutto, in questi quattro mesi bisogna tenerli d'occhio perché lavoreranno come i bari».

Di «voto antidemocratico» ha parlato invece il capogruppo di Fratelli d’Italia, Demetrio Marino: «si rischia di portare i partiti a scegliere due o tre persone che chiaramente saranno inserite in un listone dove praticamente si andrà a votare una lista contro una lista e pertanto si rischia, anche paradossalmente, se non si presenta un'altra lista, come nei comuni sotto i 15 mila abitanti, di avere una lista sola per essere eletta, allora questo rischio lo dobbiamo evitare». Marino lo chiama «tappo democratico» per coloro che vogliono in maniera volontaria inserirsi nelle liste elettorali: «Io credo che ogni lista, ogni gruppo politico, ogni movimento civico possa rappresentare la propria identità territoriale, perché abbiamo un territorio oltretutto variegato, orograficamente diverso, con delle culture diverse e che non hanno bisogno del vincolo da parte dei partiti o dei movimenti civici a dire “queste persone devono essere votate”. Questa non è democrazia, questa non è un'attività corretta per una città come Reggio Calabria che deve guardare al futuro e soprattutto deve includere e non escludere».

Da parte sua il capogruppo della Lega Giuseppe De Biasi si dice convinto che «stanno adottando quello che non è un criterio corretto, imponendo ai partiti di dover nominare due o tre componenti per municipio e non dando la possibilità di partecipazione a un istituto così importante. Chi avrà la peggio? I territori, i quartieri più piccoli, dove non hanno la possibilità di poter candidare un rappresentante del territorio».

Mario Cardia, di recente transitato a Noi Moderati, sottolinea il fatto che questa impostazione voluta dal centrosinistra finirà per generare enorme confusione, perché i cittadini si ritroveranno davanti due schede elettorali con due sistemi elettorali completamente diversi. Quello delle circoscrizioni, in più, «limita di parecchio la partecipazione democratica e impedisce quindi anche a molte persone, che si vogliono spendere per il territorio, di candidarsi, perché una coalizione che vuole andare unita alla circoscrizione può andare unita solamente con la lista unica, quindi solamente con i 16 candidati. Di conseguenza ogni partito della coalizione, nel centrodestra siamo in tanti, dovrebbe dividersi le postazioni per poter andare uniti con un unico presidente candidato in quel determinato territorio, quindi capite bene quanto sia difficile anche da spiegare ai cittadini…».

L’avviso alle “banderuole”

Ad un certo punto i consiglieri di centrodestra hanno avvertito l’esigenza di inviare un messaggio a chi ha orecchie per ascoltarlo. Il vento in poppa, la quasi certezza della vittoria che traspare nelle parole dei membri del centrodestra, ha suggerito ai protagonisti di mettere in chiaro una cosa nella prevedibile parentesi che registrerà cambi di casacca, ravvedimenti, e folgoramenti sulla via per Palazzo San Giorgio.

«Dopo un'attenta valutazione insieme ai partiti del centrodestra, chi si schiererà eventualmente a favore di questa proposta del listone unico sarà escluso da qualsiasi ragionamento di candidatura nell'ambito del centrodestra, questo – ha argomentato Millia a cui è stata affidata la comunicazione - lo diciamo pubblicamente: è un impegno che i partiti del centrodestra assumono contro chiunque porterà avanti il provvedimento, anche dalla maggioranza e anche in aree civiche, ma anche in aree per esempio di centro che poi andranno insieme a valutazioni nazionali nell'ambito del centrodestra, sarà escluso dalle liste»