La rassegna di Laureana di Borrello si conferma uno spazio dove la letteratura e il diritto non sono materie polverose, ma strumenti per raccontare storie, autori e percorsi inesplorati
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Il Festival del Diritto e della Letteratura, giunto alla sua XIII edizione, nato dall’intuizione del Giudice Antonio Salvati, riparte con il tema "Una casa dove abitano tutti - Pensare mediterraneo tra diritto e letteratura", e all’ITE di Laureana di Borrello ha trasformato l'aula in un laboratorio di pensiero vivo, coinvolgendo gli studenti dell’istituto ospitante e una delegazione del Liceo Scientifico Scienze Applicate. Dopo i saluti istituzionali del vicesindaco del Comune di Laureana di Borrello, Luigi Frezza, a dare il via ai lavori è stata la Dirigente Scolastica professoressa Mariarosaria Russo che, con un intervento appassionato, ha introdotto il cuore provocatorio del Festival: il processo simulato al Mediterraneo. Il mare è accusato di aver venduto al mondo un’immagine distorta di sé, raccontando la favola di un pacifico crocevia di popoli e nascondendo secoli di scontri, pirateria e muri d'acqua invalicabili. Pensare il Mediterraneo oggi significa smettere di guardare l'altro come un'astrazione o, peggio, come una minaccia.
L'alterità nel nostro mare non è un confine geografico, ma una condizione dell'anima: siamo stati, per millenni, l'uno l'altro dell'altro. E’ seguito l’intervento dell’Avvocato Giuseppe Barillà, coordinatore del Festival della Piana che si è soffermato sulla relazione tra Diritto, Letteratura e processo e sulla intensa valenza socio-culturale e giuridica del Festival che ogni anno coinvolge sempre più giovani coscienze. Ma è nel colloquio con gli studenti che è emersa l’ umanità più profonda.
Il Giudice Salvati ha preso per mano gli studenti, portandoli a riflettere sul concetto di ospitalità. Dialogando con i ragazzi, ha scosso le coscienze partendo da un limite della nostra cultura: «Da Platone in poi – ha spiegato – siamo abituati a misurare tutto in termini matematici, soppesando solo ciò che conviene e ciò che non conviene. Ma esiste un’altra misura: quella del Giusto e del Bello». Salvati ha spinto gli studenti a chiedersi: «Perché dobbiamo essere ospitali?».
La risposta non risiede in un freddo calcolo, ma in un’eredità profonda: perché ricambiare l’accoglienza ci fa stare bene. È questo il DNA che ci rende simili ai greci, ai turchi, ai tunisini o ai libanesi. Valori come la generosità, il legame sacro con la famiglia e persino la sensibilità verso la "brutta figura" – un concetto pressoché inesistente nel resto del mondo – sono pilastri del pensiero mediterraneo tramandati fino a noi. Il giudice ha poi smontato uno dei pregiudizi più radicatidel nostro tempo: oggi ci fanno credere che l’ospitalità non sia un valore, instillando l'idea che chi è ospite ne approfitterà automaticamente. Al contrario, egli ha chiarito che l'identità di chi abita queste sponde non nasce dalla difesa, ma dalla capacità di riconoscere l'altro come parte della propria casa. L’ospitalità, dunque, non è un semplice dovere formale, ma il cardine del nostro essere.
La vera sfida sta nella "misura" che decidiamo di adottare: scegliere se l’accoglienza debba essere un diritto universale o un privilegio sorvegliato dal sospetto. Infine si è riflettuto sulla necessità di restituire a queste terre la dignità del pensiero: esiste una mediterraneità "dall'altro lato" fatta di arte e tradizioni giuridiche millenarie che non possiamo più permetterci di ignorare; “siamo un misto, un crogiuolo; l’orgoglio di avere un’identità è il frutto della mescolanza di tante altre identità”: questo è pensare mediterraneo”.
Attraverso questo confronto, la rassegna di Laureana di Borrello si conferma uno spazio dove la letteratura e il diritto non sono materie polverose, ma strumenti per raccontare storie, autori e percorsi inesplorati. L'obiettivo è chiaro: smettere di guardare il Mediterraneo come un problema da risolvere e ricominciare a vederlo come una casa comune, dove la dignità non conosce confini.
L’evento è stato moderato dalla professoressa Grace D’Agata, Direttore del Dipartimento di Filosofia e Storia dell’Istituto Piria, referente del Festival per la scuola dalla primissima edizione, avviata proprio dall’Istituto medmeo, che ha intrecciato la tematica con il curricolo scolastico, citando diversi filosofi tra cui Hans Jonas il quale suggerisce che la paura è un’emozione che potrebbe essere utilizzata per compiere scelte più consapevoli e responsabili e invitando ad una riflessione sull’utilità dell’inutile, sul multiculturalismo su come ogni Stato accoglie l’altro: “solleviamo il velo, come affermava Nietzsche, e scopriamo il problema serio che abbiamo, quello dell’accoglienza e del diverso” Hanno partecipato, inoltre offrendo un contributo fattivo, la professoressa Rosetta Messina, responsabile dell’Istituto Tecnico Economico di Laureana di Borrello e la professoressa Eleonora Contartese che ha partecipato, in qualità di referente di Educazione Civica e che ha invitato gli studenti a riflettere sul senso di appartenenza e sulla libertà persa o riconquistata dei popoli.

