Seconda e ultima diffida dei residenti al Comune. Nel mirino i 20mila metri cubi di acque stagnanti: «Con l'afa il rischio sanitario è altissimo, pronti alla denuncia»
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La pazienza dei residenti di via Pitagora è ufficialmente esaurita. Davanti a quello che definiscono un «immobilismo pericoloso», un gruppo di cittadini ha inviato una seconda e ultima messa in mora al Comune di Caulonia e a tutte le autorità competenti. Il messaggio è uno solo: cinque giorni per svuotare la vasca, poi la parola passerà ai magistrati. Al centro della contesa c’è l’enorme invaso di raccolta delle acque meteoriche, una struttura in calcestruzzo da circa 20.000 metri cubi che, secondo i firmatari, è diventata una bomba ecologica a pochi metri dalle abitazioni. Nonostante una prima diffida partita lo scorso 18 maggio e un incontro in biblioteca il 21 maggio, dove l’Amministrazione e la ditta appaltatrice avevano assicurato interventi immediati, la situazione sarebbe rimasta pressoché invariata.
«Nell'arco di 16 giorni non è stato fatto nulla sul punto cruciale», lamentano i cittadini nel documento firmato il 4 giugno. Se è vero che l’area di cantiere è stata recintata e pulita dalle erbacce per il 90%, il cuore del problema resta lì: una massa d'acqua stagnante che, con l’aumento delle temperature e l’afa di questi giorni, sta diventando il ricettacolo ideale per zanzare, roditori e potenziali agenti patogeni. Le richieste sono perentorie. I sottoscrittori esigono lo svuotamento immediato e la sanificazione totale della vasca, con relativo smaltimento di fanghi e liquami a norma di legge. Ma non si fermano qui: è stata chiesta un’ispezione urgente dell’Asp di Reggio Calabria per accertare i rischi biologici e, se necessario, un’ordinanza contingibile e urgente del sindaco per tutelare la salute pubblica.
L'ultimatum è scandito dal calendario: cinque giorni. Scaduto questo termine, i cittadini sono pronti a depositare un esposto-denuncia presso la Procura di Locri, ipotizzando reati che vanno dall’omissione di atti d’ufficio al getto pericoloso di cose, fino alle violazioni del Testo Unico Ambientale. Sul tavolo anche la minaccia di una maxi-causa risarcitoria per i danni alla salute e lo stress cronico subito da intere famiglie che vivono a ridosso del cantiere. «Non aspetteremo oltre», conclude il fronte dei cittadini, che ha notificato l'atto anche all'Arpacal e ai vertici della sanità regionale.

