Un impianto da oltre 460 milioni di euro, una centrale di accumulo con acqua marina tra Favazzina e Melia, osservazioni tecniche contrapposte, richieste di accesso agli atti e una mobilitazione che coinvolge cittadini, professionisti e amministratori. Analisi di una delle partite più complesse aperte oggi sulla Costa Viola.
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Mentre la Calabria discuteva del Ponte sullo Stretto, lungo la Costa Viola prendeva forma un progetto destinato ad aprire uno dei confronti più delicati degli ultimi anni sul territorio. Meno conosciuto, meno dibattuto e rimasto per lungo tempo confinato tra documenti ministeriali, osservazioni tecniche, richieste di accesso agli atti e assemblee pubbliche. È il progetto «Favazzina», l'impianto di accumulo idroelettrico mediante pompaggio ad alta flessibilità che Edison vorrebbe realizzare tra il mare di Scilla e i Piani di Melia.
Una vicenda che per oltre due anni è rimasta ai margini del dibattito pubblico regionale, oscurata da temi ben più mediatici come il Ponte sullo Stretto, ma che nel frattempo ha dato vita a una delle più articolate mobilitazioni territoriali degli ultimi anni sulla Costa Viola. Da una parte una multinazionale dell'energia che considera l'opera strategica per la transizione energetica nazionale. Dall'altra cittadini, professionisti, associazioni e amministratori che contestano non tanto l'utilità generale degli impianti di accumulo quanto la scelta di localizzare un'infrastruttura di queste dimensioni in uno dei territori più fragili e identitari dello Stretto.
Per comprendere la portata del confronto occorre partire dai documenti. Nel corso degli ultimi due anni il progetto è stato accompagnato da osservazioni tecniche, richieste di integrazione, controdeduzioni del proponente, accessi agli atti e iniziative dei comitati che hanno contribuito ad alimentare un dibattito ben più articolato di quanto possa apparire a prima vista.
Presentato da Edison al Ministero dell'Ambiente nel maggio del 2023, il progetto prevede la realizzazione di un impianto di accumulo idroelettrico mediante pompaggio ad alta flessibilità tra la frazione di Favazzina e l'area dei Piani di Melia.
L'opera comprende una presa a mare sulla costa, una centrale realizzata in caverna, un sistema di gallerie sotterranee e un bacino artificiale superiore da circa 1,1 milioni di metri cubi collocato a oltre 600 metri di quota.
Il principio di funzionamento è relativamente semplice. Quando la produzione di energia da fonti rinnovabili supera la domanda, l'energia disponibile viene utilizzata per pompare acqua marina dal Tirreno al bacino superiore. Quando invece la rete nazionale richiede energia, l'acqua viene rilasciata verso valle attraversando le turbine e producendo elettricità.
Per Edison si tratta di un'infrastruttura strategica per accompagnare la crescita delle energie rinnovabili e garantire la stabilità del sistema elettrico nazionale.
Energia per chi? È probabilmente una delle domande più ricorrenti tra i contrari all'opera. L'impianto non nasce per soddisfare il fabbisogno energetico della Costa Viola né quello della Calabria. La sua funzione è quella di fornire servizi alla rete elettrica nazionale.
Su questo punto si concentra anche una delle riflessioni sviluppate dal professor Alberto Ziparo, urbanista e docente universitario che ha coordinato un gruppo multidisciplinare di esperti impegnati nell'analisi della documentazione progettuale.
Secondo Ziparo il tema non riguarda l'utilità generale degli impianti di accumulo, ma il rapporto tra benefici nazionali e ricadute territoriali.
La Calabria è già una regione esportatrice di energia e l'infrastruttura di Favazzina nasce per contribuire all'equilibrio del sistema elettrico italiano. Da qui l'interrogativo che attraversa gran parte delle osservazioni presentate dai comitati: quali benefici concreti rimarrebbero alla Costa Viola a fronte di un'opera di questa portata? È una domanda che non riguarda soltanto l'energia, ma il modello di sviluppo che si immagina per questo tratto di costa.
Per lungo tempo il progetto è rimasto sostanzialmente fuori dal dibattito pubblico regionale. A riportarlo all'attenzione di cittadini e istituzioni sono stati soprattutto i comitati e una rete di professionisti che hanno iniziato ad analizzare la documentazione depositata nell'ambito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale.
Tra le figure più attive emerge Carmen Santagati, vicepresidente del Comitato Salviamo Favazzina e promotrice del costituendo Comitato Scilla Straordinaria Resiliente.
Attraverso richieste di accesso agli atti, istanze FOIA rivolte al Ministero dell'Ambiente, raccolta di documentazione e iniziative pubbliche, Santagati è diventata uno dei principali punti di riferimento della mobilitazione.
Attorno a queste iniziative si è sviluppato il Comitato per la Difesa della Costa Viola, che ha coinvolto cittadini, professionisti, associazioni ambientaliste e amministratori locali.
Uno dei punti più contestati riguarda il percorso amministrativo che ha accompagnato il progetto. La documentazione viene infatti presentata nel maggio del 2023, in una fase in cui il Comune di Scilla era commissariato. Secondo i comitati una parte significativa della popolazione avrebbe acquisito piena consapevolezza dell'esistenza del progetto soltanto in una fase successiva, quando l'iter autorizzativo era già avviato.
Da qui le richieste di maggiore trasparenza, di accesso agli atti e di un coinvolgimento più ampio delle comunità locali.
Il cuore del confronto resta però il territorio. La Costa Viola rappresenta uno dei paesaggi più riconoscibili dello Stretto di Messina. Un sistema ambientale e paesaggistico che comprende mare, versanti montani, aree naturalistiche di pregio, borghi storici e una forte vocazione turistica. Ma è anche un territorio fragile. Le criticità che periodicamente interessano la Statale 18, i fenomeni di dissesto idrogeologico, l'erosione costiera e gli effetti sempre più evidenti degli eventi meteorologici estremi sono richiamati frequentemente nelle osservazioni presentate dai tecnici che si oppongono all'opera.
Le frane che negli ultimi anni hanno interessato il tratto tra Bagnara e Favazzina e gli interventi di consolidamento resi necessari lungo la viabilità rappresentano, secondo i contrari, un elemento che dovrebbe essere attentamente considerato nella valutazione complessiva del progetto.
Secondo Ziparo, la questione centrale non riguarda l'accumulo energetico ma la compatibilità tra un'opera di questa scala e un territorio già caratterizzato da criticità ambientali, geomorfologiche e infrastrutturali.
Da una parte ci sono le osservazioni elaborate da geologi, urbanisti, economisti ed esperti ambientali che collaborano con il Comitato per la Difesa della Costa Viola.
Dall'altra ci sono gli studi depositati da Edison e le successive controdeduzioni presentate nell'ambito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale.
I tecnici che si oppongono all'opera evidenziano la presenza di dissesti, fenomeni erosivi, vulnerabilità geomorfologiche e criticità già note agli strumenti di pianificazione territoriale.
Edison risponde sostenendo che le opere siano state progettate tenendo conto delle caratteristiche geologiche e sismiche del territorio e che gli studi effettuati escludano interferenze significative con i dissesti censiti.
Nelle controdeduzioni depositate nel corso dell'istruttoria, la società afferma inoltre che il bacino superiore e le opere principali risultano collocati al di fuori delle aree classificate con i livelli più elevati di pericolosità dai piani di assetto idrogeologico e che siano previsti sistemi di monitoraggio e sicurezza sia durante la realizzazione sia durante l'esercizio dell'impianto.
Non è quindi uno scontro tra favorevoli e contrari, ma un confronto tra letture tecniche differenti dello stesso territorio.
Nel corso della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, Edison ha depositato una serie di controdeduzioni alle osservazioni presentate da cittadini, associazioni e tecnici, rispondendo ai principali rilievi sollevati durante l'istruttoria.
Sul fronte geologico la società sostiene che le indagini effettuate abbiano escluso interferenze significative tra le opere previste e i dissesti censiti nell'area. Secondo Edison, il bacino superiore, le gallerie e le altre infrastrutture principali sono state progettate tenendo conto delle caratteristiche geomorfologiche e sismiche del territorio.
Un'altra contestazione riguarda la fragilità della viabilità costiera e in particolare della Statale 18, più volte interessata negli anni da fenomeni franosi e caduta massi. Nelle proprie controdeduzioni Edison afferma che gli interventi previsti non comprometterebbero la funzionalità delle infrastrutture esistenti e che durante la fase realizzativa sarebbero adottate misure specifiche di monitoraggio e consolidamento.
Anche sul piano ambientale la società respinge le preoccupazioni avanzate dai comitati. Secondo gli studi presentati, il progetto non determinerebbe impatti significativi sugli habitat tutelati, sui fondali marini o sulle aree appartenenti alla rete Natura 2000. Le valutazioni depositate individuano inoltre misure di mitigazione e compensazione ambientale finalizzate a ridurre ulteriormente gli effetti dell'intervento.
Particolarmente articolata è anche la replica relativa alla presa a mare e al possibile impatto sulla dinamica costiera. Edison sostiene che l'opera non altererebbe in maniera significativa il trasporto dei sedimenti né gli equilibri geomorfologici della fascia litoranea interessata dal progetto.
La società rivendica inoltre il valore strategico dell'impianto nel quadro della transizione energetica nazionale. Secondo Edison, sistemi di accumulo come quello previsto a Favazzina saranno sempre più necessari per garantire la stabilità della rete elettrica e consentire una maggiore integrazione delle fonti rinnovabili, contribuendo agli obiettivi di decarbonizzazione fissati a livello nazionale ed europeo.
Accanto agli aspetti geologici emergono quelli ambientali. Le osservazioni presentate dai comitati richiamano la presenza della ZSC Costa Viola e Monte Sant'Elia, della ZSC Fondali di Scilla e della Zona di Protezione Speciale Costa Viola.
Secondo i contrari, il progetto potrebbe incidere su un contesto caratterizzato da elevato valore naturalistico e paesaggistico, oltre che da ecosistemi particolarmente delicati.
Edison replica sostenendo che gli studi effettuati escludano impatti significativi sugli habitat e che siano previste specifiche misure di mitigazione e compensazione ambientale.
Un altro tema emerso nel corso degli ultimi mesi riguarda il posizionamento delle istituzioni locali. I comitati hanno più volte chiesto agli enti e alle amministrazioni interessate di assumere una posizione chiara sul progetto e sul futuro del territorio.
Una richiesta che si inserisce in una riflessione più ampia sul modello di sviluppo della Costa Viola e sul rapporto tra grandi infrastrutture, tutela del paesaggio e vocazione turistica.
Secondo i promotori della mobilitazione, la questione non riguarda soltanto una centrale ma il futuro di un territorio che, negli anni, ha puntato sempre più sulla valorizzazione delle proprie risorse ambientali e paesaggistiche.
A oltre due anni dalla presentazione del progetto, il procedimento autorizzativo non è ancora giunto alla sua conclusione definitiva.
Sul tavolo restano le osservazioni dei comitati, le analisi prodotte dai professionisti incaricati dai cittadini, le controdeduzioni depositate da Edison e le richieste di approfondimento avanzate nel corso dell'istruttoria. Ma soprattutto restano attesi i pronunciamenti degli enti e delle istituzioni chiamati a esprimersi nell'ambito del procedimento.
È proprio questo uno degli aspetti che continua ad alimentare il dibattito sulla Costa Viola. Al netto delle prese di posizione individuali e delle dichiarazioni pubbliche, ad oggi non è ancora emerso in maniera definitiva e univoca quale sarà l'orientamento finale delle istituzioni coinvolte rispetto all'opera.
Mentre il confronto tra sostenitori e oppositori prosegue, il progetto Favazzina resta dunque sospeso tra valutazioni tecniche, scelte politiche e interrogativi sul futuro del territorio.
La questione, del resto, va oltre la realizzazione di una centrale di accumulo energetico. Riguarda il rapporto tra grandi infrastrutture e comunità locali, tra esigenze nazionali e specificità territoriali, tra la necessità di accelerare la transizione energetica e la volontà di preservare uno dei paesaggi più identitari dello Stretto.
Per questo la domanda che attraversa oggi la Costa Viola resta la stessa che accompagna il progetto sin dalla sua presentazione: quale sviluppo immaginare per questo territorio e quale ruolo dovrà avere nel futuro energetico del Paese?

