Lidi devastati, spiagge ridotte, pavimentazione dell’Arena danneggiata e colonne di Tresoldi inclinate: ecco lo scenario generato dai recenti eventi meteo estremi che hanno travolto anche la costa cittadina; ecco lo specchio dell’urgenza di adottare politiche di pianificazione responsabili e di accogliere nuovi modi di “abitare” la costa. Un impegno che la cittadinanza deve “pretendere” da chi si candiderà per guidare la città
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C’è chi si rimbocca le maniche per rimettere a posto quello che può, chi con tanto di ruspa interviene per rimuovere strutture pericolanti e completamente compromesse, per provvedere alla messa in sicurezza e salvare tutto il salvabile in vista di un’apertura che sarebbe stata ormai quasi prossima e che adesso potrebbe subire dei ritardi. La devastazione dei lidi sul lungomare basso di Reggio Calabria, che il recente ciclone Nils non ha risparmiato, è paradigmatica di una condizione che deve interrogare tutti, non solo i gestori di lidi e strutture balneari. Deve interrogarci su come convivere con il mare e su come vivere sul mare al cospetto di un’epoca climatica attuale e polarizzata su un riscaldamento globale anomalo e in forte aumento, causato dalle irresponsabili e reiterate attività umane negli ultimi 150 anni.
Le raccomandazioni, largamente disattese alle nostre latitudini, rivolte alla classe politica e dirigente, da studiosi e ricercatori affinché si governi il territorio attraverso il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, approvato del ministero dell’Ambiente già nel 2023, dovrebbero essere tema sempre più centrale specie in vista della campagna elettorale che porterà la città di Reggio, città sul mare e di mare, al voto in primavera per eleggere nuovi sindaco e consiglio comunale.
L’impatto del mare sulle città può essere devastante. È già stato devastante e lo sarà ancora. Il livello estremo degli eventi meteo che stanno colpendo oggi il Sud Italia non ci costringono fortunatamente a piangere vittime. Non ancora. Almeno non sulla terraferma perché la cronaca sta già testimoniando che vite umane vengono spezzate in mare aperto. Sono quelle dei migranti naufragati in mezzo alle tempeste.
Il livello estremo degli eventi meteo che stanno colpendo oggi il Sud Italia ci deve, però, costringere a vedere intorno a noi i tanti segni inequivocabili di un cambiamento di approccio che ormai non è più differibile.
Dobbiamo vederlo in quelle attività economiche distrutte a un passo dalla bella stagione, in quelle prospettive di lavoro sfumate, fortemente e improvvisamente ridimensionate o immiserite per tante famiglie, in quei sampietrini saltati in aria nell’arena Ciccio Franco, strappati dalla terra dove erano stati cementati dalla furia reiterata e implacabile della onde, in quelle colonne metalliche dell’opera di Tresoldi inclinate con veemenza tale da far apparire difficile ripararle questa volta. La cronaca quotidiana è piena di fatti tragici e disastri che denunciano quando siamo fuori tempo massimo e quanti e quali gravi danni siamo riusciti con la nostra irresponsabilità e ignavia a causare all’ambiente e al territorio.
In quella “passeggiata” in riva allo Stretto, nella parte bassa del lungomare, da lunedì interdetta per motivi di sicurezza. Un sacrificio temporaneo ma anch’esso deve farci riflettere su cosa sia necessario fare (e cambiare) per continuare a passeggiare accanto al mare ma nel modo in cui oggi questo sia possibile e sostenibile.
Il privilegio e la responsabilità della Città di mare
Dobbiamo essere pronti a immaginare la nostra città, che ha il privilegio ma anche la responsabilità di essere sul mare, in modo diverso da come l’abbiamo sempre vista ed acquisire modi viverla al passo (veloce) con i cambiamenti climatici in atto. Un modo che passa da pratiche e da politiche responsabili: dalla gestione dei rifiuti e dell’energia ai trasporti, dai consumi alle abitudini quotidiane, dalla creazione di spazi, specie a mare, sempre più verdi alla cementificazione rispettosa e razionalizzata in una visione complessiva che ci renda città di Mare e sul Mare, non nel modo al quale siamo avvezzi e che invece dobbiamo abbandonare e anche in fretta, ma, ancora una volta, nel modo in cui oggi ciò sia possibile e sostenibile.
I danni specchio dell’urgenza di un impegno
I danni che registriamo siano lo specchio dell’urgenza di adottare politiche di pianificazione responsabili e di accogliere nuovi modi di “abitare” le coste, senza assaltarle e violarle. Un impegno che la cittadinanza deve “pretendere” da chi si candiderà per guidare la città.
Domenica prossima (con appuntamento alle ore 10 all’arena Ciccio Franco) i volontari e le volontarie di Plastic Free saranno sul litorale cittadino, e in particolare sulla Via Marina bassa, per un nuovo evento di clean up della spiaggia, aperto a tutta la cittadinanza. Un’azione importante e decisiva, per stimolare la presa in carico collettiva rispetto alle conseguenze di cambiamenti climatici del cui livello di ostilità siamo stati e continuiamo a essere causa. Un’azione essenziale che tuttavia non può bastare.
Con la cittadinanza consapevole, occorre una classe dirigente, scelta da quella stessa cittadinanza, disposta allo studio per mettere in campo politiche adeguate e ormai indifferibili. Serve corresponsabilità senza ulteriori deleghe a chi verrà dopo ci cui invece dobbiamo avere cura oggi.
Il clima, per quanto ostile, ci sta avvisando: il futuro è già in atto nella misura in cui esso è e sarà sempre più dipendente da quanto oggi verrà non verrà compiuto.





























