Nel giorno in cui Reggio Calabria diventa il punto di approdo del Governo - dopo i sopralluoghi a Bova Marina, San Lorenzo e Melito Porto Salvo - sulla scena del passaggio devastante del ciclone Harry, la scena si sposta rapidamente dalle dichiarazioni di rito alla voce cruda dei territori.

Durante la visita del Vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, chiamato a incontrare il mondo produttivo colpito dall’emergenza, sono proprio i sindaci a riportare il dibattito con i piedi per terra, lì dove le ferite sono ancora aperte e le domande restano sospese.

Davanti ai rappresentanti del governo nazionale e regionale a prendere la parola è il sindaco di Melito Tito Nastasi, che mette subito sul tavolo il nodo che tiene svegli amministratori, imprenditori e famiglie: quanto tempo servirà per ricostruire e se le attività riusciranno davvero a ripartire. Perché, come ricorda, per i comuni della costa jonica il lungomare non è soltanto una passeggiata sul mare, è lavoro, stagioni turistiche, stipendi, sopravvivenza economica di migliaia di famiglie.

Nel suo intervento, Nastasi parte dal ringraziamento alla Regione Calabria per il supporto garantito nelle ore più difficili dell’emergenza, poi entra nel cuore della questione. «Vorrei capire effettivamente come noi Comuni andiamo a ricostruire il nostro lungomare, dove si vive per sei mesi l’anno, e come le attività produttive possono svilupparsi». Il riferimento è diretto ai tratti di costa devastati dal maltempo, infrastrutture che per centri come Melito Porto Salvo rappresentano la spina dorsale dell’economia stagionale.

Il sindaco non nasconde la preoccupazione per gli effetti sociali che potrebbero scaturire da un ritardo negli interventi. «C’è un rischio enorme che corriamo tutti, che si crei un’economia stagnante e che soprattutto si possa creare disoccupazione in un territorio che già paga dati pesanti». Una fotografia netta, che lega la tenuta delle imprese balneari, commerciali e turistiche al destino occupazionale di centinaia di famiglie.

Accanto all’urgenza dei ristori, Nastasi rilancia un tema che aveva già portato all’attenzione nazionale nei giorni della visita di Salvini nell’Area Grecanica: la necessità di interventi immediati per evitare il collasso del tessuto produttivo locale. Anche allora l’allarme era stato chiaro: senza aiuti rapidi, molte attività rischiano di non riaprire per la stagione estiva, con un effetto domino su reddito, lavoro e attrattività turistica.

Ma il sindaco di Melito Porto Salvo non si ferma all’emergenza. Davanti a Tajani chiede una visione stabile e di prospettiva, capace di andare oltre la gestione del danno. «Abbiamo bisogno di ripartire, ma di ripartire con tempi certi. Le risorse sono importanti, però serve capire anche con un piano strutturale come affrontare non solo la prossima emergenza, che mi auguro non arrivi, ma come mettere a terra un progetto che vada alla tutela delle coste e al contrasto del dissesto idrogeologico».

Qui emerge il quadro più ampio: i comuni costieri dell’Area Grecanica schiacciati tra erosione marina e fragilità delle aree interne, tra mare che avanza e montagne che cedono. «Siamo nella morsa, da una parte il mare e dall’altra il dissesto idrogeologico. Rischiamo di vedere i nostri paesi e le nostre economie scomparire», avverte Nastasi, collegando direttamente la sicurezza del territorio alla sopravvivenza delle comunità locali.

Una domanda di certezze, programmazione e responsabilità istituzionale. Perché senza risposte rapide e scelte strutturali, l’emergenza rischia di trasformarsi in una ferita destinata a restare aperta a lungo.