L’appuntamento andato in scena ieri tra la curva, la società e le istituzioni cittadine avrebbe dovuto rappresentare un punto di ripartenza chiaro, quasi un passaggio simbolico tra la stagione appena conclusa e quella che verrà. Eppure, a distanza di poche ore, la sensazione diffusa tra i tifosi è che da quell’incontro non siano emerse né certezze né messaggi realmente incisivi da parte della dirigenza, né tantomeno dal Comune. Non è chiaro, insomma, se qualcuno abbia davvero compreso la portata del momento, né se si sia percepita fino in fondo l’urgenza di costruire, questa volta per davvero, una squadra in grado di dominare il prossimo campionato di Serie D.

Ad oggi, la società continua a muoversi con una comunicazione che fatica a coinvolgere e a rassicurare il pubblico amaranto. E se da una parte ci si aspetta che le promesse di programmazione fatte nelle ultime settimane trovino finalmente riscontro in azioni concrete, dall’altra il tempo comincia a restringersi in vista dell’inizio del ritiro, fissato intorno al 20 luglio al Centro Sportivo Sant’Agata. È evidente che la tifoseria, che ancora una volta ha dimostrato attaccamento e disponibilità al dialogo, non potrà restare a lungo in attesa di segnali che continuano a tardare.

Sul piano tecnico, è inevitabile osservare che manca ancora la sostanza. Dopo settimane di voci e sondaggi, si attende ancora l’arrivo di almeno quattro elementi fondamentali: un attaccante di categoria, due esterni offensivi strutturati e un difensore centrale affidabile, che possa affiancare Girasole e rappresentare un’alternativa seria ad Adejo. Per quanto esperto, infatti, il difensore nigeriano non può reggere da solo l’intero peso del reparto per tutta la stagione. Sul fronte avanzato, la situazione legata ad Andrea Di Grazia rappresenta emblematicamente lo stallo in cui versa il mercato amaranto: una trattativa lunga, apparentemente ben avviata, che, sembrava potersi concludere a favore della Reggina. Eppure, anche qui, l’annuncio definitivo continua a mancare, come se qualcosa sfuggisse sempre nei momenti decisivi.

È su questi nomi, su queste figure chiave, che passa adesso la credibilità dell’intero progetto tecnico. Perché dopo una stagione vissuta tra mille difficoltà e conclusa con l’amaro in bocca, l’unico modo per riportare entusiasmo e partecipazione reale è dimostrare che si sta andando oltre le parole, mettendo finalmente insieme un organico che non lasci spazio ad ambiguità o rimpianti. Il ritiro si avvicina e con esso anche il momento in cui le scelte o le mancate scelte diventeranno inequivocabili.