Dopo mesi di attese e sollecitazioni da parte della nostra testata, la Garante Russo approda in Commissione speciale contro la ‘Ndrangheta. Al centro del confronto un nuovo documento programmatico per recidere i legami tra boss e territorio: il carcere diventi presidio di sicurezza pubblica
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Finalmente si riparte da dove la Garante aveva lavorato con ben due audizioni richieste lo scorso anno. Il prossimo 12 giugno, la Garante regionale delle persone private della libertà personale Giovanna Francesca Russo sarà ascoltata in audizione dalla Commissione speciale contro la ‘Ndrangheta del Consiglio regionale della Calabria. Come testata, abbiamo sollecitato questa convocazione per mesi supportando il pensiero della garante, nella convinzione che quando si parla di infiltrazioni mafiose e sicurezza, il tempo sia un fattore critico: non si può attendere oltre, perché ogni giorno di ritardo è uno spazio concesso alla criminalità organizzata per riorganizzarsi tra le mura dei penitenziari.
Il carcere come questione di sicurezza pubblica
Il punto di ripartenza fortemente voluto della Garante è netto: la sicurezza penitenziaria non è un fatto privato delle carceri, ma riguarda direttamente la sicurezza dell’intera collettività. Le recenti operazioni investigative hanno confermato un sospetto inquietante: i clan tentano in modo persistente di mantenere i collegamenti tra l’interno e l’esterno degli istituti.
In Calabria, i sequestri di decine di telefoni cellulari, droga e materiale illecito negli istituti di Rossano, Cosenza, Vibo e Reggio Calabria-Arghillà e altri istituti non sono più derubricabili a cronaca locale. Si tratta di un fenomeno sistemico che vede i detenuti, appartenenti a contesti di criminalità organizzata, impartire dal carcere direttive precise per attività estorsive e traffici di stupefacenti. Non sono episodi isolati, ma parte di un trend nazionale in crescita che vede ogni anno il sequestro di migliaia di dispositivi, considerevoli quantitativi di droga e centinaia di indagini.
Un documento programmatico per una nuova cultura della legalità
Durante l'audizione, la Garante depositerà un documento programmatico sull’Antimafia Penitenziaria, frutto di un lavoro intenso condotto nei suoi primi 16 mesi di mandato. L'obiettivo è ambizioso: cristallizzare una nuova cultura della legalità penitenziaria che veda il carcere come un "presidio strategico della sicurezza democratica" finalizzato alla protezione dei più deboli.
Questo piano non sarà un’iniziativa isolata, ma punta a coinvolgere la Magistratura tutta, le Procure, le Forze dell’ordine, l’Amministrazione Penitenziaria (Prap e Dap), il mondo accademico e le istituzioni competenti.
Calabria: laboratorio nazionale di contrasto
La proposta della Garante Russo punta a fare della Calabria il laboratorio nazionale per una nuova stagione di contrasto alle mafie. L’idea è quella di una politica che non sia solo "carceraria", ma di vera e propria sicurezza pubblica fondata su quattro pilastri: sicurezza, legalità, recupero delle persone e tutela della dignità umana.
L'obiettivo finale è chiaro: impedire alle organizzazioni criminali di esercitare potere dai luoghi di detenzione. Solo recidendo questi legami sarà possibile costruire percorsi di legalità capaci di restituire un futuro ai territori e alle nuove generazioni. La nostra battaglia per questa audizione era doverosa: ora la palla passa alle istituzioni affinché queste parole si trasformino in azioni concrete e immediate.

