Interpellati per dirimere controversie private o per un credito da saldare, anche da fuori Comune. Riferimento sul posto anche da fuori Calabria per reperire un appoggio per attività illecite. Impegnati a garantire posti di lavoro chiedendo un favore a un’altra consorteria mafiosa, a condizionare appalti imponendo ditte, forniture e commissioni di lavori anche fuori progetto, a intimidire e minacciare commercianti e amministratori e a pretendere di autorizzare la vendita di beni privati. “Autorevoli” al punto da riuscire a regole e leggi a loro voleri e interessi e da “punire” senza processo e rimpatriare forzatamente un operaio bulgaro.

La disamina delle condotte eseguita questa mattina in conferenza stampa, presso il comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria, dal procuratore capo della Repubblica Giuseppe Borrelli ha messo in evidenza come il gruppo criminale agisse come «un soggetto alternativo allo Stato esercitando sul territorio un totale controllo».

L’occasione è stata la conferenza stampa a seguito dell’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare a carico di dodici persone, sette in carcere e cinque ai domiciliari e tra queste anche un assessore comunale. Il sindaco, anche menzionato nella ricostruzione degli inquirenti, non è allo stato indagato. I reati contestati sono associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata, violenza privata aggravata, detenzione illegale di armi e detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.

«Nonostante l'assenza di provvedimento che riconoscesse l'autonomia di questo gruppo criminale le indagini invece hanno dimostrato come questo eserciti nel paese preaspromontano un controllo del territorio totale, sottoponendo a estorsioni gli operatori economici della zona, intrattenendo rapporti con altre consorterie mafiose, anche di primo piano e condizionando in modo significativo l'operatività e il funzionamento dell'ente comunale.

Il grado di penetrazione nel territorio emerge dal quadro ricostruito secondo il quale il gruppo criminale costituiva un soggetto alternativo allo Stato al quale i cittadini si rivolgevano per la risoluzione di vicende private. Un gruppo che esercitava sul territorio anche una vigilanza sull'andamento dell'ordine pubblico, impedendo per esempio, che venissero commessi dei reati.

Ad esempio, uno dei vertici dell'organizzazione interveniva per dirimere una controversia derivante dal mancato pagamento di una somma di circa 3mila euro al titolare di una sala scommesse. Egli veniva chiamato come arbitro di questa controversia.

In un altro caso i titolari della ditta di un altro Comune, viste l’autorevolezza della cosca e la sua influenza, si rivolgevano alla cosca per recuperare un credito. Sono emersi dei collegamenti con altri gruppi criminali in particolare con la cosca Piromalli ai quali gli indagati si rivolgevano per richiedere di favorire delle assunzioni presso il centro di distribuzione Amazon. Sono stati gli stessi Piromalli erano rivolti poi diciamo alla cosca per recuperare due quadricicli sottratti a due componenti della famiglia», ha spiegato il procuratore capo della Repubblica Giuseppe Borrelli.

Il campo di operatività del gruppo era diciamo estremamente variegato. Sono emersi anche palesi rapporti tra la cosca e l'imprenditoria. «Per esempio alcuni imprenditori pugliesi si erano rivolti alla ’ndrina per recuperare un capannone dove stoccare, dei rifiuti urbani, al fine di realizzare una truffa e farli smaltire a al Comune di Melicucco, fingendo diciamo il l'insolvenza e l'impossibilità di procedere allo smaltimento da parte del soggetto che avrebbe dovuto assumersene l'onere oppure lo scopo di trattenerli temporaneamente per poi farli condurre all'estero».

E poi ancora numerosissime estorsioni. «Tra i soggetti destinatari delle richieste estorsive, un'impresa aggiudicataria dell'appalto per il rifacimento del manto stradale della superstrada Ionio- Tirreno, nel tratto compreso nel comune di Melicucco, In questo caso veniva per esempio imposto il conferimento del bitume proveniente dalla scarifica dell'asfalto, un bene e appunto suscettivo di recuperi e di utilizzo, presso una ditta determinata. La ditta era già sottoposta a estorsione da parte di altro gruppo criminale operante nel medesimo comune, però la cosca interveniva e impartendo la chiara indicazione di non invadere il loro territorio.

Un ulteriore ipotesi estorsiva, per esempio si realizzava in occasione dei lavori di rifacimento della villetta della Madonnina che erano stati aggiudicati al a un imprenditore edile di Feroleto della Chiesa al quale veniva imposta la fornitura di sabbia o pietrisco estratto dalla cava gestita da un imprenditore, che è stato poi arrestato anche in quanto facente parte della cosca. Quindi non solo estorsioni concretantisi nella richiesta di somme denaro ma anche nella imposizione di forniture o di commesse.

Ancora un ulteriore estorsione si realizzava in quanto al proprietario di due supermercati veniva per esempio imposto di acquisire forniture di carne di un affine del capocosca. Questa è un'estorsione che ha anche dei caratteri di una certa drammaticità, perché il soggetto il titolare dei supermercati veniva ad un certo punto prelevato e portato al cospetto dei soggetti impositori della condotta estorsiva.

Poi ci sono altre condotte che riguardano il recupero crediti e il controllo della vendita dei terreni. Il venditore di un terreno, il quale aveva proceduto alla vendita senza la loro autorizzazione, veniva pesantemente malmenato».

Una delle contestazioni riguarda il condizionamento degli organi comunali. «Abbiamo ricostruito una pluralità di fatti. Per esempio il capo cosca decideva di aprire un caseificio all'interno di un fabbricato dove era precedentemente ubicato il caseificio gestito dal fratello che aveva cessato la propria attività, lasciando però insoluto un debito tributario nei confronti dell'amministrazione comunale. L’amministrazione comunale si opponeva all'apertura di questo caseificio sostenendo che la precedente licenza non avrebbe potuto cessare, fino a quando il debito non sarebbe stato evaso, non sarebbe stato adempiuto e che la precedente licenza gli impediva il rilascio di una nuova. Il nuovo caseificio, dunque, non avrebbe potuto essere aperto fino quando non sarebbe stato pagato il debito tributario preesistente.

La cosca convocava all'interno della propria masseria il sindaco di Melicucco per indurlo a sbloccare la situazione di stallo che si era venuta a creare. Nel corso del dialogo gli veniva prospettata dalla cosca l'incoerenza della tesi sostenuta dal Comune, poichè la conseguenza di un eventuale inadempimento del tributo avrebbe dovuto essere il ritiro della licenza e non invece, come sostenuto dal Comune, il mantenimento fino al saldo del debito. Di fronte delle iniziali resistenze del sindaco, i toni si erano inaspriti e il capo cosca dichiarava che l'atteggiamento ostruzionistico del Comune l'avrebbe costretto a uscire pazzo e a realizzare delle condotte irrazionali di tipo ritorsivo prospettate nei confronti del sindaco o del personale in servizio. A questo punto il sindaco specificava di essere disposto ad attivarsi per risolvere la questione che qualora non ci fosse riuscito avrebbe rassegnato le dimissioni. Poi successivamente si comprendeva dalle conversazioni intercettate che la problematica era in via di risoluzione e la questione effettivamente si concludeva in senso favorevole per la cosca attraverso il ritiro della licenza e quindi la cessazione dell'attività da parte dell'impresa preesistente.

Un ulteriore ipotesi di condizionamento degli enti comunali si verificava in occasione dell'appalto per rifacimento della pavimentazione di una piccola piazza di Melicucco, dove sostanzialmente un imprenditore legato all'organizzazione e colpito a misura cautelare, si doleva del fatto di non essere stato interpellato per l'aggiudicazione dell'appalto prima di concederlo ad un'impresa diversa. E l'Amministrazione gli rispondeva di non averlo interpellato proprio per lo scarso importo dei lavori e perché riteneva che questi non fossero per lui interessanti.

Un ulteriore vicenda riguardava l'errata esecuzione dei lavori di ripavimentazione di un tratto di suono pubblico, in corrispondenza dell'ingresso dell'abitazione di un cittadino di Melicucco che si lamentava di questa circostanza con un esponente di vertice del sodalizio che diceva che sarebbe immediatamente intervenuto, recandosi da un esponente dell'amministrazione per ammonirlo a rimediare senza indugio prospettando anche delle ritorsioni violente.

Cosa che è sortiva gli effetti in quanto l'assessore garantiva che si sarebbe attivato per effettuare un nuovo intervento per sistemare la situazione.

L’ipotesi più grave che abbiamo ricostruito è in concorso con un esponente dell'amministrazione ai danni di una ditta affidataria dei lavori di rifacimento del manto stradale della strada provinciale 5 in vista della tappa per la competizione ciclistica del Giro d'Italia, appunto in programma a Melicucco. L'imprenditore, indagato e legato alla cosca, venuto a sapere che era stato commissionato quel lavoro coglieva l'occasione per imporre alla ditta esecutrice dei lavori di estendere i lavori di rifacimento a un tratto stradale, non incluso nel progetto appaltato, per arrivare alla sua abitazione. Parlava appunto con l'amministratore, ipotizzando cosa dovesse avvenire nel caso in cui l'appaltatore non avesse aderito alle sue richieste e questi appunto, diceva che, qualora ciò si fosse verificato avrebbe provveduto lui stesso a addomesticare il titolare della ditta appaltatrice per estendere i lavori anche al tratto non incluso nel progetto.

Questo assenso dell'esponente dell'amministrazione comunale veniva speso durante la richiesta estorsiva e successivamente lo stesso esponente dell'amministrazione si recava presso il cantiere, chiedendo al titolare della ditta di estendere i lavori di rifacimento del manto stradale fino alle adiacenze dell'abitazione dell'esponente dell'associazione interessato e anziché spendere la propria qualifica esponente dell'amministrazione, spendeva il nome dello stesso soggetto interessato alludendo alla sua caratura mafiosa. Ovviamente poi il tratto veniva realizzato e la vicenda si concludeva positivamente per la cosca.

Sotto il profilo, appunto del ricorso alla capacità di intimidazione, ricostruiti particolari episodi di inaudita violenza. Per esempio un operaio bulgaro accusato di introdursi all'interno dell'abitazione di una famiglia melicucchese, quindi questo veniva “convocato” e veniva addirittura percosso e poi costretto a ritornare nel paese di origine, venendo accompagnato fino alla stazione del pullman».

I riflessi della riforma Cartabia

«C’è da dire che una parte dei reati che sono stati accertati non ha formato oggetto di contestazione in quanto sono stati commessi immediatamente dopo l'entrata in vigore della riforma Cartabia che aveva assoggettato al regime della procedibilità a querela una serie di condotte tra le quali, per esempio il sequestro di persona non aggravato evidentemente dai fini dell’estorsione. quindi Successivamente come voi, forse ricorderete, diciamo intervenute una modifica della Cartabia che escludeva dal regime della procedibilità querela i reati aggravati dal metodo o dalla finalità di agevolazione mafiosa, però essendo stati reati commessi nel periodo intermedio non hanno potuto diciamo essere contestate. Tra queste, per esempio il sequestro di persona dell'operaio bulgaro».

Alla fine la sottolineatura essenziale. «Trattasi di prospettazioni della procura, condivise dal gip, ma il procedimento si trova evidentemente in una fase investigativa preliminare, quindi sottoposto non solo a impugnazione cautelare ma poi anche al vaglio dibattimentale. Gli imputati vanno considerati innocenti fino a sentenza definitiva di condanna».