Un fortino. Così è stata descritta Arghillà dagli inquirenti: un luogo franco, abbandonato da Dio e dagli uomini verrebbe da dire. Un posto in cui tutto è lecito e resta impunito. Ma non per l’Arma che con i potenti e innovativi mezzi a sua disposizione ha potuto documentare, sentire, vedere, registrare i movimenti di una vera e propria rete criminale dedita ai furti d’auto. Francesco Severi, Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Reggio, ha ricordato che ci sono solo due strade di accesso a questa sorta di fortino, che ha tutte le carte in regola per diventare la base di un sodalizio criminale come quello appena sgominato.

«Siamo partiti nell’ottobre del 2024, quando con un monitoraggio telematico siamo finalmente stati in grado di poter avere un occhio all'interno di quell’area. Questo monitoraggio telematico è cresciuto nel tempo, e una volta che siamo riusciti ad unire il monitoraggio telefonico, quindi attraverso attività tecniche che siamo stati in grado di realizzare, a quel punto abbiamo avuto, come dire, una tavola, e siamo riusciti a dipingere in maniera quanto più possibile precisa che cosa avveniva dentro quel quartiere».

Si parte dal furto del veicolo, per poi passare o alla sua restituzione attraverso il metodo del “cavallo di ritorno” al legittimo proprietario, oppure, e questa era la scelta più frequente rilevata dai militari, lo smaltimento, la cannibalizzazione dell'automobile, per poi rivendere i pezzi attraverso vari canali: ai singoli cittadini, ma anche a titolari di negozi di autoricambi e finanche rivendita di pezzi su commissione. «Si è creata una catena che fruttava tanto e consentiva al gruppo di disporre degli introiti che venivano continuamente distribuiti e reinvestiti».

Due invece gli aspetti messi in luce dalla Sostituta Chiara Greco, in forza alla Procura di Reggio: da una parte il fatto che l'attività di furto, cannibalizzazione e smaltimento fosse l'attività lavorativa principale degli indagati, e che quindi rappresentasse anche per i loro sodali una vera e propria occupazione, operando quotidianamente, in periodi anche festivi, e anche di notte. «Il secondo aspetto particolarmente interessante e preoccupante di questa indagine – ha sottolineato Greco - è il fatto che i cittadini di Reggio Calabria e della provincia riconoscano Arghillà come il centro nevralgico di queste attività illecite, tanto che quando un veicolo viene sottratto, le persone offese si rivolgono immediatamente ad Arghillà per cercare di averlo restituito e si presentano già con un prezzo eventualmente da corrispondere». Ma non solo. Oltre ad una delle vecchie pratiche conosciutissime in città, la Greco fa notare che è ancora più preoccupante, quando sono gli stessi imprenditori del settore a rivolgersi a questi soggetti che «sono consapevoli che se vogliono acquistare pezzi di ricambio a costo inferiore si possono rivolgere alla comunità di Arghillà, tanto che nel corso delle indagini sono stati monitorati, grazie alle telecamere, più imprenditori del settore che si rivolgevano agli indagati per ottenere pezzi di ricambio, e questo è particolarmente grave perché va a falsare il gioco della concorrenza. Significa che tutti gli imprenditori che invece operano in maniera lecita perché non si rivolgono ai ricettatori ma acquistano i prezzi di ricambio nel mercato legale, non sono in grado di competere con chi invece si rivolge ai ricettatori ed è in grado di offrire prezzi molto più bassi».

E non a caso alcuni di questi “titolari” furbetti, anche nei confronti del cittadino che poi paga per il pezzo sostituito nell’auto, sono ora sotto la lente degli inquirenti.

Anche per questo, come di consueto senza peli sulla lingua, il pm Stefano Musolino non le ha mandate a dire. «Aghillà è prima di tutto un problema sociale, poi anche un problema criminale. E la Procura di Reggio Calabria si è presa cura di questo territorio. Lo ha fatto con gli strumenti che abbiamo, noi non possiamo risanare socialmente Aghillà, è il compito di altre istituzioni. Quello che possiamo fare è provare a garantire legalità in un territorio che invece è fortemente permeato da illegalità. La prima cosa che abbiamo fatto, come ha ben detto prima il Capitano Severi, è garantire un monitoraggio di quel territorio che è completamente abbandonato». Musolino ha voluto ricordare che in passato ci sono state delle scelte, «che hanno portato a sommare in quel territorio tutta una comunità che invece prima era diversamente diffusa sul territorio. Questa concentrazione ha generato marginalità sociale, e ha di fatto generato un sistema criminale».

Musolino interroga sì le istituzioni, ma non risparmia i cittadini. «È facile prendersela con questa comunità che vive di illegalità, però c'è qualcuno che se li compra i pezzi di ricambio. Questo è un mercato che si alimenta soltanto se qualcuno va a comprare. Quindi il disprezzo, il discredito che viene riservato alla comunità di Arghillà per via di questa sua attitudine a consumare questi crimini deve anche essere letto insieme a una valutazione di chi poi alimenta questi circuiti attraverso l'acquisto di questi pezzi di ricambio».

Il Procuratore aggiunto ricorda che – tra armi e droga - si tratta del quarto intervento sui vasta scala ad Arghillà, «però è evidente che c'è un problema sociale rispetto al quale altre istituzioni devono intervenire. Se questo problema si vuole risolvere è perché quello che possiamo fare noi è soltanto repressione ed è evidentemente insufficiente. Come non sono sufficienti, lo dico con grande rispetto per chi ci lavora, i vari focus ‘ndrangheta che si fanno, nei quali praticamente si fanno statistiche giudiziali arrestando persone per furto di energia elettrica o occupazione di immobili, cose che esprimono a mio giudizio invece proprio la distanza dello Stato rispetto ai problemi delle persone. Il tentativo che abbiamo fatto e che continueremo a fare, perché Arghillà continuerà a essere un territorio di cui la Procura di Reggio Calabria si prende particolarmente cura, è continuare questo monitoraggio, non sospendere questa capacità che abbiamo avuto di controllare questo territorio».

Non basta. Musolino è un fiume in piena, anche quando sottolinea il concetto che ad Arghillà c’è un'autentica emergenza sociale che riguarda tantissime persone, «le più povere in particolare, che non hanno altri posti dove vivere e sono costretti a vivere in un territorio in cui devono subire violenze, oppressioni, forza di intimidazione che deriva da questi soggetti che vivono stabilmente col crimine, che sono al centro della nostra attenzione. Ripristinare legalità ad Argillà è una scommessa che come procuratore della Repubblica di Reggio Calabria abbiamo assunto, che sappiamo però non possiamo costruire da soli».