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«Aveva il volto stravolto, tremava. Non era lui. Avevo paura che potesse colpire anche me». È uno dei passaggi più forti della deposizione resa da Nors Man Lapaz, madre di Mark Samson, il 23enne accusato di aver ucciso a coltellate Ilaria Sula e di averne occultato il corpo. La donna, ascoltata il 7 aprile, è a sua volta indagata per concorso nell’occultamento del cadavere.
Secondo quanto emerso, sarebbe stata proprio lei a trovarsi di fronte al figlio subito dopo il delitto. «Gli tremavano le mani. Continuava a ripetere che non mangiava, non dormiva… sembrava invasato», ha raccontato. Poi ha aggiunto: «Ho visto una ragazza a terra, ho capito subito. Gli ho chiesto: “Che hai fatto?” E lui mi ha risposto in filippino: “Se non lo facevo io, lo faceva lei con me”».
La Procura ritiene che la madre non si sia limitata a scoprire quanto accaduto, ma che abbia avuto un ruolo attivo nel cercare di coprire il crimine, aiutando il figlio a ripulire la scena e a disfarsi del corpo della giovane, abbandonato in una valigia tra i boschi di Capranica Prenestina, a quaranta chilometri da Roma.
Nel suo racconto, la donna riferisce di aver sentito una lite violenta tra i due all’interno dell’appartamento. «Non li avevo mai sentiti parlare così. Di solito con noi sono riservati, abbassano la voce», ha detto. Preoccupata, si era avvicinata alla stanza, ma il figlio le avrebbe impedito di entrare: «Mi ha detto di non avvicinarmi».
Poco dopo, il dettaglio che per gli inquirenti appare decisivo: «Mi ha chiesto se in casa c’era una valigia abbastanza grande».
Un elemento che, unito alla ricostruzione degli investigatori e ai rilievi tecnici, rafforza l’ipotesi che la madre non solo fosse a conoscenza dell’omicidio, ma abbia anche aiutato il figlio a nasconderne le tracce.

