La donna assistita dall’avvocato Marco Ielo. La questione giuridica sollevata dal legale reggino ha riguardato la distinzione fondamentale tra il prelievo indebito effettuato direttamente sulla rete pubblica e quello avvenuto a valle di un dispositivo di misurazione privato.
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La Corte di Cassazione ha accolto la tesi difensiva sostenuta nel ricorso depositato dall'Avvocato Marco Ielo nell'interesse di una propria assistita. Al centro della vicenda giudiziaria vi era la contestazione dell’aggravante dell’esposizione alla pubblica fede, prevista dall’articolo 625 n. 7 del Codice Penale, che il Supremo Collegio ha tuttavia escluso, ribaltando l'orientamento seguito nei precedenti gradi di giudizio svoltisi presso il Tribunale e la Corte d'Appello del capoluogo reggino. La questione giuridica sollevata dal legale reggino ha riguardato la distinzione fondamentale tra il prelievo indebito effettuato direttamente sulla rete pubblica e quello avvenuto a valle di un dispositivo di misurazione privato.
Il ricorso, fondato sulla violazione di legge sostanziale per erronea applicazione della norma penale, ha messo in luce come l’aggravante in questione non possa sussistere nel momento in cui l'allaccio abusivo non interessi la rete di distribuzione generale, ma un contatore già assegnato alla sfera privata dell’utente.
L'avvocato Ielo ha infatti argomentato come, nel caso di specie, la condotta non potesse essere considerata aggravata dall'esposizione alla pubblica fede proprio per la collocazione fisica e giuridica del punto di prelievo. Nelle motivazioni del ricorso, il difensore ha testualmente evidenziato che "...l'energia era già transitata attraverso un contatore privato e destinata all'uso domestico", specificando ulteriormente che "...la 'traditio' dell'energia si perfeziona con il passaggio attraverso il contatore, momento in cui essa entra nella sfera giuridica del consumatore".
La Suprema Corte ha dunque riconosciuto la fondatezza del motivo di ricorso, escludendo che il prelievo da un contatore privato possa configurare quella particolare vulnerabilità del bene che giustifica l'inasprimento della pena previsto dall'articolo 625, n. 7 c.p.. L'avvocato Marco Ielo ha espresso profonda soddisfazione per il risultato raggiunto, sottolineando come la pronuncia del Supremo Collegio restituisca giustizia alla posizione della propria cliente e faccia chiarezza su un aspetto tecnico-giuridico di rilievo per la corretta applicazione e interpretazione della fattispecie di furto di energia elettrica.

