La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha assolto con formula piena perché il fatto non sussiste l’ex carabiniere Giovanni Percolla, accusato di violenza sessuale aggravata, lesioni personali aggravate e violenza privata e condannato in primo grado in abbreviato dal Gup di Locri a 4 anni e 4 mesi di carcere.

Il collegio giudicante, presieduto da Daniele Cappuccio (a latere Giovanna Sergi e Laura Palermo) ha accolto in toto le tesi del pool difensivo, composto dalle avvocatesse Patrizia Morello e Caterina Fuda. La svolta nel procedimento è arrivata a seguito di una decisiva e articolata attività istruttoria, arricchita da accertamenti tecnici e consulenze, ma soprattutto grazie alla scelta dei giudici di piazza Castello di disporre la rinnovazione del dibattimento, ritenendo necessario procedere a un nuovo e diretto esame della persona offesa.

Proprio l’escussione della presunta vittima si è rivelata il punto di svolta del processo d'appello: il confronto in aula ha fatto emergere, secondo quanto si apprende, un’oggettiva incompatibilità tra il quadro accusatorio iniziale e gli elementi di prova raccolti, minando alla base la credibilità della denunciante e portando i giudici a escludere che i reati contestati fossero mai avvenuti.

Una sentenza che mette fine a un lungo calvario giudiziario per l'ex militare, che fino al momento del verdetto si trovava sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, subito revocata. Percolla, che nel corso degli anni di servizio nell’Arma si era distinto ricevendo encomi e numerosi riconoscimenti professionali, vede così riabilitata la propria figura. «La decisione della Corte d’Appello – commentano i difensori – restituisce finalmente al nostro assistito la libertà e, soprattutto, la verità».