Un grande impianto logistico di portata internazionale, come il centro di distribuzione Amazon allestito nell'area portuale di Gioia Tauro, rappresenta sulla carta una straordinaria opportunità di riscatto economico e occupazionale per un territorio storicamente affamato di lavoro. Tuttavia, come emerge drammaticamente dalle carte dell'ordinanza di custodia cautelare e dalle risultanze dell'inchiesta condotta dalla DDA di Reggio Calabria e dai Carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro, la 'ndrangheta tenta sistematicamente di trasformare anche i grandi investimenti privati in un terreno di conquista e di baratto mafioso.

L'asse con i Piromalli e la consegna del curriculum

Come si legge negli atti dell'operazione, la consorteria di Melicucco guidata dalla famiglia Costa ha stretto un solido rapporto di mutua assistenza con la storica cosca Piromalli di Gioia Tauro. Oggetto della trattativa non erano soltanto le consuete dinamiche criminali, ma l'ingerenza diretta sulle assunzioni all'interno del nascente hub logistico.

Come sostengono gli inquirenti, "Angelo" Costa, accompagnato da Dario Varamo, si sarebbe recato di persona presso il capannone di Antonio Zito, detto "u Palisi", considerato dagli investigatori elemento di vertice dei Piromalli e uomo di fiducia del boss Giuseppe Piromalli "facciazza", per portargli a mano il curriculum vitae del nipote acquisito. L'obiettivo dichiarato era quello di ottenerne l'ingaggio presso la struttura Amazon in fase di allestimento.

L'intercettazione: la raccomandazione mafiosa come moneta di scambio

Come si legge dalle carte dell'operazione, le cimici degli investigatori hanno captato il dialogo diretto tra Angelo Costa e il referente dei Piromalli, evidenziando come la cosca gioiese vantasse un'influenza mafiosa specifica sul cantiere del centro di distribuzione. Nella conversazione trascritta dagli inquirenti, Costa spiegava a Zito: "Sapete per cosa sono venuto a trovarvi? ..per quel nipote mio che sembra che lo prendo in giro quanto é vero Dio.. io mi sono dimenticato di portare anche il curriculum l' altra volta...".

Zito rispondeva confermando la precedente richiesta ("Si, te lo avevo detto io, mi portavi il curriculum..."), prendendo in consegna il documento. In cambio dell'intercessione per il posto di lavoro, come sottolineano gli investigatori, gli esponenti di Melicucco si mettevano a completa disposizione dei Piromalli, arrivando ad attivarsi sul proprio territorio per ritrovare e restituire due quadricicli rubati che appartenenti alla famiglia gioiese avevano smarrito.

Così la 'ndrangheta impedisce il riscatto del territorio

L'episodio del centro Amazon rappresenta, secondo la ricostruzione giudiziaria, l'ennesima dimostrazione di come il potere mafioso imbrigli lo sviluppo della Calabria. Come dichiarato dal Procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Borrelli, la 'ndrangheta agisce sul territorio come un vero e proprio «soggetto alternativo allo Stato».

Imponendo il canale della "raccomandazione" mafiosa per accedere a un posto di lavoro, i clan privano i giovani e i disoccupati della possibilità di competere con criteri trasparenti e meritocratici. In questo modo, l'insediamento di una multinazionale, che potrebbe rappresentare una leva di emancipazione e crescita per l'intera regione, viene piegato alla logica del consenso e del controllo sociale, scoraggiando ulteriori investimenti e soffocando ogni prospettiva di sviluppo autonomo.

La cappa del silenzio

Come rilevato dai vertici dell'Arma e della Procura, anche in questo caso i fatti sono stati ricostruiti esclusivamente attraverso attività tecniche, intercettazioni e appostamenti: da parte di cittadini, lavoratori o imprenditori non è giunta alcuna denuncia. Un dato che confermando l'asfissiante forza intimidatrice esercitata dalle cosche sul tessuto sociale.

Si precisa che l'indagine si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e che, nei confronti di tutti i soggetti coinvolti, vale la presunzione di innocenza fino a un'eventuale sentenza definitiva di condanna.