Lo scontro sui manifesti in tribunale sulla contestata affissione davanti alle aule di giustizia anima il dibattito sulla riforma
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I manifesti Anm nei corridoi del tribunale di Reggio Calabria
È polemica a Reggio Calabria dopo l’apposizione, all’interno del Tribunale, di alcuni grandi manifesti relativi alla campagna referendaria promossa dal Comitato “Giusto dire no” sulla riforma costituzionale della magistratura. L’iniziativa ha suscitato la dura reazione dell’Ordine degli Avvocati e della Camera penale, che contestano soprattutto la collocazione dei cartelli all’ingresso delle aule di udienza. Una campagna referendaria quella reggina senza sosta che ha meritato, addirittura, la ribalta nazionale.
La posizione del Comitato: «Autorizzati e nel rispetto del contraddittorio»
A spiegare le ragioni dell’iniziativa è stata il pm Chiara Greco, magistrato in servizio presso la Procura reggina e componente del Comitato.
«La campagna del Comitato referendario si è basata su dieci punti, cioè dieci motivi per cui è giusto dire no», ha chiarito Greco, ricordando che i contenuti sono stati diffusi attraverso volantini, post sui social e materiali informativi realizzati con fondi autosostenuti. Tra questi, anche roll up alti circa due metri, utilizzati durante gli eventi pubblici.
Terminati gli appuntamenti, il Comitato ha deciso di rendere disponibili i manifesti alla cittadinanza che frequenta gli uffici giudiziari. «Abbiamo chiesto l’autorizzazione sia al Procuratore della Repubblica sia alla Presidente del Tribunale per poter affiggere questi manifesti. Entrambi ci hanno autorizzato», ha sottolineato Greco, precisando che i roll-up sono stati collocati prima in Procura e poi negli spazi del Tribunale.
Alle accuse di aver “profanato” un luogo istituzionale con idee politiche, il magistrato replica con fermezza: «In Tribunale sono affissi anche i motivi per cui bisognerebbe votare sì, affissi dalle Camere Penali, quindi il contraddittorio è perfettamente rispettato».
La differenza nelle dimensioni dei manifesti, secondo Greco, dipende esclusivamente da una scelta organizzativa: «Le Camere Penali hanno optato per manifesti più piccoli, noi per manifesti più grandi».
Infine, la pm respinge l’accusa di politicizzazione degli spazi giudiziari: «Non è una battaglia politica, è una battaglia a tutela della Costituzione e di quello che riteniamo sia il modo corretto di far funzionare la giustizia. Portare avanti queste idee in un luogo di giustizia non significa profanarlo, ma vivere la giustizia a tutto tondo».
La replica della Camera penale: «Il problema è la collocazione»
Di diverso avviso il vicepresidente della Camera penale di Reggio Calabria, l’avvocato Pasquale Foti, che chiarisce come la contestazione non riguardi il merito delle opinioni espresse.
«Non ci interessava mettere in discussione quei manifesti, né fare la gara a chi li ha più grandi», ha spiegato Foti. «La nostra presa di posizione riguarda il fatto che quei manifesti sono stati apposti davanti all’ingresso delle aule di giustizia».
Secondo la Camera penale, la collocazione dei roll-up rischia di influenzare i cittadini in un momento particolarmente delicato: «Ogni cittadino entra già condizionato dal fatto che sta entrando per essere giudicato o per tutelare un proprio diritto. Quel manifesto, messo lì alla sua destra quando entra, in qualche modo lo condiziona».
Foti ribadisce che la questione non è una contrapposizione tra favorevoli e contrari alla riforma, ma una questione di opportunità istituzionale: «L’area destinata agli ingressi delle aule dove si celebra il processo è il luogo in cui si amministra la giustizia e non si deve fare politica, né informazione di parte».
La Camera penale, ha aggiunto, ha chiesto autorizzazione per collocare i propri materiali soltanto in prossimità degli ascensori e in formato ridotto, evitando gli accessi alle aule.
Una tensione che riflette il dibattito nazionale
La vicenda reggina si inserisce in un clima già acceso attorno alla riforma della magistratura e al relativo referendum. Da un lato, chi rivendica il diritto di informare anche nei luoghi simbolo della giustizia; dall’altro, chi invoca la neutralità assoluta degli spazi in cui si celebra il processo.
Al momento, la polemica resta aperta e potrebbe tradursi in ulteriori richieste di regolamentazione sull’utilizzo degli spazi interni al Palazzo di giustizia. Intanto, a Reggio Calabria il confronto si è spostato anche sui social, segno di un dibattito che va ben oltre i corridoi del Tribunale.

