Quando l’acqua si è ritirata e il vento ha iniziato a perdere forza, sulla costa jonica reggina è rimasto il silenzio pesante delle emergenze appena consumate. Un silenzio rotto solo dal rumore dei mezzi in movimento e dalle prime verifiche sul territorio. Il ciclone Harry ha lasciato dietro di sé una scia di distruzione che ora prende forma nei numeri, nei crolli, nelle strade interrotte e nelle infrastrutture danneggiate. È il momento più complesso dell’emergenza: quello in cui il disastro smette di essere cronaca in tempo reale e diventa realtà quotidiana con cui fare i conti.

L’Area Grecanica, bella e fragile, è stata una delle zone più colpite dal cataclisma. Ad emergere con forza, al fianco delle dirimpettaie Bova Marina, San Lorenzo e Melito, il caso di Condofuri, dove il fronte mare è rimasto praticamente inaccessibile fino ad oggi. Scene da Armageddon. Il tratto litoraneo presenta i segni più evidenti della violenza della mareggiata: è stato praticamente distrutto il campo sportivo affacciato sul lungomare, che risulta tutt’ora impraticabile, e un tratto del collettore fognario diretto al depuratore è stato divelto, aprendo una criticità ambientale e sanitaria che richiede interventi urgenti. A questo si aggiunge il blocco della viabilità litoranea verso località Straci, sul lato ovest, e verso il Boschetto, sul lato est, con intere porzioni del territorio costiero e case estive rimaste isolate.

Dalla costa all’entroterra, l’Area Grecanica e la Locride fanno i conti con i danni del ciclone Harry. Lungomari devastati, stabilimenti balneari distrutti e collegamenti interrotti. Danni estesi anche per la cittadina di Condofuri.

Il colpo non si è fermato alla linea di costa. Nell’entroterra la situazione resta complessa: durante la fase di emergenza una frana ha causato l’isolamento temporaneo di Condofuri centro, mentre la ex strada provinciale continua a presentare limitazioni alla circolazione a causa di smottamenti sparsi lungo il tracciato. Criticità analoghe si registrano sulla strada che conduce a Gallicianò, dove persistono condizioni di instabilità che rendono necessario un monitoraggio continuo.

Particolarmente pesante anche l’impatto sul comparto agricolo. L’ingrossamento della fiumara Amendolea ha compromesso le strade di Vadicamo e Monaca, arterie fondamentali per l’accesso agli agrumeti. Una situazione che ha prodotto danni diretti alle imprese agricole e ai piccoli produttori, già provati da un’annata complessa. Smottamenti e cedimenti si segnalano inoltre lungo le strade che portano a Pietra, Saracina, Barone Muccari e Grotte, oltre al tratto verso la frazione Amendolea, ampliando il perimetro delle criticità infrastrutturali.

Sul fronte costiero, oltre ai danni strutturali, emergono anche le ferite economiche. Gli stabilimenti balneari hanno subito danni ingenti, con strutture divelte, arredi trascinati via dal mare, pedane e recinzioni distrutte dalla forza delle onde. Un colpo durissimo per un settore che rappresenta una delle principali leve turistiche dell’area e che ora si trova davanti a una stagione compromessa ancor prima di iniziare, tra costi di ripristino elevatissimi e tempi tecnici incerti.

Per Condofuri e per l’intera area grecanica si apre una stagione di interventi urgenti, di progettazione delle opere di messa in sicurezza e di ricerca delle risorse necessarie per riparare ferite che non sono solo materiali. Strade, reti fognarie, lungomari e strutture turistiche dovranno essere ripensati con criteri di maggiore resilienza, perché quanto accaduto ha mostrato, ancora una volta, la fragilità strutturale di un territorio esposto e vulnerabile.

La tempesta ha lasciato macerie e paura, ma anche una responsabilità che non può essere rinviata: trasformare l’emergenza in occasione di ricostruzione vera, non soltanto di riparazione provvisoria. Condofuri, come il resto dell’Area Grecanica, oggi misura il peso dei danni. Da domani dovrà misurare la forza della risposta.