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Partiamo da una delle foto più condivise: gli “amici” Andrea Beretta, Antonio Bellocco e Marco Ferdico posano in un gruppo più ampio al termine di una partita di calcetto. È uno degli scatti simbolici di questa storia che illumina gli affari ultrà criminali mandati avanti all’ombra della ’ndrangheta. Beretta, che poche ore dopo ucciderà Bellocco con 21 coltellate, nell’immagine se ne sta ai margini: quella sera «si è dimostrato freddo con tutti, molto attento a ciò che faceva e diceva e, soprattutto, si è allontanato dal luogo senza fare la doccia».
Il virgolettato appartiene a Daniel D’Alessandro, altro tifoso dell’Inter di origini calabresi. D’Alessandro ha un ruolo chiave in quei giorni. Sarebbe sua la soffiata che rivela a Beretta il progetto di Bellocco e Marco Ferdico: uccidere il capo ultrà per mettere le mani sul business del merchandising interista. Forse per questo Beretta sta sulle sue e non si ferma con gli amici dopo la partitella.
L’omicidio di Beretta rinviato per una perquisizione a Bellocco
In quel momento – siamo ai primi di settembre 2024 – l’omicidio di Andrea Beretta è già stato deciso. Il progetto prende corpo a luglio, quando Bellocco convoca Beretta in un box per discutere dei profitti del merchandising dell’Inter: quelli gestiti dalla Curva Nord non sarebbero stati spartiti in maniera equa. Il rampollo di ’ndrangheta ha il dubbio che il socio faccia la cresta sui guadagni.

