Può sembrare una storia minima quella che arriva da Polistena, ma forse non lo è. Soprattutto in questo particolare contesto storico in cui il Governo ha approvato un decreto sicurezza che secondo molti rischia di comprimere moltissimo gli spazi di partecipazione democratica dei cittadini, che sono uno dei pilastri fondanti della nostra Carta costituzionale. Il decreto prevede fattispecie come il Daspo urbano, il divieto di partecipazione a manifestazioni, l’inasprimento delle pene per manifestazioni non autorizzate e molto altro ancora. Un decreto che ha già dispiegato i suoi effetti con il fermo preventivo a Roma di 91 anarchici che volevano partecipare alla commemorazione di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, i due militanti morti lo scorso 19 marzo nella capitale mentre stavano fabbricando un ordigno. 

L’Asp di Reggio Calabria ha intrapreso però un’altra strada rispetto alle costanti proteste del comitato spontaneo di tutela della Salute di Polistena. Il comitato è composto da quei cittadini che hanno organizzato sit in davanti l’ospedale di Polistena nel dicembre scorso per scongiurare la chiusura per carenza di personale, del reparto di Anestesia e Rianimazione che avrebbe significato il blocco di gran parte delle attività ospedaliere. La manifestazione ebbe un grande successo, visto che dopo qualche giorno il consiglio regionale si riuniva per approvare una legge regionale che prevede la possibilità di richiamare in servizio i medici in pensione.

Ma l’Asp di Reggio, evidentemente, non gradisce l’attività del comitato. Così quando il comitato, ha inviato all’azienda sanitaria una diffida sottoscritta da 2400 cittadini sull’attivazione di alcuni servizi, invitando i vertici a rispondere entro trenta giorni la direzione generale ha risposto con il codice penale in mano.

Sì, proprio così. La replica è arrivata sotto forma di una lunga lettera, composta da diciassette pagine, dove il direttore generale Lucia Di Furia e quello amministrativo, Maddalena Berardi, elencano cosa hanno fatto per migliorare i servizi sanitari sul territorio partendo dalla situazione che hanno trovato nel 2022. Nelle pagine vengono riportati grafici e tabelle, compresi i dati Agenas del 2024 che esprimono una valutazione positiva sulla crescita aziendale.

Fin qui tutto regolare. Il problema però arriva all’ultima pagina dove le manager scrivono che le condotte del comitato “configurano in modo pacifico il reato di cui all’art. 368 c.p.”. Si tratta dell’articolo del codice penale che disciplina il reato di calunnia, che si verifica quando qualcuno, con denuncia, querela o simulando prove, incolpa di un reato una persona che sa essere innocente davanti all'autorità giudiziaria. È un reato punito con la reclusione da 2 a 6 anni.

La Di Furia e la Berardi nella loro missiva scrivono che la calunnia ci sta tutta visto che il comitato ha inviato la sua diffida anche alla Procura della Repubblica di Palmi. Non solo aggiungono che i numerosi articoli di stampa diffusi dal comitato “contengono propalazioni diffamatorie tese a screditare l’attività aziendale” e che “stanno ingenerando un allarme generalizzato nella cittadinanza”. La missiva è stata inviata al Procuratore capo della Repubblica di Palmi, Emanuele Crescenti, al commissario ad acta alla sanità, Roberto Occhiuto, al Prefetto di Reggio Calabria, Clara Vaccaro e per conoscenza alla presidente del comitato, Marina Valensise.

Possibile che una protesta di un comitato civico debba finire al codice penale? Eppure la nota del comitato è stata firmata da 2400 persone, compreso il sindaco di Polistena, Michele Tripodi. Adesso non vogliamo scomodare Beppe Grillo quando diceva che politici e manager pubblici sono suoi dipendenti perché pagati con i soldi delle tasse. Però ci pare che la reazione dell’Asp sia un tantino fuori le righe. In fondo il comitato è in piazza per reclamare diritti, non per attaccare alcuno. O nemmeno questo si può fare senza correre il rischio di essere denunciati? L’articolo 21 della Costituzione sancisce per tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.Il pensiero può essere anche il meno condivisibile del mondo, ma tutti hanno il diritto di manifestarlo nel rispetto ovviamente della legge.

Per ora il comitato non demorde. Il sindaco Tripodi per protesta non ha partecipato all’inaugurazione della nuova sala operatoria dell’ospedale. «Avere una sala operatoria funzionante per un ospedale mi pare il minimo sindacale», dice. Intanto il comitato ha affisso sul muro dell’ospedale uno striscione “Basta passerelle sulla nostra pelle”. Altri guai giudiziari in arrivo?