Le palazzine di Rosarno ospitano 106 migranti dopo la demolizione del vecchio ghetto. Bartolo Mercuri accende però i riflettori sui nuovi arrivi: «In autunno avremo un grande problema». Il nostro viaggio tra le speranze dei ragazzi africani: «Qui per lavorare e avere un futuro migliore»
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Il degrado della tendopoli di San Ferdinando è stato superato. Il ghetto è stato demolito e oltre cento migranti sono stati trasferiti nei nuovi alloggi in contrada Serricella a Rosarno, palazzine completate nel 2019 e rimaste inutilizzate per anni. In attesa di ulteriori soluzioni strutturali per lasciare alle spalle in modo definitivo la gestione emergenziale degli insediamenti abusivi di braccianti agricoli nella zona, diverse associazioni e organizzazioni umanitarie, tra cui Emergency, hanno denunciato il rischio che l'operazione non sia sufficiente, paventando il pericolo di nuove sacche di marginalità o di "nuovi ghetti" per chi è rimasto escluso dal censimento iniziale, specialmente nei periodi delle raccolte in cui sono previsti migliaia di arrivi.
Per comprendere meglio la situazione ci siamo recati presso le palazzine di Rosarno accompagnati da “Papà Africa”, Bartolo Mercuri. L’uomo è fondatore e presidente dell'associazione “Il Cenacolo” con sede a Maropati, nel reggino. Da oltre vent'anni porta cibo, coperte, vestiti e assistenza medica ai migranti che vivono in zona, oltre a sostenere centinaia di famiglie povere locali. Senza sosta, si sposta tra le campagne, le strade, ogni più piccolo insediamento, per donare un po' di calore umano oltre che generi di prima necessità. Non solo beni materiali, quindi, ma un abbraccio per dire non siete soli. Anche la sera in cui siamo andati con lui, ha consegnato, con il suo furgoncino bianco, dei viveri ai residenti delle palazzine, da cui è stato accolto con riconoscenza, affetto e larghi sorrisi.
«Questi sono i miei figli – ci ha spiegato Bartolo-. Per grazia di Dio, dopo tanti anni hanno smantellato la tendopoli, dove i ragazzi hanno passato freddo in inverno anche senza corrente, facendo tanti sacrifici. Adesso,106 persone le hanno messe qui nelle palazzine a Rosarno. Stanno meglio,
ma c'è ancora tanto da fare. Questi ragazzi stanno riacquistando un po’ della loro dignità. Spero che tutto procederà bene in seguito, perché il problema sarà a novembre, quando ne arriveranno altri 1500. Come si farà, come potremo aiutarli, avranno il posto per dormire? Bisogna pianificare bene ora, sennò poi saremo punto e a capo, con centinaia di persone costrette a cercare rifugio in capannoni abbandonati o in nuove tendopoli abusive».
Anche alcuni dei ragazzi che abbiamo ascoltato mentre, l’uno dopo l’altro, prendevano del cibo portato loro da Bartolo, hanno confermato le perplessità: «È meglio di prima, certamente. Abbiamo un tetto sopra la testa. Per ora siamo in pochi e va bene, poi quando arrivano gli altri sarà un grande problema. Negli alloggi ci sono ancora cose da completare. Siamo qui per lavorare e avere un futuro migliore».
Questi blocchi di edilizia popolare hanno dato ai lavoratori migranti una parvenza di normalità, dopo un lungo periodo di condizioni precarie. Nonostante il miglioramento oggettivo delle condizioni abitative, l’orizzonte resta incerto. La domanda che aleggia, sospesa, è cosa succederà tra poche settimane, quando la stagione della raccolta entrerà nel vivo? Attualmente, politica e istituzioni stanno passando al vaglio tutte le possibilità per aumentare l’offerta abitativa consona a dare dignità ai lavoratori migranti. Il Consiglio Territoriale per l'Immigrazione e i Comuni dell'area (San Ferdinando, Rosarno e Taurianova), con il supporto del polo sociale integrato, stanno lavorando tramite l'Agenzia Sociale per l'Abitare per individuare ulteriori immobili e beni confiscati idonei ad accogliere i migranti in arrivo. Si stanno coinvolgendo le aziende agricole della Piana di Gioia Tauro, un confronto per definire e ampliare l'offerta di soluzioni abitative regolari. Attendendo il completamento della fattoria solidale, un luogo in cui oltre a vivere si potrà lavorare. Dopo una fase di elaborazione progettuale, attraverso 4 milioni di euro di fondi del decreto Caivano-bis, si sono acquistati 3 ettari di terreni coltivabili sul territorio comunale di San Ferdinando, in cui si realizzeranno alloggi e altri edifici di pertinenza
capaci di ospitare i migranti.

