lunedì,Novembre 30 2020

Bronzi, il giallo della terza statua dalle braccia aperte: è la madre?

Il professor Daniele Castrizio spiega perché, a suo avviso, la scultura scomparsa sarebbe quella di Euryganeia. «I bronzi trovati a Riace perché diretti a Costantinopoli». E ipotizza un “livello superiore” dietro il furto

Bronzi, il giallo della terza statua dalle braccia aperte: è la madre?

Non due ma almeno tre statue nel mare di Riace. Ma se davvero c’era un terzo bronzo chi poteva rappresentare? E, soprattutto, che rapporto aveva con le altre due statue? Per rispondere a questo interrogativo abbiamo interpellato Daniele Castrizio, docente di numismatica all’Università di Messina e storico. Castrizio ha ricostruito i fatti nel libro “Bronzi di Riace. L’enigma dei due guerrieri”, scritto insieme a Cristina Iaria. Il risultato dei suoi studi, con riferimenti pratici, e documentazione testuale lo ha portato anche a raccontare il cammino dei guerrieri insieme al cantastorie Fulvio Cama e alle magnifiche ricostruzioni video di Saverio Autellitano, nella “Metaconferenza” (che sarà riproposta al teatro Cilea il prossimo 9 novembre alle 21), non una solita idea barbosa del racconto storico appesantito da date e nomi da ricordare, ma la musica, le immagini, le parole e le emozioni per meglio comprendere e per averle ben impresse nella memoria. 

Chi erano i bronzi e chi li ha creati?

Bronzi di Riace

Secondo Castrizio, le due statue rappresentano Eteocle e Polinice, del cosiddetto gruppo dei fratricidi, formato dalle statue dei due fratelli con in mezzo la madre Euryganeia, le cui preghiere a nulla valsero (perché i fratelli si uccisero in duello) e poi più in là Tiresia l’indovino e la sorella Antigone. Le due statue sarebbero frutto del lavoro di Pitagora da Reggio e sarebbero state create, come lo dimostra la terra in essi contenuta, ad Argo. Se si prova a ricostruire un unico volto con le metà degli altri due si nota la simmetria perfetta del taglio degli occhi, del naso, della bocca. Vediamo a quali conclusioni supportate da documentazione è arrivato Castrizio.

Come sono finite nel mare di Riace le statue?

Bronzi di Riace

«Se dovessi avere ragione, i bronzi sono stati trovati a Riace perché erano partiti da Roma e stavano andando a Costantinopoli. Insieme ai bronzi che cosa c’era? Quello che è scritto nel quarto libro dell’Antologia Palatina cioè la collezione delle statue imperiali che era sul Palatino e che Costantino vuole a Costantinopoli. Abbiamo una descrizione visiva (dalla villa di Piazza Armerina) di queste navi con “personaggi imperiali” che le guidano, a significare che l’impero gestisce in prima persona (e non fa gestire a privati) il trasporto. La nave è affondata e c’è stato un sonar, secondo un report uscito nel 2004, che parlava di una nave dei bronzi nel mare di Riace. L’americana nave Herculis fu inviata dallo Stato italiano per esaminare la situazione. A quel punto la cosa da fare era (come succede adesso per i ritrovamenti di fronte alla statua di Atena in via Marina): una volta avuto il report, arrivano i carabinieri e, insieme a loro, l’archeologo subacqueo. Le cose fatte in modo scientifico.  Dicevamo la nave individuata era quella che portava i bronzi: non era uno di quei casi di statue che si dovevano fondere e buttare. I bronzi erano impacchettati, tutelati con pezzi di ceramica, per poi essere rimontati a Costantinopoli».

Quindi l’altra statua di chi poteva essere?

Bronzi di Riace

«Se do una risposta pensando al gruppo delle statue dei fratricidi, escludendo Antigone e Tiresia di cui non ho la certezza della presenza, perché non tutte le immagini che ho ritrovato a Roma riportano il gruppo a cinque, tutte però riportano almeno tre personaggi. Allora dei tre personaggi, uno è sempre arrabbiato ed è la statua A. La terza di sicuro è la mamma».

Perché si pensa a un terzo bronzo?

«Perché nel verbale del ritrovamento delle statue viene descritto un terzo bronzo non in maniera consona ai due bronzi ritrovati, visto che si legge “la gamba sopravanzante e le mani aperte”». Posizione che non è attribuibile in alcun modo alle due statue oggi note. «Conoscendo Pitagora di Reggio e capendo che il pathos e la tensione erano tutti sulla madre, se ha fatto la statua A che è il capolavoro, che cosa sarebbe stata l’altra statua? Può essere che, una volta fatta la denuncia di ritrovamento, almeno due statue dovevano essere consegnate, e secondo me, una terza “scappò” e non era la più brutta, ma era la più bella, Euryganeia, la madre». Come racconta Antonino Montaleone in una delle ultime puntate de “Le Iene”, la terza statua sarebbe finita oltreoceano, a Malibù, al Getty Museum. Una teoria questa portata avanti da Giuseppe Braghò, nel suo libro “Facce di bronzo”. Le confidenze di un anonimo portano a ricostruire il viaggio della statua, arrivata dalla Calabria a Roma, sempre all’inizio degli anni Settanta: da una villa sui colli romani il compratore poi riuscì a rivenderla, a quanto pare, ad un museo americano. Sorge allora un dubbio.

Perché non si va ad effettuare ulteriori ricerche nei fondali dove furono trovati i bronzi, dove è plausibile che vi sia ancora materiale utile?

Bronzi di Riace

«Lei dice ciò che io affermo dal 2004 e non riesco a capire perché. Certo, c’è una parte della soprintendenza che accusare di lassismo sarebbe poco. Sono laureato dal 1987 e specializzato dal 1990. E mi domando che cosa è stato acquisito da allora fino ad oggi rispetto alla massa di beni trafugati? L’unico a fare qualcosa fu Francesco Rutelli. Forse ci troviamo di fronte a soggetti istituzionali che sembrano non avere contezza del fatto di rappresentare lo Stato. Oppure bisognerebbe pensare che qualche livello superiore stesse indicando loro dove guardare o meno. Davvero non ho mai capito se si tratta di mediocrità dei soggetti istituzionali o ci sono livelli più alti, non credo alla connivenza e alla corruzione. Credo che se è successo qualcosa ci deve essere qualche livello superiore che deve aver dato ordine di non toccare».

Potrebbe esserci un collegamento tra l’ipotesi dei livelli superiori, alla quale lei fa riferimento e i tentativi (falliti) di portare via i bronzi da Reggio?

«La fantasia l’ho sfogata nel mio romanzo “Il cammino degli eroi”. Nel romanzo si possono trovare storie verosimili ma non vere, perché per risultare vere devono essere provate, ma ragionando di fantasia e usando quei pochi dati che ci sono penso: non so se si è cercato di nascondere le statue per poi tornare a riprenderle. L’unica cosa che avrebbero potuto fare era allontanarli da dove li hai trovati veramente. Ma questa è tutta una fantasia…».