Memorie personali e corali, per un lavoro che prova a guardare avanti, aprendosi anche a forme più leggere. Dopo il romanzo “Ti ho vista ieri” e il lavoro teatrale accanto a Marco Paolini, Patrizia Laquidara, cantautrice e scrittrice siciliana, arriva a Polistena con “Flòrula”, che parla il linguaggio del presente senza rinunciare alla complessità e torna alla musica come a una casa viva, per una storia personale che smette di essere biografia e diventa racconto condiviso.

Tra le due uniche tappe in Calabria del suo Flòrula Tour - l'altra a Reggio Calabria - venerdì 27 marzo alle 21:30 l’artista porterà il suo progetto musicale sul palco dell’Auditorium Comunale di Polistena, grazie alla collaborazione tra Dracma – Centro di Produzione Teatrale, e Capitolo 24, con il sostegno del Comune di Polistena, della Regione Calabria e del MIC - Ministero della Cultura.

Un concerto tra elettronica, trame intime e pulsazioni profonde, insieme a Edoardo Piccolo, sintetizzatori, drum machine e programmazione, Daniele Santimone, chitarra elettrica, violao 7 corde, e Stefano Dalla Porta, basso elettrico.

Il titolo “Flòrula” proviene dal lessico botanico e indica l’insieme delle specie vegetali che abitano un territorio. Nella poetica di Laquidara «diventa metafora di un ecosistema umano ed emotivo fatto di presenze minute e resistenti: genealogie, voci femminili, relazioni e comunità che convivono e si trasformano. Ogni canzone è un frammento necessario, niente è ornamentale, tutto è vivo».

Il lavoro di Laquidara, che negli anni ha costruito il suo percorso artistico personale e riconoscibile tra canzone d’autore, poesia, ricerca sonora e performance, è un disco fatto di memorie personali e corali– l’infanzia come spazio originario e inesauribile, i viaggi, le storie familiari, un’Italia condivisa – che si aprono a un’idea di comunità più ampia, inclusiva, mai chiusa nell’io, ma soprattutto al desiderio di allargare lo sguardo, di non restare soli, di costruire un’idea di mondo in cui nessuno è escluso.

I brani prendono vita dai personaggi e dalle storie presenti nel suo libro “Ti ho vista ieri”, nati da una serie di racconti che l’autrice già leggeva durante i suoi concerti: un universo magico fatto di fotogrammi della sua infanzia, quella passata in Sicilia, prima di trasferirsi in Veneto con la famiglia, con valige piene di sogni e aspettative al seguito. Filastrocche, incantesimi e ritmi che compaiono nel libro, sono canto che diventa, durante i concerti, inno e rito, ma sempre vivo. «È un lavoro che prova a guardare avanti, aprendosi anche a forme più leggere, libere e immediate di scrittura senza rinunciare alla profondità».

Prodotto artisticamente insieme a Edoardo Piccolo, che ha contribuito in modo decisivo a definire un suono nuovo e vitale, dal punto di vista sonoro “Flòrula” unisce scrittura cantautorale, elettronica e sonorità rituali e corali e mette al centro la voce come strumento narrativo e collettivo.

L’album è attraversato da vari incontri con altri artisti e artiste: da Antonio Vargas (Delicatoni), a Puccio Castrogiovanni, da un coro di voci femminili, ai percussionisti brasiliani provenienti dalla periferia di Recife che Patrizia ha visitato nei suoi viaggi, fino al giovane rapper El Coco con cui Laquidara collabora in un brano scritto insieme al campione mondiale di poetry slam, l'amico Lorenzo Maragoni. L’opera trova il suo centro in “Nessuno deve restare di fuori”, cantata con Giulia Mei, anche lei siciliana: due voci femminili che si uniscono per dire che il cerchio può sempre allargarsi. Pubblicato in due parti, “Flòrula” sceglie il tempo lungo dell’ascolto.

Il disco infatti è stato pensato non per essere divorato con fretta, ma attraversato con tempi più dilatati e calmi. Una prima uscita che si chiude come un capitolo: non un finale ma una soglia. Un invito a ritrovarsi dentro un sistema più ampio, dove le esperienze individuali si trasformano in uno spazio condiviso, in cui ogni elemento è connesso e in relazione con gli altri.