Più imprese e più assunti da luglio a settembre. Trainano la crescita le società di capitali, la vivacità del Mezzogiorno e il ritorno in terreno positivo di settori chiave come commercio e agricoltura.

Tra luglio e settembre 2026, il tessuto imprenditoriale della Calabria conferma una sostanziale tenuta e vitalità economica: la regione ha chiuso il terzo trimestre con un saldo positivo di 372 imprese, risultato di 1.601 nuove iscrizioni e 1.229 cessazioni di attività.

A certificarlo sono i dati ufficiali dell'analisi trimestrale Movimprese, stilata da Unioncamere e InfoCamere sulla base del Registro delle imprese delle Camere di Commercio.

Un segnale particolarmente incoraggiante arriva dal comparto artigiano regionale, che segna un netto recupero rispetto all'anno precedente: il trimestre si chiude con 43 imprese artigiane in più (338 iscrizioni contro 295 cessazioni), portando lo stock a 31.169 unità. Il tasso di crescita dell'artigianato calabrese si attesta allo 0,14%, superando la media nazionale del settore (+0,11%) e invertendo la tendenza negativa registrata nel terzo trimestre 2025 (-0,01%).

L'analisi provinciale: Vibo Valentia e Reggio Calabria trainano la regione

L'andamento della demografia d'impresa sul territorio calabrese mostra dinamiche differenziate ma prevalentemente positive tra le cinque province.

Vibo Valentia guida la graduatoria regionale per tasso di crescita relativo con un +0,32%, frutto di 140 iscrizioni e 95 cessazioni (saldo +45). Nell'artigianato registra 27 iscrizioni e 22 cessazioni (+0,20%).

Reggio Calabria segna l'incremento assoluto più consistente con 157 imprese in più (459 iscrizioni e 302 cessazioni), con un +0,30%. Nel settore artigiano cresce dello 0,22% con 21 unità nette in più.

Cosenza registra 123 aziende in più (558 iscrizioni e 435 cessazioni), pari a un incremento dello 0,19%. L'artigianato cosentino si espande dello 0,22% con un saldo di +23 attività.

Crotone riporta un saldo positivo di 32 imprese (164 iscrizioni e 132 cessazioni) per un tasso dello 0,19%, pur evidenziando una lieve flessione nell'artigianato (-2 unità, -0,08%).

Catanzaro chiude il trimestre con un saldo di 15 imprese (280 iscrizioni e 265 cessazioni) e un tasso dello 0,05%, registrando una lieve contrazione anche nell'artigianato (-4 unità, -0,07%).

Il quadro nazionale

Nel terzo trimestre dell’anno il tessuto imprenditoriale italiano ha registrato una marcata accelerazione: il saldo netto tra nuove iscrizioni e cessazioni di attività si è attestato a +18.403 imprese (+0,32%), segnando il valore più elevato (nel periodo) dal 2021.

Lo stock totale delle imprese registrate in Italia a 5.828.620 unità. La spinta principale alla demografia d'impresa arriva sul fronte delle aperture: le nuove iscrizioni sono salite a quota 62.788 (+2,5% su base annua), a fronte di 44.385 cessazioni non d'ufficio, rimaste sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno.

A trainare l'espansione del sistema produttivo sono quasi esclusivamente le società di capitali, aumentate di 14.529 unità (+0,73%) e capaci di generare da sole il 79% dell'intero incremento netto del trimestre.

Prosegue parallelamente la tenuta delle ditte individuali, che crescono di 5.030 unità (+0,18%, contro il +0,12% del terzo trimestre 2025). Al contrario, si conferma il costante ridimensionamento delle società di persone, che chiudono i tre mesi estivi con una perdita netta di 1.342 unità (-0,17%).

Costruzioni e servizi in vetta, sprint per energia e finanza

La ripresa appare diffusa 18 dei 19 settori principali presi in esame.

Tra le novità più rilevanti figura il ritorno al segno positivo di comparti tradizionali come commercio (+1.486 imprese), agricoltura (+798) e manifattura (+123), che nello stesso periodo del 2025 avevano mostrato un sostanziale stallo.

In termini di impatto assoluto, oltre la metà dell'aumento complessivo (9.687 imprese in più) fa capo a tre grandi ambiti: costruzioni (+3.435 imprese), alloggio e ristorazione (+3.389 imprese) e attività professionali, scientifiche e tecniche (+2.863 imprese).

Guardando invece ai tassi di crescita percentuali, la classifica dei settori più dinamici vede al vertice la fornitura di energia elettrica e gas (+2,33%, pari a +364 imprese) e le attività finanziarie e assicurative (+1,49%, pari a +2.281 imprese). Seguono le attività editoriali e radiotelevisive (+1,17%), le attività professionali (+1,11%), la sanità e assistenza sociale (+0,97%), le attività artistiche e sportive (+0,94%) e le telecomunicazioni/informatica (+0,93%). L'unico comparto in contrazione nell'intero trimestre è quello delle attività estrattive, che registra un calo di 17 unità (-0,52%).

Il Mezzogiorno guida i volumi, spiccano Roma e Benevento

Tutte le quattro macro-aree geografiche del Paese chiudono il trimestre in crescita. Il Mezzogiorno (Sud e Isole) guida la graduatoria in termini assoluti con un saldo netto di 6.521 imprese (+0,33%). Seguono a breve distanza il Nord-Ovest (+4.979 imprese, +0,33%), il Centro (+4.114 imprese, +0,34%) e il Nord-Est (+2.789 imprese, +0,25%).

A livello regionale la Lombardia registra il maggior incremento in valore assoluto (+3.852 imprese), precedendo il Lazio (+3.035) e la Campania (+2.632). I tassi di incremento percentuale più elevati si osservano invece in Valle d'Aosta (+0,55%), Lazio (+0,51%) e Campania (+0,46%).

A livello provinciale Roma si attesta al primo posto per crescita assoluta con 2.521 nuove imprese nette, seguita da Milano (+1.981) e Napoli (+1.448). La provincia con il tasso di crescita relativo più sostenuto è Benevento (+0,60%), davanti alla capitale (+0,57%) e ad Aosta (+0,55%).

Artigianato, il saldo è positivo

Per il comparto artigiano, il terzo trimestre si chiude con un bilancio attivo di 1.401 imprese, portando il patrimonio complessivo degli artigiani italiani a 1.225.910 unità. Sebbene positivo, il tasso di crescita si assesta allo 0,11%, in lieve flessione rispetto allo +0,15% fatto segnare nel terzo trimestre del 2025. A sostenere la tenuta dell'artigianato sono principalmente le ditte individuali (+1.843 unità) e le società di capitali (+480), a fronte di una perdita netta tra le società di persone artigiane (-906 unità).