Domani sarà a Messina per la manifestazione “pro ponte”, «che non vuole essere politica o partitica», organizzata per una presentazione e un aggiornamento sul progetto della mega opera e sugli effetti che ne possono venire per i territori di Calabria e di Sicilia. Oggi invece Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina ha visto il sindaco di Villa San Giovanni, Giusy Caminiti, impegnata nella celebrazione del Consiglio comunale a Palazzo San Giovanni. Un incontro «rituale» lo definisce Ciucci che ha fatto il punto della situazione all’indomani del decreto di inizio 2026 che considera fondamentale per il proseguo dell’opera «perché alle dichiarazioni di intenti, agli annunci, interviste o quant'altro, si è aggiunta una norma primaria di legge che fissa una procedura dettagliata, molto impegnativa e del tutto trasparente, perché c'è scritto esattamente quello che stiamo facendo e andremo a fare per arrivare a una nuova delibera del Cipess che rispecchi quei rilievi espressi dalla Corte in modo da poter ottenere, questo è l'obiettivo finale, una registrazione piena, senza osservazioni, senza rilievi». Ma per Ciucci c’è un altro aspetto fondamentale che caratterizza quel decreto che ha confermato le risorse finanziarie, quindi lo stesso importo, ma non solo. «Visto che c'è uno slittamento della realizzazione dell'opera e che comporta uno slittamento dei fabbisogni, liberiamo quelle risorse previste per il ponte nel 2025 o 2026 che chiaramente il ponte non poteva spendere, e quindi lasciamo lo spazio per altri interventi».

Nella narrazione del numero uno della Stretto di Messina c’è anche del rammarico.

«Ho illustrato quello che stiamo facendo, quello che è accaduto dopo le decisioni della Corte dei Conti. Quindi, le due soluzioni negative che ci hanno preso, non l’ho mai nascosto, di sorpresa, perché eravamo convinti di aver fatto il nostro lavoro nel rispetto di tutte le norme. Ritenevamo ovviamente che l'esame da parte della Corte dei Conti sarebbe stato un esame molto attento, molto approfondito, anche con critiche, anche con richieste di integrazioni, ma che poi alla fine avremmo ottenuto la registrazione. Così non è stato da subito, abbiamo detto come società, ma ancor di più ovviamente l'ha detto il governo nel rispetto della decisione della Corte e quindi dell'obiettivo di conformarsi al parere e ai rilievi che la Corte ha espresso, alle mancanze che la Corte ritiene di aver rilevato, anche a quelli di conformarsi, anche a quelle che poi in realtà non condividiamo fino in fondo e quindi stiamo lavorando su questo».

Ciucci spiega quindi come si sta procedendo: «Abbiamo già presentato le richieste all'ART per il parere sul piano finanziario che abbiamo già aggiornato, abbiamo già chiesto il parere al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, stiamo per rifirmare l'accordo di programma con MEF, MIT, Anas, RFI, le due regioni oltre al Stretto di Messina, abbiamo mantenuto un dialogo strutturato con l'Europa, con incontri a Bruxelles, con uno scambio di documentazione ampia, dettagliata, sia sulla direttiva Habitat, quindi sulla valutazione di impatto ambientale e di incidenza ambientale, che sono due cose nettamente separate, anche se somigliano nella dizione, e anche sulla direttiva appalti, l’annoso problema del 50% del limite dell'incremento del corrispettivo. Dicevo l'altro giorno, anche in audizione in Senato, nella fase di conversione del decreto che, tenendo conto del lavoro già fatto e del lavoro in corso, il nostro cronoprogramma prevede una fine dell'iter alla fine dell'estate, a settembre, e quindi la possibilità nell'ultimo trimestre di iniziare l'attività realizzativa che, come ho detto tante volte, è comunque graduale, prevede una serie di opere e di attività anche propedeutiche, di preparazione di opere anticipate. Quindi non è che significa che il giorno dopo avremo le betoniere, o le scavatrici per le torri del ponte. Non parte così un progetto di queste dimensioni».

Da qui l’ottimismo per il futuro responso della Corte dei Conti che fa immaginare a Ciucci che sia possibile avere una registrazione in tempi normali, ordinari. Quantomeno tali da non far aumentare lo scetticismo attorno all’inizio dei lavori della mega opera.

«Questa è una grande occasione, lo dicevo anche in Consiglio comunale, perché non ho incontrato soltanto la sindaca. E la possiamo utilizzare al meglio nella misura in cui lavoriamo insieme, perché noi, Stretto di Messina, non possiamo imporre alla città questa o quella decisione, ma il comune non può probabilmente fissare troppe condizioni alla realizzazione di un progetto che ha una valenza nazionale. Quindi, se lavoriamo insieme, collaboriamo strettamente, possiamo ottenere il massimo per Villa San Giovanni e per Messina».

Ciucci non si sottrae neanche alla domanda se l’esito delle elezioni amministrative che vedranno andare al voto sia Reggio Calabria che Messina possa riservare particolari risvolti, rilanciando. «La Stretto di Messina è un organismo tecnico, noi non facciamo politica, io non faccio politica. È chiaro che il progetto del ponte può essere un tema importante di una campagna elettorale per il sindaco di Messina o di Reggio Calabria, e quindi, se i candidati chiederanno informazioni, indicazioni e un dialogo, noi siamo a disposizione, ma non facciamo campagna elettorale per nessuno».

A proposito della bocciatura dei ricorsi dei Comuni di Reggio e Villa e degli ambientalisti Ciucci è netto: «A noi non interessa vincere al Tar, noi che adesso sbandieriamo questa cosa come se fosse un successo, ci rendiamo conto che è un fatto, appunto, non è un successo. Noi invece vorremmo al tavolo, possibilmente trovare soluzioni comuni, perché noi abbiamo attenzione per il territorio, per Villa San Giovanni, per le cose che si possono fare a Villa San Giovanni, non forse per il miliardo e mezzo che a volte evoca la sindaca, magari non certo tutto insieme, ma dato che il progetto vale 10 anni, perché no?, alla fine di questo periodo magari fare tutto quello che viene richiesto».

Insomma non si potrà fare tutto e subito, e anche le integrazioni richieste nell’audizione dal sindaco Metropolitano facente funzioni Carmelo Versace, Ciucci non fa melina: «Non si può neanche caricare un progetto di questo tipo con un eccesso di aspettative o un eccesso di richieste, perché non abbiamo bacchette magiche nella borsa. Quindi alcune cose si possono fare, altre non è possibile farle dall'inizio, ma si possono fare mano a mano che va avanti il progetto. Dal momento in cui partiremo, avremo 7-8 leggi finanziarie, avremo anni per poter avere ulteriori risorse. Se c'è l'attrattore ponte che calamita l'attenzione anche politica, anche governativa, su quest'area, io penso che farà bene. Anche perché se il ponte non verrà fatto, quel miliardo e mezzo di opere necessarie, siamo sicuri che verranno fatte?».

E a chi gli chiede se è preoccupato per quanto sta succedendo al Governo dopo l’esito del referendum, Ciucci è lapidario: «Questo è un progetto in fase di realizzazione, è il più grande progetto che ci viene invidiato fuori d'Italia. Perché mai renderlo ostaggio di una situazione politica?»