Sotto il cielo stellato di Roccella Jonica, la musica ha smesso per un attimo di essere solo intrattenimento per farsi preghiera, urlo e testimonianza. I Negramaro, freschi di vent’anni di una carriera folgorante, hanno infiammato un teatro sold out per il Roccella Summer Festival, ma a lasciare il segno non sono state solo le chitarre elettriche. Giuliano Sangiorgi, recentemente insignito dal Presidente Mattarella per il suo valore artistico e umano, ha portato sul palco un vero e proprio manifesto socioculturale, trasformando ogni nota in un atto di resistenza civile.

In una terra che conosce bene il dolore degli sbarchi, il pensiero è volato subito al mare. Roccella, porto di approdo e speranza, è diventata nelle parole di Sangiorgi il simbolo di un'umanità che non si arrende, con un plauso accorato a chi salva vite tra le onde. Ma è stato sul tema del femminicidio che il frontman ha vibrato con una ferocia necessaria. In una Calabria che ancora piange l'ennesima vittima, Sangiorgi ha preso una posizione netta contro le recenti affermazioni del generale Vannacci.

«Eh, caro generale, il femminicidio esiste, deve farsene una ragione e bisogna fermarlo» ha gridato dal palco, rompendo il silenzio complice della negazione. Introducendo il brano Attenta, scritto quasi dodici anni fa in un momento di «impeto d'amorosi sensi», Giuliano ha compiuto un atto di onestà intellettuale rarissimo: ha spiegato come oggi, in questi «tempi di m**** incredibili», persino le parole di una canzone debbano essere pesate per non alimentare una violenza che è reale e quotidiana. «Io non avrei fatto male neanche con una parola a una donna e oggi stiamo vivendo quello che qualcuno dice che non esiste, un femminicidio continuo un giorno dopo l'altro». Un sostegno che si è fatto concreto con la partecipazione fiera a Una nessuna e centomila e l’applauso tributato al Centro Antiviolenza "Angela Morabito" di Reggio Calabria, ringraziato pubblicamente per il lavoro incessante a difesa delle donne.

Dalla violenza domestica a quella globale il passo è stato breve e doloroso. Il pensiero è andato ai bambini della Palestina, vittime innocenti di una guerra senza fine. Sulle note de L'Immenso, Giuliano ha scolpito un imperativo etico che ha commosso la platea: «I bambini non si toccano, i bambini non devono morire, devono giocare».

In questo scenario di impegno civile, la musica ha fatto da collante magico. La scaletta è stata un flusso ininterrotto di emozioni che ha ripercorso due decenni di successi. Il concerto è scivolato via tra l'energia travolgente di Mentre tutto scorre e la malinconia graffiante di Nuvole e lenzuola, passando per l'abbraccio collettivo di Estate e la potenza viscerale di Solo3min. Ogni brano è stato cantato a squarciagola da un pubblico che ha ritrovato nei Negramaro non solo una rock band, ma una bussola emotiva capace di guardare in faccia la realtà senza mai perdere la bellezza.

Roccella non ha solo celebrato una carriera, ha ascoltato una voce che non ha paura di dire la verità. Perché, come ha ricordato Sangiorgi, la libertà non deve mai significare censura o autocensura, ma la responsabilità di dare l'esempio. E ieri sera, l'esempio è stato luminoso con un «aspettateci» che ha lasciato i brividi ai tanti fan che temevano l’addio.