Non solo disoccupazione e inoccupazione record: per Umberto Barreca il nodo è strutturale. Servono spazi per fare impresa, meno ostacoli burocratici e una nuova cultura del lavoro per invertire la rotta
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Il tema del lavoro rappresenta da sempre una tematica molto sentita in un contesto, come quello Reggino e calabrese, dove si stenta a trovarlo. I dati al riguardo sono impietosi: un tasso di disoccupazione e inoccupazione tra i più alti d'Italia, e la preponderanza, in questa geografia, di forme di lavoro precario che non consentono di programmare il futuro.
Umberto Barreca, membro del Consiglio Direttivo di Confindustria Reggio Calabria e presidente della sezione meccanica e impianti di Confindustria Reggio Calabria ne ha discusso con Il Reggino: «Prima delle Comunali di Reggio, ho lanciato un appello alla politica chiedendo concertazione e concretezza. Perché parlare di lavoro senza proporre alcuna soluzione ntervenendo su quelle che sono dinamiche strutturali che ci portiamo dietro da decenni non serve a nulla: mi riferisco ai temi legati allo sviluppo delle aree industriali, alle autorizzazioni per l’utilizzo del suolo, agli spazi per fare impresa, a forme di accoglienza e accompagnamento di chi vuole fare impresa, L'apparato burocratico dovrebbe essere un facilitatore, non un ostacolo, mentre, a volte, si ha l’impressione che l’imprenditore sia qualcuno da cui poter tirare il sangue per ottenere sempre qualcosa».
Una questione che non è solo reggino o calabrese: riguarda ormai tutta l’Italia, ma qui è più acuta a causa delle grandi lacune che ci trasciniamo da almeno 50 anni. In questo dibattito grande valore assume la necessità di accrescere e strutturare la cultura del lavoro. Una cultura che non guardi all’impiego pubblico come unica soluzione, ma all’impresa come risorsa e come elemento il cui sviluppo serve a programmare investimenti duraturi e fare in modo che il territorio cresca.
«Dobbiamo parlare ai nostri ragazzi e indirizzarli, facendo loro comprendere che non tutti i giovani possono diplomarsi, laurearsi ed avere un posto di lavoro dietro una scrivania che generi una serie di diritti senza pensare a quelli che sono i doveri. Abbiamo bisogno di una serie di professionalità legate all’artigianato altamente specializzato costituite da lavori anche manuali, oggi anche molto qualificati e molto ben retribuiti. Dobbiamo spingere le nuove generazione a costruire questa cultura del lavoro. E fare in modo che chi vuole investire sia accolto più o meno così: “prego, accomodati. Gli step da fare sono i seguenti... Entro un mese faremo in modo che tu avvii la tua attività”. Invece magari ascoltiamo anche imprenditori che pagano affitto e bollette, assumono dipendenti e poi non possono aprire perché magari per ottenere una licenza impiegano tre mesi», conclude Barreca.
Ricordandoci anche che il mondo di oggi non è quello di 50 anni fa e che lo sviluppo tecnologico ci aiuta, da una parte, a superare gap di competitività atavici e, dall’altra, e organizzare nuove forme e processi di lavoro dove chi decide, ad esempio, di lavorare il ferro, non lo fa più come un vecchio fabbro, ma ha a disposizione una serie di strumenti che facilitano ed esaltano il suo lavoro.

