Alla vigilia di una interpartitica che si preannuncia decisiva per la scelta del metodo di selezione del candidato sindaco, il segretario metropolitano dem analizza il momento del centrosinistra. «I cinquestelle? Non metteranno il bastone tra le ruote». E sul programma: «Con le primarie ognuno presenterà alla città le idee per il futuro»
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«Quella di celebrare le primarie non è solo una richiesta del Partito Democratico, è di varie forze che partecipano alla coalizione del centrosinistra. Ovviamente il Pd per il peso politico che esercita all'interno della coalizione è determinante ed ha, diciamo così, un'influenza notevole. È stata un'ottima riunione e sono soddisfatto. Dobbiamo limare le ultime cose, è stata espressa una larga maggioranza verso le primarie. C'è un problema che riguarda Casa Riformista Italia Viva, Repubblicani che hanno bisogno di fare un passaggio interno rispetto al documento che è uscito sulla stampa nella giornata di ieri. Poi c'è una posizione un po' diversa rispetto alla formazione civica di Anna Nucera, ieri presente con Aldo Libri, che ritengono che la politica non possa abdicare e delegare alle primarie. Stessa cosa, con una posizione politica di “Possibile”, poi, con sfumature, il resto dei presenti, ognuno con la propria motivazione, con una posizione di distinguo dei cinque stelle, che non è il loro strumento, che però fanno parte in ogni caso della squadra e della coalizione, Il resto delle forze, AVS, Red, le altre liste civiche varie che compongono l'attuale maggioranza, con perplessità, con riserve, convengono in questa fase politica della città, è giusto andare alle primarie».
Così Giuseppe Panetta, segretario della Federazione Metropolitana del Partito democratico, dopo l’interpartitica di ieri sera che avrebbe dovuto indire le primarie della coalizione di centrosinistra, che però si è dato ancora del tempo per smussare gli ultimi angoli. Il segretario mette d’altra parte in evidenza come sia tuttora in corso una sorta di problema anche di affiatamento tra le forze che compongono il tavolo.
«Noi in queste settimane, in questo mese e mezzo, abbiamo coinvolto varie forze, è stato fatto un lavoro di ricostruzione della coalizione che non deve passare inosservato. Io credo che sia il dato saliente di questa fase politica. Abbiamo messo intorno allo stesso tavolo forze che si erano allontanate. C'erano state delle divergenze, delle incomprensioni, cioè questo oggi ci consente di dare maggiore forza alla coalizione, mi auguro che domani possiamo proprio chiudere per andare a mettere in campo i meccanismi organizzativi della consultazione delle primarie».
Quindi, segretario, in questo momento si può dire che la trattativa è ancora in corso, nel senso che rispetto a quello che dice sembra un tavolo un po' per le primarie, un po' per l'idea del candidato unico, anche se un nome di sintesi ancora non c’è stato…
«Sì, ma intanto non c'è una contrapposizione, perché anche nel documento fatto il 21 gennaio, avevamo detto che c'era la via del candidato unitario che rimane anche a primarie indette. Cioè io voglio dire, noi abbiamo lavorato da tempo su un candidato, una delle cose che sulla stampa non è uscita, abbiamo lavorato a una candidatura importante, che ci consentiva veramente di dare uno svolta importante, un aiuto a tutta la coalizione, ma non è andata a buon fine. Ritornando al discorso, primarie e candidato unico ribadisco che non sono contrapposti: ove arrivasse un candidato che coagulasse tutta la coalizione, il PD non ha nessuna contrarietà, non siamo primarie tout court, noi vogliamo tenere in piedi la coalizione, cioè l'abbiamo costruita faticosamente questa coalizione, perché era un po' divisa, basta guardare le vicende degli ultimi anni. L'abbiamo messa in piedi e vogliamo portarla al voto, e lo strumento per ricompattare tutta la coalizione, non perdere pezzi, può essere il metodo delle primarie, ma ovviamente nelle prossime ore, nei prossimi giorni, venisse fuori una figura tale che possa coagulare, va benissimo. In campo ci sono oggi candidature di primo piano, candidature che hanno ognuno in sé un valore, non c'è pregiudizio nei confronti di nessuno, però nessuna di queste, compresa la candidatura del PD, ha una convergenza piena, ed è giusto andare alle primarie, perché sono tutte candidature che possono benissimo concorrere, essere la sintesi della coalizione di centrosinistra, passando per le primarie, ma non sono una sintesi in questa fase, senza primarie, per essere chiaro».
In più articoli abbiamo messo in evidenza come la sua posizione sia la più complicata dovendo assolvere al doppio compito di tenere unita la coalizione puntando dritto alle primarie, perché quella era sin dall'inizio l'idea del partito. Alcuni hanno fatto notare anche come il Pd a questo tavolo sia arrivato con più voci, a volte anche diverse…
«Voci diverse? Non so a cosa si riferisce di specifico, forse quando in una riunione, il capogruppo Marino aveva espresso un giudizio personale su un candidato, che è un giudizio personale. Non siamo una caserma, cioè è stato fatto un nome, lui ha espresso un giudizio che è stato riportato sui giornali come una divisione, ma non è assolutamente un elemento di divisione. Poi, è ovvio, nel partito abbiamo discusso con tutti i livelli del partito, cioè dalla segretaria nazionale, in primo piano, alla segretaria regionale, a Reggio con il gruppo dirigente, per avere una sintesi. Certo ci potevano essere, ci sono, un po' perplessità, posizioni diverse, ma è naturale. In questo contesto credo di fare uno sforzo per fare sintesi, ascoltare tutti, però non voglio essere tirato dalla giacchetta e né tantomeno essere paralizzato. Noi abbiamo una responsabilità, abbiamo un dovere verso, non solo i democratici di queste città e della provincia di Reggio Calabria, ma abbiamo un dovere verso i cittadini di queste comunità, che abbiamo amministrato insieme ad altre forze per 11 anni e dobbiamo responsabilmente andare avanti e rispondere a questa fiducia, a questa attesa che c'è nelle città e nei nostri confronti».
All’ultima riunione c'era un tavolo molto largo, con le forze politiche e civiche. È chiaro che quando si parla di Campo largo, si immaginano i due partiti principali, il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle. Ora, da quel che si sa e che lei conferma, ci sono ancora delle perplessità da parte dei pentastellati. Ecco, da questo punto di vista, come si mantiene unita la coalizione?
«Intanto io aggiungo anche Avs a questo campo largo, a cui si aggiungono altre forze, come la Casa Riformista, Italia viva, che un po' anche a livello nazionale, si regola di volta in volta, ma non fa parte in maniera organica della coalizione. Il Movimento 5 Stelle non è per le primarie come scelta del candidato, ma hanno rispetto verso questo metodo, stanno dentro, diciamo così, da spettatore. Voglio dire, prendono atto dell'esito della consultazione, sostengono il candidato che uscirà dalle primarie, non mettono il bastone tra le ruote, per dirla con il coordinatore Auddino, però prendono atto di quello che sarà l'esito».
Mimmetto Battaglia è il candidato del Pd?
«Sì, Mimmo è venuto fuori da un ragionamento più complessivo. Ci potevano essere anche altri candidati».
Ce ne saranno altri?
«Dico, il Pd ha una serie di risorse, dal capogruppo, altri dirigenti del partito che potevano benissimo essere in campo, come è giusto che sia. Mimmo, per la sua esperienza è una guida sicura, che ha tutti i requisiti per poter prendere in mano le redini di questa città, sia per la sua storia politica, l'esperienza di amministratore che ha maturato in questi anni, sia per la coerenza e l'attaccamento che ha dimostrato al Pd e alla città di Reggio».
Con chi se la vedrà in questo momento? Qualcuno ha detto che lei ha limitato il campo a Battaglia e Canale…
«Ciò dipende dalle singole persone che fanno la scelta di candidarsi. Io non limito il campo a nessuno. Io non voglio limitare il campo a nessuno, anzi io invito, auspicio che ci siano più candidati, che ci possa essere una pluralità di sensibilità delle varie aree, che possono rafforzare la coalizione. Assolutamente ritengo che non è il mio compito, non ho questa funzione, non ho questo potere, non ho strumenti, né di ordine politico né di ordine regolamentare, per limitare la consultazione a due candidati. Anzi, io invito Anna Nucera, il dottore Filippo Bova, Carmelo Versace, Giovanni Muraca a candidarsi. È giusto che ci sia una competizione vera, più partecipazione c’è e più sarà una bella esperienza di entusiasmo, di coinvolgimento della città intorno alla scelta. Facciamo una prima tappa della campagna elettorale con entusiasmo. Certo, non c'è più la politica di 12 anni fa, del 2014, purtroppo c'è una crisi della partecipazione al voto. E siccome noi non viviamo in una campagna di vetro, né il Pd né la coalizione, i partiti e la coalizione assorbono anche le contraddizioni e le debolezze della società. Noi siamo una parte della società, perciò ovviamente ci sarà una partecipazione che non può essere e avere un raffronto con il 2014 perché sarebbe un errore fare una valutazione con quella fase. Perché siamo in un mondo completamente diverso, però le primarie sono anche uno strumento per stimolare e arricchire la partecipazione, anche per avvicinare gente che si è allontanata dalla partecipazione al voto. Politica vuol dire partecipare e decidere. Queste sono occasioni per partecipare e per decidere».
State lavorando già al regolamento delle Primarie, ma avete anche una data?
«Il Regolamento è stato distribuito, e pensiamo di allargare il voto ai sedicenni. La data è diventata un po' obbligata allo stato attuale, salvo che non ci sia una decisione diversa, considerando che il 22 marzo c’è il referendum. C’è il tempo per dare un mese per fare tutte le procedure, la presentazione delle liste, un po' di campagna elettorale da parte dei candidati, perciò la data del 15 marzo, dal punto di vista dell'esigenza, è un po' oggettiva e obbligata per certi versi».
Insomma ci sarà tutto il tempo per poter organizzare al meglio la competizione…
«Mi auguro di sì, e anzi io, da questo studio, rivolgo un invito a coloro che hanno dubbi di candidarsi, a farlo senza se e senza ma, di contribuire alla costruzione della coalizione, poi sarà la città a decidere chi sarà il candidato sindaco e poi a maggio, quando voteremo, sarà la città a decidere in una competizione con la destra».
Dunque, sarà un San Valentino all’insegna della politica, visto che domani si svolgerà la manifestazione del centrodestra e che il centrosinistra si riunirà per chiudere la partita sul metodo…
«Un fatto importante è che si discute molto della coalizione del centrosinistra e poco della destra. Questo è un tema da sviluppare, due concezioni diverse di fare politica: noi alla luce del sole, con centinaia di persone, anche nel partito, nei circoli e si discute in un tavolo con le varie forze. Ogni forza ha la sua partecipazione interna, perciò diventa un effetto moltiplicatore di decine di persone, di centinaia di persone che partecipano, sommando ciascuna forza che partecipa al tavolo, mentre altrove, al di là di qualche annuncio e di qualche parata, non si capisce dove, chi, come, qual è la vita democratica nei partiti del centrodestra. È dal 18 ottobre, quando è stata fatta la manifestazione in Piazza Italia, che siamo pronti ad avere la maglia amaranto, però ancora il sarto non si è trovato per fare questa maglia amaranto. Prendiamo atto, vediamo che succede...»
Parliamo dei punti cardine del programma. Era circolato un documento che evidentemente sarà superato o implementato. Ci dice qualcosa rispetto a questo?
«Ma quello non era neanche un documento programmatico, era una base, un po' di discussione, un documento di sintesi perché i partiti si ritrovavano, ma il programma va costruito. Intanto la competizione, le primarie, non è solo una questione di nomi. Ogni candidato avrà anche le sue idee di sviluppo della città, sarà anche un confronto con le forze sociali, con i cittadini. La competizione non può essere solo un nome neutro, che uno vale l'altro. Ognuno presenterà alla città le idee per il futuro. In quel documento c'erano alcuni punti per i quali si partiva dal lavoro di questi anni, che non va assolutamente offuscato con tutti i limiti e gli errori fatti. È un lavoro importante che è stato fatto in vari settori, in una situazione di grande difficoltà, che non è riconosciuta, che non è detta dalla propaganda politica del partito, né dall'opposizione, ma dagli atti ufficiali. Cioè, per chi ha memoria corta, basta andare a guardare la relazione che ha fatto il Mef, che ha scritto nero su bianco qual era la situazione finanziaria del Comune».
Ad un certo punto c'è stato però anche un dibattito tra le due parole, continuità e discontinuità. Lei sta parlando di un lavoro importante che è stato fatto per risanare le casse del Comune e quindi portato avanti anche un certo tipo di programma. Come le possiamo declinare questa continuità da una parte e discontinuità dall'altra?
«Sì, è un punto vero che richiede un'articolazione del ragionamento. Queste sono le situazioni che c'erano. Oltre a questo è stato fatto anche un lavoro nel mondo delle opere pubbliche. Ci sono tanti cantieri aperti. Presenteremo anche il rendiconto dell'attività dell'amministrazione. Ma io l'ho detto dal primo giorno. Quando c'è stata la presentazione della mia candidatura a segretario ho evidenziato un aspetto: per essere credibile a valorizzare le cose che si sono fatte bisogna avere anche l'umiltà di riconoscere gli errori, perché tu dai più forza al lavoro che hai fatto. Perciò la discontinuità significa, prima un maggiore coinvolgimento, collegialità, coesione della maggioranza. Cioè lo sfilacciamento delle forze che hanno costituito la maggioranza ha indebolito e offuscato anche il lavoro dell'amministrazione. Ha fatto passare in secondo piano i sacrifici che gli amministratori hanno fatto. Perché abbiamo dato un'immagine di immobilità della classe dirigente di queste città, di troppe rotazioni, di gente che esce, compresa la transumanza, che è un defetto grande della politica di oggi a tutti i livelli, ma che in questi anni anche rispetto alle vicende del Comune è stata accentuata. Questi aspetti devono essere la discontinuità, una maggiore coesione politica, riqualificare anche la struttura e l'apparato del Comune di Reggio, perché un amministratore può avere tutto, però poi deve avere gli strumenti per poter aggredire i problemi. Bisogna quindi fare un ulteriore percorso di riqualificazione della struttura amministrativa, perciò ci sono anche gli elementi di discontinuità. Perciò non sono due termini in contrapposizione: discontinuità nella continuità, cioè correzione di quello che non è stato fatto».

