Un giallo che, come nei migliori film o romanzi, più si scava più lascia emergere dettagli inquietanti. Stiamo ancora parlando del presunto o simulato rapimento della dottoressa Tiziana Iaria.

Atteso che per gli inquirenti è insanabile il contrasto emerso tra quanto dichiarato dall'indagata e quanto accertato dalle scrupolose e meticolose indagini, ad emergere è un aspetto ancora più particolare legato alle condizioni psicofisiche in cui versava la Iaria il giorno del ritrovamento.

Dalla visita al pronto soccorso è emerso che la donna presentava tumefazione sulla nuca, lei stessa raccontò al pm di essere stata colpita dai presunti rapitori alla nuca e allo stomaco oltre che aver ingerito una sostanza che l’avrebbe stordita.
Dalle indagini e le testimonianze raccolte anche tra i familiari della donna, ad emergere è il ruolo del marito Giuseppe Puntillo che non è indagato. Il primo a denunciare e a far scattare le ricerche, il primo al fianco della moglie in conferenza stampa, il primo a difenderla dopo le accuse. Eppure, dalla ricostruzione degli inquirenti, si delineerebbe un quadro diverso.

Proprio in riferimento, al colpo alla nuca, una persona vicina alla famiglia ha riferito di poterlo attribuire a un litigio avvenuto tra la Iaria e il marito, appena la sera prima del presunto rapimento. La stessa Iaria, durante l’interrogatorio effettivamente aveva chiarito che suo marito era stato sottoposto alla misura cautelare della custodia in carcere per il delitto di maltrattamenti in famiglia commesso ai suoi danni, sebbene poi assolto in via definitiva dalla Corte di Cassazione.

Inoltre, la stessa aveva precisato che - dopo i fatti appena descritti - i suoi rapporti con il coniuge erano comunque proseguiti in maniera serena. Ma la donna informata sui fatti non solo ha confermato il pregresso procedimento e i lividi che talvolta le aveva visto sul corpo, ma pure dichiarava di aver appreso da un’amica intima della Iaria, di una forte discussione avvenuta tra la donna e il marito proprio la sera prima della scomparsa.


«Comunque intendo precisare che tutti erano a conoscenza del rapporto conflittuale tra il Puntillo e la Iaria e sapevano anche che lui talvolta le usava violenza fìsica. Io in più̀ occasioni ho visto i segni che il marito le procurava con le botte sia sul viso che sul corpo e Tiziana, alcune volte, si confidava con me dicendomi che Giuseppe l'aveva picchiata, altre volte, invece, seppur mi parlava di litigi e presentava dei segni, voleva giustificarli come derivanti da incidenti domestici». Tutte dichiarazioni da provare.


Uno spaccato inquietante che lascia maggiormente perplessi e sgomenti se si pensa che la donna, che già si sarebbe allontanata da casa, gestisce e prende in carico donne anch’esse vittime di violenza. Così una riflessione amara sorge spontanea: le donne che hanno bisogno di aiuto come possono affrontare e sopravvivere al proprio aguzzino se non si rivede a monte un sistema che giorno dopo giorno mostra mastodontiche falle come quella che stiamo raccontando e che vedrà la sua evoluzione solo nelle aule di un tribunale?