Si riapre il confronto politico e istituzionale attorno alla presunta causa di incompatibilità del sindaco Domenico Antico. Al centro della vicenda la deliberazione n. 35 del 13 marzo 2026, con cui la Giunta comunale ha preso atto della richiesta del presidente del Consiglio di acquisire un parere legale pro veritate, in vista del nuovo passaggio in aula sollecitato dalla Prefettura di Reggio Calabria.

Il percorso prende avvio proprio dalla nota prefettizia del 6 marzo scorso, con cui Palazzo del Governo ha chiesto la convocazione urgente del Consiglio comunale entro venti giorni, invitando l’organo a riesaminare la questione alla luce di ulteriori valutazioni giuridiche maturate anche attraverso interlocuzioni con l’Avvocatura dello Stato e il Ministero dell’Interno. Un invito che riporta al centro una vicenda già più volte affrontata dal Consiglio, che in precedenti deliberazioni aveva ritenuto compatibile il sindaco con la carica.

In questo quadro si inserisce la decisione della Giunta, riunitasi sotto la presidenza del vicesindaco Rita Morano, di disporre l’acquisizione di un parere legale da parte di un professionista esperto in diritto amministrativo. Un passaggio motivato dalla necessità di «arricchire il quadro degli elementi conoscitivi» a disposizione dell’amministrazione e consentire una valutazione più approfondita della vicenda.

Nella stessa deliberazione viene precisato che il parere non comporterà la costituzione di un incarico professionale né l’instaurazione di un rapporto tra l’ente e il legale individuato, e che non sono previsti oneri a carico del bilancio comunale. Il sindaco Antico, direttamente interessato dalla questione, ha lasciato l’aula al momento della discussione e della votazione.

Ma proprio su questi passaggi si innesta una dura presa di posizione critica. Secondo quanto evidenziato in una nota, desta «giustificato stupore» l’iniziativa del presidente del Consiglio comunale, che avrebbe richiesto l’acquisizione del parere senza una preventiva investitura dell’organo consiliare né il coinvolgimento della conferenza dei capigruppo.

Le contestazioni entrano nel merito della legittimità stessa dell’atto. In particolare, viene messo in discussione il ruolo della Giunta, ritenuta non competente su una materia che attiene esclusivamente al Consiglio comunale e ai singoli consiglieri. «Non è chiaro – si osserva – quale interesse o potestà abbia l’amministrazione di ingerirsi nella questione», soprattutto alla luce del fatto che la necessità di un ulteriore parere non sarebbe stata né discussa né formalmente condivisa in sede consiliare.

Altre perplessità riguardano la natura del parere stesso. Viene definita «singolare» la previsione secondo cui non vi sarebbe alcun incarico professionale né rapporto giuridico con il legale, pur in presenza di un’attività tecnica richiesta dall’ente. Analogamente, viene contestata l’assenza di oneri finanziari, ritenuta difficilmente conciliabile con il ricorso a un professionista esterno.

Da qui l’interrogativo, dal tono esplicitamente polemico, sulla reale impostazione dell’operazione: se vi sia già un professionista individuato e se siano state già definite condizioni e contenuti del parere. Un dubbio che si accompagna al timore che l’iniziativa possa incidere sul libero convincimento dei consiglieri comunali chiamati a esprimersi sulla vicenda.

Il nodo resta ora politico e istituzionale. Il Consiglio comunale sarà chiamato a riesaminare la posizione del sindaco alla luce delle indicazioni della Prefettura e degli eventuali ulteriori elementi giuridici acquisiti. Sullo sfondo, però, resta aperta una frattura che riguarda non solo il merito della questione, ma anche il metodo con cui l’ente sta affrontando uno dei passaggi più delicati della propria vita amministrativa.