Mentre le piazze della provincia reggina patiscono la calura straordinaria di metà luglio, all'interno delle stanze di Palazzo Alvaro e nelle sezioni distaccate di Locri e Palmi si consuma un rito politico tanto silenzioso quanto decisivo. Oggi la Città Metropolitana di Reggio Calabria rinnova il suo Consiglio Metropolitano. Non ci sono stati manifesti elettorali, nessun comizio ha interrotto la quiete delle sere estive e i cittadini, paradossalmente, resteranno a guardare. È il paradosso – appunto – delle elezioni di secondo grado, un'architettura istituzionale nata da una riforma che doveva essere transitoria e che, dodici anni dopo, continua a gestire territori vastissimi privandoli del suffragio universale.

Il corpo elettorale che oggi si reca alle urne è composto esclusivamente dai sindaci e dai consiglieri comunali dei 97 Comuni del territorio. Sono 1.016 i grandi elettori chiamati a scegliere i 14 consiglieri metropolitani. Non votano i comuni commissariati. Il sistema è quello del voto ponderato, un meccanismo in cui il peso della singola preferenza non è uguale per tutti, ma varia in base alla popolazione del Comune di appartenenza. È un sistema che si manifesta visivamente attraverso il colore delle schede: dalla viola, riservata al capoluogo, fino all'azzurra per i centri più piccoli. In questa geometria di pesi e contrappesi, Reggio Calabria gioca un ruolo determinante, ma la vera partita politica di questa tornata si misura sulla capacità del centrodestra di consolidare il consenso nella Piana, nella Locride e nell'Area Grecanica.

La cornice politica locale vede un ribaltamento totale rispetto al passato recente. Dopo il lungo ciclo di dodici anni guidato dal centrosinistra di Giuseppe Falcomatà, sotto la cui guida si sono svolte nel 2016 le prime elezioni metropolitane, l'ascesa di Francesco Cannizzaro alla carica di sindaco della città capoluogo ha trascinato con sé anche il governo della Metrocity. Cannizzaro, che assume di diritto la carica di Sindaco Metropolitano, ha impostato la propria strategia su una promessa chiara: de-reggiocentrizzare Palazzo Alvaro. Una mossa pensata per rafforzare il rapporto con la provincia, storicamente insofferente alle dinamiche del capoluogo. Per farlo, il centrodestra ha presentato tre liste: Forza Italia, Metropolitani Moderati e Patto dei Territori; candidando sindaci e consiglieri comunali alcuni dei quali con esperienze regresse in seno al Consiglio Metropolitano o addirittura alla ex Provincia, come Pasquale Brizzi, Pierpaolo Zavettieri e Giovanni Verduci. Di quest’ultimo, sindaco di Motta San Giovanni, in particolare, si vocifera negli ambienti di palazzo possa essere il papabile vicesindaco metropolitano. L'unica candidata reggina nelle fila del centrodestra è Maria Luisa Curatola, elemento che evidenzia una coalizione orientata a rappresentare soprattutto i territori della provincia.

Dall'altra parte, il centrosinistra tenta la resistenza con la lista unitaria Progressisti. L'obiettivo dichiarato è limitare le perdite e conquistare almeno tre seggi. La formazione schiera figure di esperienza come l'ex sindaco facente funzioni Carmelo Versace, la sindaca di Villa San Giovanni Giusy Caminiti e il sindaco di Cinquefrondi Michele Conia, puntando sulla qualità dei profili e sulla capacità di intercettare gli amministratori che vedono nel nuovo corso un rischio per la rappresentanza equilibrata dei territori. La sfida arriva al termine di un ciclo politico durato dieci anni (in metrocity, dodici a Palazzo San Giorgio) e segnato dalla leadership di Falcomatà.

Soltanto dopo la tornata elettorale il sindaco Metropolitano Francesco Cannizzaro potrà attribuire le deleghe settoriali ai vari consiglieri metropolitani.

Ma oltre il dato locale, il voto di Reggio Calabria riaccende il dibattito sul funzionamento delle Città Metropolitane. In Italia sono 14 e comprendono oltre 21 milioni di abitanti, pari al 36,2% della popolazione nazionale, pur occupando circa il 15% del territorio. La legge Delrio del 2014, che ha trasformato le Province in enti di area vasta, è stata oggetto di rilievi da parte della Corte Costituzionale, che con la sentenza n. 240 del 2021 ha evidenziato le criticità del sistema rispetto ai principi della rappresentanza democratica, soffermandosi in particolare sulla coincidenza automatica tra sindaco del capoluogo e sindaco metropolitano e sull'elezione indiretta del Consiglio.

Mentre il Parlamento continua a discutere possibili riforme, ivi compresa quella elettorale e la reintroduzione delle preferenze, le Metrocity affrontano sfide demografiche sempre più complesse. I dati Istat descrivono un progressivo invecchiamento della popolazione, con 192 anziani ogni 100 bambini nei principali centri urbani. Se nel Nord e nel Centro città come Genova e Roma mantengono una forte capacità attrattiva, nel Mezzogiorno continua il fenomeno dello spopolamento. Reggio Calabria, con circa 510 mila abitanti distribuiti su un territorio vasto e articolato, rappresenta pienamente questa fragilità. Le stime indicano, inoltre, un significativo calo demografico nel prossimo decennio, con punte del -6% anche in territori limitrofi come la provincia di Messina.

Il nuovo Consiglio Metropolitano che emergerà dalle urne avrà il compito di amministrare competenze fondamentali quali edilizia scolastica, viabilità, trasporti e ambiente, oltre a seguire l'attuazione degli interventi finanziati dal PNRR e delle principali opere strategiche, tra cui il waterfront e il potenziamento del sistema portuale. La capacità di Palazzo Alvaro di operare come un'unica realtà amministrativa, superando le tradizionali contrapposizioni tra capoluogo e territori, rappresenterà uno dei principali banchi di prova della nuova amministrazione.

E chissà se, dopo un tira e molla esclusivamente politico e dettato dalle differenze di colore della guida dei due enti, sarà la volta buona per vedere il passaggio ufficiale delle funzioni e delle competenze sulle materie principali, come previsto dalla legge, da parte della Regione Calabria.

Destra, sinistra, … palla al centro: il voto di oggi a Reggio e provincia (pardon, “territorio metropolitano”), rappresenta molto più di una competizione tra schieramenti politici. È il riflesso di un modello istituzionale che continua a suscitare interrogativi sulla partecipazione democratica. Finché non verrà introdotta una riforma che restituisca ai cittadini la possibilità di eleggere direttamente gli organi metropolitani, le Città Metropolitane continueranno a essere amministrate attraverso un sistema riservato ai grandi elettori. Il Reggino rinnova il proprio Consiglio, mentre il dibattito sul futuro della governance metropolitana resta ancora aperto.