Il professore universitario sottolinea: «In comuni come il nostro, il consiglio è composto da 32 consiglieri. Questo significa che ogni lista non è soltanto un simbolo: è un gruppo di trenta persone che accettano di candidarsi»
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«In queste settimane, parlando di elezioni comunali, si sente ripetere spesso la stessa frase: “Stiamo costruendo le liste”. Oppure: “Stiamo lavorando per allargare la coalizione”. O ancora: “Stiamo chiudendo altre liste”.
Le liste, insomma, sembrano essere diventate l'argomento principale della politica cittadina. Tutti ne parlano, tutti le annunciano, tutti fanno capire che stanno lavorando per averne tante.
Il punto, però, è che l'elenco non è una materia astratta. Non sono simboli da mettere su un tavolo come carte da gioco. Le liste sono fatte di persone. E le persone, in una città, sono un numero limitato.
Prendiamo una città come Reggio Calabria, circa 180 mila abitanti. In comuni di queste dimensioni il consiglio comunale è composto da 32 consiglieri, e di conseguenza ogni lista può presentare fino a 32 candidati consiglieri.
Questo significa che ogni lista non è soltanto un simbolo: è un gruppo di trenta persone che accettano di candidarsi, fare campagna elettorale, metterci la faccia, raccolta preferenze, mobilitare relazioni personali e sociali.
Ora facciamo un conto molto semplice.
Nelle città di queste dimensioni mediamente il numero massimo di candidati é tra le 550 e le 650 persone (cioè tra 18 e 22 liste complessive). Questo è, più o meno, il serbatoio reale delle candidature disponibili in una città di queste dimensioni.
Non è infinito. Non cresce all'infinito con gli annunci. È quello.
E allora il gioco delle liste assume una dimensione molto più concreta.
Se i candidati sindaco sono quattro, quei seicento candidati consiglieri dovranno distribuirsi più o meno tra quattro schieramenti. Se i candidati sono cinque, dovranno dividersi tra cinque. Se qualcuno riesce a costruire sei o sette liste, è evidente che qualcun altro ne avrà due o tre.
Per questo motivo conviene sempre diffidare un po' delle dichiarazioni roboanti sul numero delle liste. Perché il dato reale, alla fine, è sempre lo stesso: le liste non si inventano, si compongono con persone vere.
Ed è qui che torna utile una piccola metafora. Le liste sono un po' come i soldi. Sono sulla bocca di tutti, ma nella tasca di nessuno.
Tutti ne parlano, tutti fanno capire che ne avranno molte, tutti annunciano che stanno chiudendo accordi e allargando la coalizione. Ma alla fine, quando arriva il momento di presentarle davvero, i conti devono tornare. E i conti si fanno sempre con lo stesso numero di persone disponibili a candidarsi.
Per questo, più che contare le liste annunciate, forse conviene aspettare di vedere quelle realmente presentate.
Perché in politica, come nella vita, le cose che si raccontano sono spesso molte di più di quelle che poi si riescono davvero a mettere insieme».

