Dopo la partecipazione all’Assemblea Costituente di Roma, dieci tra i Comitati Costituenti della provincia di Reggio Calabria si riuniscono nell’organizzazione del percorso politico sul territorio, dando vita a una cabina di regia permanente per la programmazione dell’attività politica nella Città Metropolitana. Al centro dell’iniziativa vi è la costruzione di un modello politico strutturato, fondato sulla partecipazione di donne e uomini impegnati nei rispettivi territori, con l’obiettivo di trasformare l’esperienza costituente in un sistema stabile di elaborazione e proposta politica. La fase costituente lascia così il posto a una fase organizzativa guidata direttamente dai comitati territoriali, che si configurano come primo nucleo strutturato di coordinamento politico nella provincia.

I promotori precisano che i dieci Comitati coinvolti rappresentano un primo blocco operativo, non esaustivo dell’intero panorama presente sul territorio né dell’intera rete nazionale, ma già in grado di esercitare una funzione di indirizzo e coordinamento politico, con l’obiettivo di ampliarsi progressivamente attraverso nuove adesioni e ulteriori esperienze. La delegazione reggina, espressa dai 10 Comitati, che ha partecipato all’Assemblea Nazionale di Roma era composta da Giuseppe Schirinzi (Comitato 906), Domenico Monteleone (Comitato 594), Vincenzo Ciro (Comitato 648), Antonino Paolo Macheda (Comitato 970), Nicola Paviglianiti (Comitato 941), Giuseppe Falcone (Comitato 977) e Sebastiano D’Amico (Comitato 647)

Rientrati dalla Capitale, i dieci Comitati hanno immediatamente attivato un percorso di lavoro comune, trasformando il patrimonio di idee emerso dall’assemblea nazionale in una prima agenda politica strutturata per il territorio reggino. Al termine del confronto, le prime proposte strategiche elaborate dai Comitati sono già state trasmesse ai vertici nazionali, canale di interlocuzione, diretta e permanente, sui temi prioritari per il Mezzogiorno e per la provincia di Reggio Calabria.

Al tavolo di coordinamento hanno preso parte i referenti: Domenico Monteleone (Comitato 594), Caterina Sapone (Comitato 647), Vincenzo Ciro, portavoce, (Comitato 648), Pietro Pronestì (Comitato 694), Giuseppe Schirinzi (Comitato 906), Nicola Paviglianiti (Comitato 941), Angelo Forestiero (Comitato 969), Antonino Paolo Macheda (Comitato 970), Junio Giuseppe Falcone (Comitato 977) e Tito Galtieri (Comitato 1112).

L’obiettivo condiviso dai dieci Comitati è costruire una politica capace di tornare a programmare il futuro, attraverso una nuova classe dirigente territoriale selezionata sulla base di competenza, merito, spirito di servizio, radicamento e dirittura morale, con una piena e paritaria valorizzazione del contributo di donne e uomini impegnati nel percorso politico, riconosciuti come risorsa essenziale della nuova classe dirigente territoriale e quest’ultimo

aspetto è stato indicato come uno dei cardini fondativi dell’intero percorso. Nel corso del confronto è stato ribadito come l’appartenenza ai Comitati Costituenti non possa prescindere da una condotta personale e pubblica improntata all’integrità, alla trasparenza e alla coerenza, estesa a ogni ambito dell’agire individuale, quale elemento essenziale della credibilità di chi si propone all’impegno politico. La dirittura morale non viene considerata un elemento accessorio, ma un criterio sostanziale di selezione e partecipazione, una soglia qualitativa necessaria per contribuire a un percorso politico fondato sulla fiducia, sulla responsabilità e sul rispetto della persona.

-Non cerchiamo semplici adesioni numeriche-, ha dichiarato Giuseppe Schirinzi (Comitato 906). -Cerchiamo donne e uomini che intendano mettere le proprie competenze al servizio della collettività, mantenendo un comportamento coerente, sobrio e responsabile-. Anche Domenico Monteleone (Comitato 594) ha insistito sul tema dell’etica pubblica: -La credibilità della politica non si recupera attraverso motti ma attraverso l’esempio personale, la dirittura morale rappresenta il fondamento sul quale costruire qualsiasi progetto duraturo-.

I dieci Comitati hanno inoltre già elaborato e trasmesso ai vertici nazionali un primo pacchetto di proposte strategiche, che include l’attivazione di tavoli permanenti sul Mezzogiorno, un piano nazionale per la natalità e il sostegno alle famiglie, una strategia infrastrutturale per il Sud, il rafforzamento delle politiche energetiche territoriali e la valorizzazione del ruolo geopolitico del Mediterraneo. Le proposte sono il frutto del lavoro svolto dai gruppi di lavoro intercomitati, costituiti dagli iscritti sulla base delle rispettive competenze professionali e delle esperienze maturate nei diversi settori.

Tra i temi affrontati figura anche la tutela dell’identità culturale nazionale, con particolare attenzione alla diffusione degli anglicismi nel linguaggio istituzionale, ritenuta una criticità nel rapporto tra cittadini e politica. -La modernità non consiste nel sostituire le parole italiane con espressioni straniere-, ha osservato Domenico Monteleone (Comitato 594), -Innovazione e identità possono e devono convivere!-.

Particolare attenzione è stata dedicata alla crisi demografica, indicata come una delle principali emergenze strutturali del Paese. -La Calabria deve tornare ad essere una terra nella quale i giovani possano progettare il proprio futuro-, ha affermato Caterina Sapone (Comitato 647). Vincenzo Ciro (Comitato 648) ha richiamato il ruolo strategico delle infrastrutture come asse portante dello sviluppo territoriale: -Il porto di Gioia Tauro, le reti ferroviarie, i collegamenti stradali e aeroportuali devono diventare parte di un’unica visione di sviluppo-.

Antonino Paolo Macheda (Comitato 970) ha sottolineato la necessità di una programmazione di lungo periodo: -Dobbiamo imparare a ragionare sui prossimi vent’anni e non sulle prossime scadenze elettorali-. Nicola Paviglianiti (Comitato 941) ha rilanciato il tema della selezione della classe dirigente: -Le competenze devono tornare ad essere il principale criterio di accesso alla responsabilità politica-. Pietro Pronestì (Comitato 694) ha posto l’accento sulla sicurezza come qualità complessiva della vita urbana e sociale: -La sicurezza si costruisce attraverso la presenza delle istituzioni, il decoro urbano e servizi efficienti-. Angelo Forestiero (Comitato 969) ha richiamato la centralità dei piccoli comuni e delle aree

interne: -Le aree interne non possono essere abbandonate, salvare i borghi significa salvare la nostra identità-. Junio Giuseppe Falcone (Comitato 977) ha evidenziato l’esigenza di una mobilità moderna e integrata: -La Città Metropolitana deve diventare un sistema coeso e interconnesso-. Infine, Tito Galtieri (Comitato 1112) ha ribadito il ruolo strategico della Calabria nel Mediterraneo: -La nostra terra possiede tutte le caratteristiche per tornare ad essere una piattaforma culturale, economica e geopolitica di rilevanza internazionale. Il turismo è la nostra vera ricchezza e valorizzare il patrimonio culturale significa creare sviluppo, lavoro e benessere per tutta la comunità.-

Il coordinamento permanente dei succitati dieci Comitati Costituenti della provincia di Reggio Calabria proseguirà nelle prossime settimane con un calendario strutturato di incontri pubblici, laboratori tematici e momenti di ascolto diffusi sul territorio. L’obiettivo è quello di consolidare una comunità politica fondata sulla partecipazione, sulla competenza e sull’etica pubblica, nella convinzione che il rinnovamento del Paese debba partire dalla qualità delle strutture territoriali e delle persone chiamate a guidarle.