In Calabria il diritto alla salute e la cura a domicilio rappresentano una vera e propria "via crucis" per anziani, persone non autosufficienti, disabili e pazienti dimessi dagli ospedali. Richiamando le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sull'inaccettabilità degli ostacoli territoriali alle cure, la denuncia evidenzia come nella regione i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e i Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS) non siano garantiti. L'Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) è ridotta a un servizio discontinuo e concentrato quasi esclusivamente nei capoluoghi di provincia, risultando di fatto inesistente nelle aree interne della Sila, del Pollino e della Locride.

I numeri del divario e il fallimento del commissariamento

I dati evidenziano un profondo divario: in Calabria soltanto il 4% degli over 65 beneficia dell'ADI, a fronte di una media nazionale e dell'obiettivo fissato dal PNRR pari al 10%. Questa situazione si consuma dopo 15 anni di commissariamento della sanità regionale, caratterizzati da contratti precari, turn-over continuo ed esternalizzazioni al massimo ribasso. Il sistema soffre di liste d'attesa infinite anche solo per le valutazioni, una grave carenza di infermieri, OSS e fisioterapisti, e la mancanza di una reale integrazione tra l'Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) e i Comuni.

Nelle zone interne il quadro è particolarmente critico: i medici di famiglia sono oberati di lavoro, il distretto sanitario dista spesso fino a 50 km, la guardia medica non risponde e l'accesso alle cure palliative domiciliari risulta mancante.

Blocchi amministrativi e il carico sulle famiglie

Il quadro denunciato riporta che diversi progetti assistenziali rimangono fermi per mesi e il rinnovo dell'ADI è bloccato da marzo 2026. Si segnalano inoltre graduatorie bloccate per le cure palliative e tagli di ore correlati al DLDG 1006/2025. Di recente, il servizio ADI è stato sottratto alle cooperative sociali per essere affidato in gestione diretta all'ASP; tuttavia, l'ASP risulta priva del personale necessario per coprire i bisogni degli anziani over 65 e dei disabili gravi, determinando al contempo la disoccupazione degli operatori delle cooperative.

Con i progetti di telemedicina e teleassistenza previsti dal PNRR ancora fermi, la rete socio-sanitaria scarica l'intero peso dell'assistenza sulle famiglie e sui caregiver. I familiari si trovano costretti ad acquistare privatamente letti e materassi antidecubito, reperire a proprie spese fisioterapisti e svolgere mansioni infermieristiche e burocratiche. Chi ne ha le possibilità economiche si rivolge alla sanità privata, mentre chi non ha denaro è costretto a rinunciare alle cure.

L'assetto istituzionale e le proposte di riforma

La gestione dell'assistenza sul territorio coinvolge diversi attori: la Regione Calabria definisce le linee guida, il Piano Sociale e Sanitario e i tetti di spesa; il Consiglio Comunale e l'Assessorato al Welfare di Reggio Calabria gestiscono i servizi socioassistenziali (come SADA per anziani e SADD per disabili) e i voucher sociali; l'ASP di Reggio Calabria valuta i bisogni tramite il Punto Unico di Accesso (PUA) e finanzia i Piani ADI erogati dalle cooperative.

Sostenendo che il diritto alla salute non possa dipendere dal codice di avviamento postale di nascita, la Segreteria metropolitana AVS di Reggio Calabria richiede alla Regione un Piano straordinario regionale. Le priorità indicate comprendono assunzioni dirette di personale, il raggiungimento immediato della copertura del 10% stabilità dal PNRR, la reale integrazione tra distretti e Comuni, l'attivazione delle Centrali Operative Territoriali (COT) in ogni distretto e il rinnovo tecnologico di impianti ed attrezzature.