«Anni fa abbiamo avviato un percorso legato a un'associazione, si chiama Rinascita Comune, che proprio andava alla ricerca del territorio, di tutti quei cittadini che non si ritrovavano all'interno del Partito Democratico, ma sempre nel contenitore del centrosinistra, che cercavano un'interlocuzione sia con le istituzioni sia con un partito di riferimento, più moderato appunto, più riformista, progressista. Perciò per noi il percorso naturale è stato quello del passaggio in Casa riformista, che parla a quegli elettori di centrosinistra che chiedono maggiore sicurezza, cosa che sposa appieno sia la sensibilità dell'associazione che la mia personale, essendo anche un'appartenente alle forze di polizia. Ed è uno dei cardini del progetto politico di Casa riformista, riduzione delle tasse, e fare una politica che sia proprio vicina alle difficoltà, alle sensibilità dei cittadini, ma in maniera più concreta, più reale. Da qui nasce la decisione, chiaramente rimanendo sempre nell'alveo del centrosinistra, nel contenitore del Campo largo, come è stato per le regionali e come spero sarà per le prossime politiche, di questa nuova avventura moderata che a noi piace e cui noi affidiamo tante speranze».

A parlare è Giovanni Muraca, ex consigliere regionale in quota Pd oggi leader e ispiratore del gruppo “Rinascita comune” che, ai microfoni di “A tu per tu”, la videorubrica de ilreggino.it, spiega i passaggi che hanno portato proprio nei giorni scorsi all’adesione del gruppo a Casa riformista Italia viva.

Ovvio che quanto successo all’ombra delle regionali all’interno del Pd, prima nella composizione delle liste e poi in quella crisi post voto, rimanga un tema caldo nel dibattito politico. Ma non c’è il rischio che le questioni politiche vengano in qualche modo superate dai contrasti personali? Cioè fa bene alla città questa situazione?

«Chiaramente no. L'obiettivo deve essere sempre l'interesse pubblico e una politica che mira alla risoluzione dei problemi all'interno anche di un partito. È chiaro che forse, anche inconsciamente, la motivazione che mi spinge a cambiare partito è anche perché non mi trovo vicino a posizioni personali o altro. Io ho cercato di fare una politica costruttiva, di mettere alla luce i problemi reali dei cittadini, di denunciare, come ho fatto da consigliere regionale, le mancanze sia sulla sanità, sia sulla prospettiva politica degli investimenti. A me piace stare sul territorio, parlare con le persone e fare una politica concreta. Non amo i giochi di potere o di palazzo. Spero che con questo contenitore mi potrò concentrare di più, come già ho fatto all'interno del partito, a fare quello che mi piace, cioè stare per strada, parlare con le persone e cercare di costruire il più possibile quello che serve alla gente».

Avantieri, anche nell’ambito dei normali rapporti politici all’interno della Città metropolitana, avete incontrato il sindaco facente funzioni Carmelo Versace. Cosa vi siete detti e cosa avete chiesto al sindaco rispetto a questo ultimo sprint finale prima delle elezioni?

«Noi abbiamo dato la disponibilità a tenere un dialogo costruttivo, anche all'interno di questo partito, sempre, come abbiamo detto, sulla base dell'interesse pubblico. C'è una Città metropolitana che è in grosse difficoltà, oggi ancora di più, dopo i disastri di qualche giorno fa, ed è chiaro che l'obiettivo deve essere quello di restare uniti per rispondere alle esigenze che ci sono in questo momento nel territorio e bisogna mettere in secondo piano le eventuali distanze politiche. Non è il momento questo».

A proposito cosa ha pensato in questi giorni, non avendo un ruolo fattivo, di fronte alla violenza del ciclone Harry? Come ci si può rendere utili in questo senso?

«Purtroppo andiamo sempre incontro alle solite problematiche, senza guardare colore politico, centrodestra o centrosinistra, di un territorio che aveva le risorse, che poteva intervenire con una giusta programmazione e non l'ha fatto, perché le risorse per l'erosione costiera c'erano. Molti comuni hanno le risorse da anni, che potevano spenderle, ma purtroppo la burocrazia, la scarsa visione... Parliamo di risorse regionali, ma già date in capo e già iscritte in bilancio in molti enti locali, che non sono riusciti a spendere le risorse, perché lo sapevamo che questi territori sono soggetti a rischio a queste problematiche, all'erosione costiera. Sul comune di Reggio, su Punta Pellaro, molti interventi sono stati fatti, ma va fatto anche molto altro sul comune di Reggio. In questi comuni c'era una progettazione in corso, c'era una programmazione finanziaria da molti anni, ma purtroppo non si è messa a terra. E oggi piangiamo i disastri, ringraziando a Dio non piangiamo morti, ma solo danni a cose, ma si potevano evitare e c'erano le risorse. E questa è la cosa che più dispiace».

Il centrosinistra sta svolgendo riunioni su riunioni per capire come affrontare le prossime comunali. Primarie o candidato unico, qual è al momento la vostra posizione?

«La nostra posizione è di tentare il tutto per tutto per trovare un candidato di superamento unitario, senza arrivare alle primarie. Perché lo riteniamo utile, più celere e meno divisivo. Perché le primarie sono sempre un pericolo rispetto alla reale compartecipazione delle forze politiche. Quando si trova un candidato unico di superamento, sopra le parti, questo certamente non avviene. E questo sarà il nostro obiettivo principale. È chiaro che se non si riesce, l'unica strada percorribile sono le primarie».

Che poi, l'ultima volta che si fecero a Reggio, avevano registrato anche un discreto successo, imponendosi anche come un modello di partecipazione…

«Assolutamente. È un processo di partecipazione che, appunto, se non si trova il giusto candidato di superamento, è l'unico metodo politico, democratico per raggiungere l'obiettivo del candidato che deve dimostrare di avere i numeri. Perché alla fine in politica contano i numeri».

Ma, secondo lei, ci sono ancora i tempi necessari per farle?

«Chiaramente, entro fine febbraio o primi di marzo, bisogna averle fatte le primarie. Se non sono questi i tempi, non c'è più il tempo. Anche perché bisogna dare il tempo al candidato di costruire liste, di interloquire con le forze politiche, per scrivere il programma elettorale. Cioè, la cosa fondamentale, a parte la scelta del candidato, è il programma elettorale che si porta avanti. E noi oggi, purtroppo, stiamo parlando di nomi, ma non di cose che si vogliono fare. E questo anche dispiace».

Secondo alcune ricostruzioni sarebbe uscito anche il suo nome come potenziale candidato di superamento, bypassando le primarie. Era solo una suggestione o una sorta di sondaggio per capire se insistere?

«Il mio nome come candidato di superamento non è uscito, anche perché io mi rendo conto in primis di non essere un candidato di superamento in questo momento, anzi, potrei essere più divisivo che altro, perciò non è mai stato fatto il mio nome e io non ho dato la mia disponibilità a fare il candidato di superamento, riconoscendo i miei limiti. Cosa diversa in caso di primarie, dove ogni forza politica democraticamente sosterrà un candidato. In quel caso Casa Riformista, e io spero insieme alle ipotetiche forze che entreranno in questa federazione politica, potranno insieme individuare un candidato da sostenere poi all'interno delle primarie, sempre sperando di non arrivare alle primarie».

Il contenitore sarebbe quello che si è presentato alle regionali?

«Esatto, è già avvenuto in Toscana, ma anche nelle altre regioni, perché il progetto a cui noi ci stiamo aspirando è Italia Viva-Casa Riformista, ma è Casa Riformista che porta insieme, federa, questi partiti moderati, progressisti come +Europa, i Repubblicani e i socialisti. Questo secondo me è il vero obiettivo che noi ci dobbiamo prefissare».

Senta Muraca, che futuro vede per Reggio?

«Reggio ha un potenziale enorme, sia dal punto di vista turistico ma anche sulla crescita ipotetica dell'università, noi potremmo fare tanto. Mi preoccupa tantissimo però la chiusura dei rubinetti sul PNRR, le politiche che sta portando avanti il governo, secondo me da qui a breve porterà grosse difficoltà e tempi difficili, perciò bisogna lavorare subito, in anticipo, per creare le condizioni, sia dal punto di vista del bilancio, sia della capacità finanziaria che l'Ente oggi non ha di investimento. Senza risorse esterne all'Ente, il Comune non sarebbe in grado nemmeno di sistemare una piazza, questa è la verità. È un fatto atavico, strutturato, che io conosco bene, e su questo ho la presunzione di dire che potrei dare una mano in questo senso. Tolte le risorse del PNRR o dell'eventuale Pon Metro, il Comune non sarebbe in grado oggi di affrontare le difficoltà future. Questo mi preoccupa, però vedo anche il grande potenziale, il Museo del Mare concluso, il fronte mare definito con il Parco lineare Sud, la potenzialità ricettiva, quello è l'obiettivo su cui noi dobbiamo puntare e le potenzialità ci sono».

L’intervista è continuata parlando delle differenze tra il primo governo regionale Occhiuto, e l’Occhiuto bis, ma anche dei fatti di Torino, di sicurezza e di lotta alla ‘ndrangheta, temi molto cari a Giovanni Muraca. Buona visione.