Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, Europa Verde e Rifondazione Comunista. Sono i partiti di centrosinistra che, insieme a tante associazioni hanno aderito al Comitato della società civile per il No al referendum sulla giustizia, promosso anche a Reggio Calabria contro la riforma che introduce la separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante e modifica in modo rilevante l’assetto costituzionale del sistema giudiziario contribuendo così alla costruzione di un fronte unitario che vede insieme partiti, società civile, associazioni e cittadini.

«Un comitato – esordisce Gregorio Pititto, segretario della Cgil metropolitana - che è stato sollecitato innanzitutto dalla solidarietà civile e dalle varie associazioni del territorio. Sono tantissime quelle che in questi giorni ci hanno chiesto di promuovere questo comitato referendario, al quale hanno aderito anche tutti i partiti dell'opposizione e tutte le realtà del territorio. E' un comitato che si prefigge l'obiettivo di informare la cittadinanza sul motivo di questa riforma, per capire cosa comporta e quali sono le modifiche a quella che è attualmente la giurisdizione dei magistrati, alla separazione delle carriere, che già esiste con la legge Cartabbia, e una serie di sfumature che probabilmente sfuggono a chi non è addetto alla tematica».

D’altra parte per i proponenti si tratta di una legge che va ben oltre la separazione delle carriere, con la costituzione del secondo Csm e dell'Alta Corte, che dovrebbe andare a irrogare le sanzioni e quindi a eseguire i procedimenti disciplinari nei confronti di tutti quanti i magistrati. «Noi diciamo no a questa riforma, che è una riforma sicuramente costosissima, ma al di là di questo non risolve i problemi della giustizia. Noi abbiamo 12 mila precari nei tribunali che a luglio vedranno scadere il loro contratto di lavoro che non è stato ancora rinnovato e che in bilancio, nella finanziaria, non è stato neanche previsto. Noi diciamo che i problemi della giustizia devono essere risolti non attraverso queste battaglie di tipo politico che non portano nulla di realmente concreto ai cittadini».

Di «attacco alla indipendenza della magistratura» parla invece Giuseppe Falleti, vicepresidente provinciale dell'Anpi di Reggio Calabria. «Perché è una riforma della Costituzione che indebolisce uno dei tre poteri dello Stato, appunto la magistratura – aggiunge Falleti -, perché non ha fatto niente per poter aumentare le risorse della giustizia per la velocizzazione i processi e perché, in fondo, non è una riforma che è a favore dei cittadini, perché noi sappiamo che allorché c'è qualche problema di natura giudiziaria di qualsiasi cittadino la parola d'ordine è “in galera e buttate la chiave”. Quando poi si tratta di interventi della magistratura che riguardano la classe politica, senza fare populismo, si diventa molto garantisti. Le garanzie vanno insieme con quelli che sono i poteri della magistratura ad indagare il potere stesso. Quindi noi riteniamo che questa riforma non intende affrontare i problemi dei cittadini ma intende solo garanzie per il potere politico».

Una posizione molto netta, che trova ispirazione per Falleti anche dalla riforma della Corte dei Conti, «arrivata qualche giorno dopo che la Corte stessa ha messo in discussione dal punto di vista contabile e dal punto di vista delle procedure di appalto il progetto del Ponte sullo Stretto».

Più tecnica e puntuale l’analisi di Ilario Nasso, giudice della Corte d’Appello di Catanzaro, secondo cui questa riforma non risolve nessuno dei problemi della giustizia, «annichilisce il Consiglio Superiore della Magistratura, introduce per un organo costituzionale un criterio di selezione dei suoi membri completamente illogico ed irrazionale, quale il sorteggio, che sicuramente non utilizzeremmo neanche per un'amministrazione di condominio». Insomma per il magistrato in servizio nel capoluogo si tratta di una riforma completamente priva di qualsiasi giustificazione: «non serve a migliorare l'efficienza e la correttezza dei processi, perché già attualmente, con le leggi vigenti, le carriere giudicante e requirente sono separate, non si può mettere mano a una Costituzione repubblicana come la nostra, che tutto il mondo ci invidia, dopo aver praticamente zittito il Parlamento, e farlo per poche decine di cambi di funzione annuali. È una riforma completamente da respingere».

Al dibattito sulle ragioni del “no” hanno portato il loro contributo anche i partiti. L’avvocato Antonio Morabito, ex segretario provinciale ed oggi referente per il Partito Democratico per il Comitato del No, boccia la riforma perché non interviene concretamente sulla giustizia italiana che è anche quella più lenta di tutta l'Europa. «Non interviene infatti sulla durata dei processi che è quella che a noi come italiani, come operatori del settore, come utenti e come i cittadini interessa veramente». Ma la riforma «non interviene, peraltro, sulle carceri per ovviamente diminuire quelli che sono i disagi dei carcerati». Ma non solo. Morabito snocciola qualche dato relativamente al Tribunale e alla Corte d’Appello di Reggio: «c'è il 30% dello scoperto, oltre il 30% sia per quanto riguarda l'organico dei magistrati sia per quanto riguarda gli amministrativi, e questo ovviamente determina la lungaggine dei processi. Ma non solo, la riforma non interviene neanche sulle scadenze per esempio degli ausiliari dell'ufficio del giudice del processo. Lì ci sono dei precari che ancora aspettano di sapere a giugno quale sarà la loro sorte».

Giovanna Milena Roschetti, rappresentante del Gruppo territoriale del MoVimento 5 Stelle per la Città di Reggio, boccia sonoramente la riforma sostenendo che «intanto c'è una legge per la separazione delle carriere che è in vigore, che interessa solo lo 0,4% circa dei magistrati, che è una quantità assolutamente insignificante per quanto riguarda il lavoro dei magistrati. Ma la cosa più preoccupante è che con questa riforma così posta si andrebbe a decidere, poter decidere, perché non per forza deve succedere, ma la politica potrebbe incidere e decidere quale indagine effettuare e quale non portare avanti. Ecco, questa è una cosa pericolosissima».

Di indebolimento di uno dei cardini costituzionali dello Stato, ha invece parlato Gerardo Pontecorvo, segretario metropolitano di Europa Verde e AVS. Il suo obiettivo è la recente riforma della Corte dei Conti: «è un altro sintomo di questa volontà governativa di indebolire i cardini degli organi costituzionali dello Stato». Da qui l’appelloai cittadini affinché sbarrino la casella del “no”, ricordando che si tratta di un referendum confermativo per cui non è necessario raggiungere un quorum, «ma basta un voto in più per vincere questa battaglia che è una battaglia di democrazia, e anche politica».