La candidata al Consiglio comunale rilancia il Manifesto della comunicazione non ostile e invita a superare la polarizzazione
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«Avevo appena ieri postato sul mio blog una riflessione sui toni della campagna elettorale e sul valore delle parole in politica, che è misurabile nelle conseguenze che producono. Vorrei condividerla oggi, integrandola, perché ritengo che la strada intrapresa dai candidati a Sindaco sia quella giusta, considerando che la dialettica politica metta inevitabilmente sul “terreno comune” fatti dell’immediato passato, su cui le diverse ideologie dovrebbero scontrarsi per trovare soluzioni e non per rilanciare in modo incontrollato».
Così, in un comunicato stampa, Anna Briante, Candidata al Consiglio comunale di Reggio Calabria.
«Parliamo di fatti e non di opinioni o illazioni, alle quali si abbandonano, invece, aspiranti opinion leader tutt’altro che disinteressati. Amiamo tutti la nostra Città, non credo che qualcuno possa solo pensare di agire per danneggiarla, ma è anche vero che «averci provato con il cuore» non è una giustificazione accettabile se l'impatto sociale è negativo. Le istituzioni e chi le guida non devono solo «amministrare», ma contribuire a formare il carattere e la coscienza civile dei cittadini, non assecondando semplicemente gli umori della folla, ma elevando il dibattito, attraverso l’idea condivisa che l'avversario non è un nemico da abbattere, ma una parte necessaria del corpo sociale.
Personalmente ho sottoscritto poco dopo la sua nascita a Trieste, nel 2016, il Manifesto della comunicazione non ostile, un progetto ben più grande e nobile di una semplice elencazione di principi. Parole O_Stili è un movimento culturale che origina dalla volontà di un gruppo di professionisti della comunicazione, guidati da Rosy Russo, di promuovere una cultura del linguaggio più consapevole e responsabile, con l’obiettivo di diffondere l’attitudine positiva a scegliere le parole con cura, nella consapevolezza che le parole sono importanti».
«In ambito politico, il Manifesto non è solo una guida stilistica, ma un vero e proprio impegno etico. Sottoscriverlo è un atto rivoluzionario diretto a scegliere la razionalità rispetto alla pancia, recuperare la funzione pedagogica, disinnescare la polarizzazione.
In un contesto comunicativo sempre più rapido e pervasivo, il confine tra confronto politico e aggressione verbale appare oggi estremamente fragile. Al di là e al di qua di questo confine si colloca quel fenomeno ormai strutturale che è la polarizzazione. A livello nazionale espressioni di odio, derisione sistematica e delegittimazione personale sono ormai strumenti comunicativi sempre più utilizzati per rafforzare il consenso, contribuendo a dividere l’elettorato in blocchi contrapposti, «con noi o contro di noi»».
«Invertire questa tendenza richiede un impegno condiviso, in cui risulta centrale l’educazione civica digitale, attraverso la quale la moderazione dell’incitamento all’odio rappresenta una sfida cruciale per la tutela dello spazio pubblico. Attenzione però che la cosiddetta «gentilezza» non è sinonimo di debolezza, ma espressione di solidità argomentativa e rispetto istituzionale oltre che consapevolezza dei propri convincimenti. Chi alza la voce spesso perde credibilità perché percepisce la parola come un’arma, invece la vera forza politica risiede nelle parole chiare e misurate.
La qualità delle parole utilizzate nel dibattito pubblico incide direttamente sulla qualità di una convivenza capace di restituire alla politica la sua funzione originaria, quella di costruire e non di dividere».

