Riceviamo e pubblichiamo l’intervento del docente universitario Enzo Cuzzola.

«Il rilancio del tema del turismo congressuale da parte di Ninni Tramontana ed altri è un contributo utile, perché sposta il confronto dallo slogan agli strumenti di sviluppo reale. Reggio Calabria ha bisogno di presenze stabili, lavoro qualificato e indotto duraturo, non solo di eventi episodici concentrati in pochi mesi.

Detto questo, è necessario chiarire un punto fondamentale: turismo congressuale e polo fieristico non sono la stessa cosa, e soprattutto non producono gli stessi effetti. Reggio Calabria non ha bisogno di un polo fieristico generalista. Le fiere servono a portare prodotti dentro una città; la nostra vera esigenza, invece, è portare fuori competenze, filiere e valore aggiunto, rafforzando ciò che il territorio già esprime.

Il turismo congressuale funziona quando è specializzato, legato a un’identità chiara e a contenuti riconoscibili. Congressi, scuole di alta formazione, incontri tecnico-scientifici producono flussi destagionalizzati, con una spesa media elevata e un impatto diffuso su alberghi, ristorazione, servizi e professioni. È questo il modello che può dare continuità allo sviluppo, non l’evento fieristico indistinto.

In questa prospettiva, la scelta strategica dovrebbe essere un polo congressuale, non fieristico. Un’infrastruttura pensata per ospitare sapere, ricerca e formazione, non per allestire padiglioni temporanei. Un luogo che potrebbe avere come perno una Scuola internazionale delle tecnologie agrumarie, dedicata a produzione, trasformazione, sostenibilità, nutraceutica ed economia delle filiere mediterranee.

Una scuola di questo tipo avrebbe una collocazione naturale a Reggio Calabria e potrebbe essere realizzata con fondi pubblici come struttura per lo sviluppo, ma gestita in forma consortile, coinvolgendo associazioni dei produttori, trasformatori, università, Camera di Commercio e Città Metropolitana. Sarebbe un attrattore permanente di congressi, master, workshop e scambi internazionali, capace di generare turismo congressuale vero, non episodico.

Il nodo, quindi, non è decidere dove fare una fiera, ma che ruolo vuole giocare Reggio Calabria nel Mediterraneo. Meno contenitori vuoti, più contenuti qualificati. Meno eventi indistinti, più specializzazione. Il turismo congressuale può essere una grande opportunità, ma solo se inserito in una strategia coerente con l’identità produttiva e scientifica del territorio.

Questa è la scelta che può fare la differenza, rendendolo un progetto di sviluppo reale».