La direttrice generale interviene nel dibattito sul futuro del Tiberio Evoli, rivendicando investimenti, nuove assunzioni e il potenziamento dei servizi ospedalieri e territoriali. Sulla Casa della Comunità di Roghudi e sull'Ospedale di Comunità di Bova Marina parla di un modello integrato previsto dal PNRR, per poi lanciare una stoccata agli "ultimatum" ricevuti: «non avranno alcuna particolare considerazione»
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L’ospedale Tiberio Evoli «continua a rivestire un ruolo strategico nella programmazione sanitaria regionale». È questo il messaggio che il direttore generale dell’Asp di Reggio Calabria, Maddalena Berardi, affida a una lunga nota con cui interviene nel dibattito sviluppatosi nelle ultime settimane sul futuro della sanità nell’Area Grecanica. Un documento che, oltre a fare il punto sugli investimenti già realizzati e su quelli programmati, chiarisce la posizione dell’Azienda sanitaria sul rapporto tra il presidio ospedaliero di Melito Porto Salvo e le nuove strutture territoriali previste dal PNRR.
«L’ospedale di Melito Porto Salvo, che nel corso degli anni ha rappresentato un presidio centrale per l’assistenza sanitaria dell’Area Grecanica e dell’intera provincia di Reggio Calabria, continua a rivestire un ruolo strategico nella programmazione sanitaria regionale». Una premessa che la Berardi accompagna con l’annuncio di un «importante percorso di rafforzamento dei servizi ospedalieri e territoriali» già avviato dall’Azienda.
Tra gli interventi programmati figurano il rifacimento del reparto di Oncologia, con lavori già deliberati per circa 500 mila euro a carico del bilancio aziendale, la realizzazione del nuovo Pronto Soccorso e il consolidamento delle attività di Chirurgia, Medicina, Riabilitazione e Ginecologia. Parallelamente, aggiunge il direttore generale, «si sta lavorando al potenziamento dei servizi territoriali, con particolare attenzione alle attività consultoriali e ai servizi destinati ai bisogni di salute dei soggetti più fragili, in particolare bambini e anziani».
La nota arriva mentre il territorio continua a interrogarsi sugli effetti dell’attivazione della Casa della Comunità di Roghudi e dell’imminente apertura dell’Ospedale di Comunità di Bova Marina. Proprio su questo punto il direttore generale rivendica il modello di integrazione previsto dalla riforma dell’assistenza territoriale.
«Anche il trasferimento delle attività specialistiche dalla sede dell’ex Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro le Malattie alla nuova Casa della Comunità di Roghudi, già operativa e validata a livello ministeriale, deve essere considerato un’opportunità di crescita per il territorio. Si tratta di una struttura moderna, inserita in un modello di integrazione tra ospedale e territorio che rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per realizzare una sanità di prossimità, intesa non soltanto come vicinanza geografica ma anche come capacità di rispondere in maniera più efficace ai bisogni delle persone».
La Berardi ricorda inoltre che «l’attivazione della Casa della Comunità di Roghudi, così come quella dell’Ospedale di Comunità di Bova Marina, è il risultato di un percorso di programmazione avviato negli anni 2021 e 2022 nell’ambito del PNRR e del decreto ministeriale n. 77 del 2022, che ha definito il nuovo modello di assistenza territoriale».
A sostegno delle proprie affermazioni il direttore generale richiama anche i numeri degli investimenti realizzati negli ultimi anni. «Al 31 dicembre 2025 il saldo tra personale assunto e cessato, tra comparto e dirigenza, è positivo per 152 unità». Tra il 2022 e il 2025, inoltre, «sono stati investiti oltre 3 milioni di euro in grandi tecnologie sanitarie, apparecchiature elettromedicali e interventi di manutenzione straordinaria», mentre «dal maggio 2022 sono stati collaudati 321 nuovi dispositivi tecnologici per un valore patrimoniale complessivo di quasi 1,9 milioni di euro».
Tra gli interventi indicati figurano il potenziamento del blocco operatorio, la riorganizzazione dell’area di sterilizzazione, l’acquisizione di sette nuovi ecografi, ai quali se ne aggiungeranno altri due nei prossimi giorni, il nuovo apparecchio radiologico digitale, l’ortopantomografo tridimensionale, la nuova area dedicata alla mammografia, il progetto esecutivo della nuova Tac, la digitalizzazione del laboratorio analisi e il potenziamento del Pronto Soccorso e dell’Osservazione Breve Intensiva. È stato inoltre «approvato il progetto di ristrutturazione del reparto di Oncologia, già dotato di dieci nuove poltrone per le terapie, con l’obiettivo di avviare i lavori entro l’anno».
La conclusione della nota assume infine un tono più politico. «Questi sono i fatti, questi sono i numeri e questo è il lavoro che l’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria ha già realizzato e che continuerà a portare avanti». Il confronto con il territorio, assicura il direttore generale, «sarà sempre ricercato e praticato». Ma aggiunge anche che «sollecitazioni formulate attraverso fantomatici ultimatum, che esulano dal normale e corretto confronto istituzionale, non possono contribuire alla soluzione dei problemi e, proprio per questo, non avranno alcuna particolare considerazione».



