Prevenzione, diagnosi precoce, innovazione terapeutica e nuove tecnologie al servizio della medicina. Sono stati questi i temi al centro del corso di aggiornamento integrato in Nefrologia dal titolo “Novità e sfide nella gestione della malattia renale cronica”, ospitato presso l’Auditorium dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Reggio Calabria.

L’iniziativa ha rappresentato un importante momento di confronto e aggiornamento per i professionisti sanitari impegnati nella prevenzione e nella gestione della malattia renale cronica (MRC), una condizione di crescente rilevanza per la salute pubblica, strettamente correlata a patologie e fattori di rischio come ipertensione arteriosa, diabete e malattie cardiovascolari.

Ad aprire i lavori è stata la dottoressa Francesca Mallamaci, che ha illustrato gli obiettivi della giornata, sottolineando l’importanza di approfondire le più recenti acquisizioni scientifiche in ambito nefrologico. Tra gli argomenti affrontati, particolare attenzione è stata riservata alla diagnosi della malattia renale cronica, alle nuove opportunità farmacologiche e al trapianto di rene, con una testimonianza diretta di un paziente trapiantato.

Dopo l’introduzione, ci ha pensato il presidente dell’Ordine dei Medici, Pasquale Veneziano ad evidenziare il valore della presenza del professor Carmine Zoccali, figura di rilievo internazionale nel campo della nefrologia, autore di numerose pubblicazioni scientifiche e insignito di importanti riconoscimenti.

«Oggi, abbiamo avuto l’opportunità di avere il professor Zoccali qui da noi, che è veramente un’autorità internazionale della nefrologia. È un personaggio che ha scritto tantissimo e ha avuto numerosi riconoscimenti. Ascoltarlo è stato un piacere» - ha dichiarato Veneziano.

La relazione magistrale ha affrontato anche le prospettive dell’intelligenza artificiale e le trasformazioni che le nuove tecnologie potranno determinare nell’organizzazione delle professioni sanitarie. Un tema che, secondo il presidente dell’Ordine, impone una riflessione sul futuro della medicina e sull’evoluzione di diverse specialità.

«Ci ha dato informazioni molto importanti, ma per noi medici anche per certi aspetti preoccupanti, parlando della possibile riduzione del numero dei medici nei prossimi decenni e del ruolo che l’intelligenza artificiale potrà assumere in specialità come la radiologia e l’anatomia patologica. È evidente che dobbiamo adeguarci a queste nuove realtà, perché rappresentano il futuro».

Veneziano ha però ribadito un principio che, a suo giudizio, dovrà rimanere irrinunciabile anche nell’era della medicina digitale: il rapporto umano tra medico e paziente.

«Le terapie sono fondamentali, ma anche il rapporto umano costituisce una base essenziale per migliorare la situazione patologica del paziente. Questo è un aspetto che non dovrà andare perduto, neppure con l’intervento dell’intelligenza artificiale».

La dottoressa Francesca Mallamaci ha richiamato l’attenzione sull’importanza di una corretta identificazione della malattia renale cronica e sull’impiego appropriato delle nuove terapie disponibili.

«Abbiamo l’opportunità di parlare a largo raggio di tutto quello che c’è di nuovo in nefrologia», ha spiegato, soffermandosi anche sulla lettura magistrale del professor Zoccali, dedicata alle trasformazioni che interesseranno le diverse specialità mediche e al ruolo delle nuove tecnologie.

Uno dei punti centrali del corso ha riguardato i criteri diagnostici della malattia renale cronica. In particolare, Mallamaci ha sottolineato la necessità di non limitare la valutazione della funzione renale al solo valore della creatinina nel sangue.

«Vedremo come si fa oggi la diagnosi di malattia renale cronica e perché è importante non conoscere soltanto la creatininemia, ma anche il filtrato glomerulare», ha affermato.

La valutazione del filtrato glomerulare stimato, insieme agli altri indicatori di danno renale, consente infatti di inquadrare meglio la funzionalità dei reni e di individuare i pazienti che possono beneficiare delle terapie più appropriate. Un passaggio particolarmente importante alla luce delle nuove classi di farmaci che negli ultimi anni hanno ampliato le possibilità di trattamento.

Nel programma spazio anche al trapianto renale, affrontato sia dal punto di vista clinico sia attraverso la testimonianza di una persona che ha vissuto direttamente questo percorso.

«Oggi, ci sono tante novità e tanti piccoli accorgimenti per portare dalla nostra parte i medici di medicina generale e gli altri specialisti», ha aggiunto Mallamaci, richiamando l’importanza della collaborazione tra le diverse figure sanitarie per favorire la diagnosi tempestiva e la presa in carico dei pazienti.

Al centro della relazione del professor Carmine Zoccali, nefrologo di riconosciuta autorevolezza scientifica, le trasformazioni che attendono la medicina e, in particolare, la gestione della malattia renale cronica in una società caratterizzata dal progressivo invecchiamento della popolazione.

«Il futuro è complesso», ha osservato Zoccali, spiegando come l’aumento dell’età media comporti anche una crescita dei casi di malattia renale cronica. In una parte dei pazienti, la patologia può progredire fino agli stadi più avanzati, rendendo necessario il ricorso alla dialisi.

Si tratta di un percorso terapeutico che comporta costi elevati e rappresenta una sfida importante per la sostenibilità dei sistemi sanitari. Da qui la necessità di ripensare l’organizzazione dell’assistenza nefrologica, puntando maggiormente sulla prevenzione, sulla diagnosi precoce e sull’utilizzo delle tecnologie digitali.

Tra le prospettive illustrate dal professore, anche il ricorso a strumenti di comunicazione a distanza e alle potenzialità del metaverso, inteso come possibile evoluzione degli ambienti digitali interattivi. Queste tecnologie potrebbero consentire di sviluppare nuove modalità di consulenza, formazione e monitoraggio dei pazienti, facilitando il contatto con i professionisti sanitari anche al di fuori delle strutture ospedaliere.

L’obiettivo è rendere l’assistenza più accessibile e continuativa, senza rinunciare alla qualità delle cure e alla relazione con il paziente.

Nel corso dell’intervento, Zoccali ha ripercorso anche i progressi compiuti negli ultimi decenni nel trattamento dell’insufficienza renale.

Il trapianto di rene, pur essendo una procedura consolidata da oltre cinquant’anni, ha registrato miglioramenti significativi nei risultati clinici. Il professore ha richiamato, in particolare, i dati relativi alla sopravvivenza del trapianto renale da donatore vivente, che a dieci anni può collocarsi tra l’80% e il 90%.

Un risultato importante, che testimonia come molti pazienti trapiantati possano vivere a lungo con un rene funzionante e morire per cause diverse dall’insufficienza renale.

Anche la dialisi ha conosciuto un’evoluzione, con un miglioramento della sopravvivenza dei pazienti nel corso degli ultimi vent’anni. Progressi che, tuttavia, non eliminano la necessità di intervenire prima che la malattia raggiunga gli stadi più avanzati.

«Il problema grosso rimane l’invecchiamento globale della popolazione», ha sottolineato Zoccali, evidenziando come l’aumento dei casi di insufficienza renale renda indispensabile rafforzare le strategie di prevenzione.

Quali sono, dunque, le misure più importanti per ridurre il rischio di sviluppare o aggravare una malattia renale? La risposta del professore parte da indicazioni semplici, ma fondamentali: adottare uno stile di vita sano, limitare il consumo di sale e seguire un’alimentazione equilibrata.

Accanto alla prevenzione, è essenziale riconoscere tempestivamente i primi segnali di danno renale e intervenire con trattamenti adeguati.

Il corso di aggiornamento ha offerto una panoramica articolata sulle sfide attuali e future della nefrologia: dalla necessità di riconoscere precocemente la malattia renale cronica alle nuove opportunità farmacologiche, dai risultati del trapianto alle prospettive dell’intelligenza artificiale e della telemedicina.

Il filo conduttore degli interventi è stato il valore di una presa in carico tempestiva e multidisciplinare, nella quale medici di medicina generale, nefrologi e altri specialisti collaborino per individuare i pazienti a rischio e garantire percorsi di cura appropriati.

L’innovazione scientifica e tecnologica rappresenta una risorsa sempre più importante per affrontare una patologia destinata a incidere in misura crescente sulla salute pubblica. Ma, come emerso dalle parole del presidente Veneziano, la sfida della medicina contemporanea non consiste soltanto nell’adottare strumenti più avanzati: consiste anche nel preservare la relazione di fiducia tra medico e paziente, elemento essenziale di ogni percorso di cura.