Un accordo tampone di 30 giorni per scongiurare la chiusura immediata dell’ospedale di Polistena. È questo l’esito degli incontri avvenuti nelle ultime ore tra la commissaria dell’Asp di Reggio Calabria, Lucia Di Furia, prima con i medici e poi con i sindaci della Piana, riuniti per affrontare l’ennesima emergenza che incombe sul presidio sanitario.

L’intesa, raggiunta grazie alla disponibilità dei medici ad effettuare prestazioni aggiuntive e ad accettare ordini di servizio sui turni necessari, consentirà di garantire la continuità delle emergenze-urgenze, con il supporto anche di alcuni professionisti provenienti da altri presìdi ospedalieri. Restano però esclusi gli interventi ordinari, segno evidente – come sottolineato più volte – di una soluzione tutt’altro che risolutiva.

All’incontro erano presenti, oltre al sindaco di Polistena Michele Tripodi, anche i primi cittadini di Cinquefrondi, Cittanova, Oppido Mamertina, Giffone, San Giorgio Morgeto, insieme a rappresentanti del comitato civico.

A margine della riunione, Tripodi non ha nascosto il proprio disappunto, pur rivendicando la necessità di aver accettato una soluzione temporanea per evitare il peggio: «Abbiamo accettato questa soluzione tampone perché consente di non far chiudere l’ospedale. Se si fosse fermata anestesia e rianimazione, saremmo precipitati. Ma parliamo comunque di una situazione borderline: vengono garantite solo le emergenze-urgenze. Se un cittadino deve fare un intervento ordinario, non potrà farlo».

Il sindaco ha chiarito che l’accordo avrà durata limitata e che nei 30 giorni previsti dovrà emergere qualcosa di concreto: «Non siamo affatto contenti. Abbiamo chiesto soluzioni stabili e strutturate, che passano solo dall’assunzione di medici con contratti a tempo indeterminato. Nel documento che scaturirà da questo accordo chiederemo concorsi, revisione del precariato e un impegno vero per il rilancio dell’ospedale di Polistena».

Non sono mancati toni polemici, in particolare contro chi, secondo Tripodi, avrebbe minimizzato la gravità della situazione: «C’è chi oggi esce a dire che è tutto a posto, che non chiude niente. Non è vero. Non è affatto tutto a posto. Abbiamo rischiato grosso e se non ci fosse stato l’accordo tra Asp e i medici rianimatori, che hanno accettato prestazioni aggiuntive e ordini di servizio, non ne saremmo usciti. Dire il contrario è scorretto».

Il riferimento è rivolto in particolare a Giannetta e Mattiani, accusati dal sindaco di raccontare una realtà edulcorata: «Non ci si può presentare dopo una mobilitazione e dire che va tutto bene. O fanno miracoli in questi 30 giorni, oppure non si è risolto nulla».

Nei prossimi giorni il documento condiviso tra Asp e amministrazioni locali dovrebbe essere formalizzato e reso pubblico. Nel frattempo, l’ospedale resta aperto, ma appeso a un equilibrio fragile, che continua a preoccupare istituzioni e cittadini.