All’incontro di Palazzo Alvaro tracciato il bilancio sui primi sei anni di cure celullari avanzate: dalle risposte cliniche del Grande Ospedale Metropolitano all'attrazione di pazienti da fuori regione, fino ai progressi scientifici nell'oncoematologia
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Garantire cure altamente specializzate e innovative sul territorio per abbattere la mobilità sanitaria passiva e offrire risposte concrete ai pazienti del Mezzogiorno. Questo il tema al centro del convegno "Sei anni di Terapia CAR-T. Curarsi in Calabria: la sfida alla migrazione sanitaria", svoltosi questa mattina a Palazzo Alvaro. Durante le sessioni dei lavori si è fatto il punto sull'evoluzione delle terapie geniche e cellulari, evidenziando il ruolo guida assunto dalle strutture sanitarie regionali.
A tracciare il quadro sullo sviluppo delle terapie celullari è stato il dottor Massimo Martino, Direttore dell'UOC di Ematologia e del Centro Trapianti Cellule Staminali e Terapie Cellulari del GOM di Reggio Calabria, nonché presidente del GITMO (Gruppo Italiano per il Trapianto di Midollo Osseo).
«Vogliamo ricordare i primi sei anni di una terapia importante che sono le terapie CAR-T che stiamo sviluppando in ematologia in ambito trapiantologico. È sicuramente la terapia del futuro, una terapia che impegna molto le risorse umane e anche economiche delle strutture che le erogano, però è fondamentale un confronto fra clinici e amministratori di carattere regionale che ci devono aiutare affinché la gente rimanga nella nostra città e nella nostra regione per essere curata».
Martino sottolinea come il GOM di Reggio Calabria con l'ematologia può erogare questo servizio in maniera completa. «Il messaggio che posso dare ai nostri pazienti è che queste cure si possono fare con obiettivi di successo tranquillamente nella nostra città e nella nostra regione. Dobbiamo soltanto pianificare come effettuare in futuro tutti questi elementi che ci possono permettere di garantire il successo di queste terapie veramente rivoluzionarie».
L'impatto organizzativo e la qualità dei risultati clinici raggiunti sono stati evidenziati da Tiziana Frittelli, Commissario Straordinario del GOM di Reggio Calabria.
«Il centro trapianti di midollo osseo e di ematologia di Reggio Calabria è un centro all'avanguardia: siamo il secondo centro a fare trapianti di midollo autologhi. Questo è importantissimo soprattutto per i risultati e gli outcome clinici che abbiamo. Siamo il decimo centro che eroga CAR-T, una terapia altospendente di ultima generazione, e in Calabria siamo l'azienda che utilizza più farmaci innovativi di tutta la regione».
Frittelli ha esaltato anche le qualità di un team che ha definito «di grandissimo livello» costituito dal laboratorio di tipizzazione tessutale, dalla banca del cordone delle cellule staminali e dal servizio trasfusionale. «Recentemente si è aggiunta anche l'UOC di radioterapia che ha offerto per la prima volta in Calabria trattamenti fortemente innovativi grazie a un'attrezzatura di ultima generazione».
Poi, snocciolando alcuni numeri, Frittelli ha ricordato che circa il 20% dei pazienti del centro trapianti sono fuori regione: «questo – ha rimarcato - è un centro che importa mobilità attiva e di questo siamo molto orgogliosi».
D’altra parte la Commissaria straordinaria parla di dati in incremento: «dal 1992 ad oggi abbiamo superato di molto i 200 trapianti. Serviamo l'intera regione Basilicata, siamo hub della Sicilia orientale e lavoriamo in rete con Catanzaro e Cosenza. Il CTMO vanta tre accreditamenti – JACIE/GESI, ISO 9001 e GITMO – che ci consentono di effettuare benchmark con i dati europei, con i quali siamo perfettamente in linea».
Diversi gli intervenuti durante la mattinata, ma sulle prospettive cliniche e scientifiche generali è intervenuto il professor Adriano Venditti, Direttore del Dipartimento di Oncoematologia dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Tor Vergata di Roma. «Nel contesto dei CAR-T si parla dei progressi compiuti nel trattamento delle leucemie acute, con novità importanti che si sviluppano lungo traiettorie sia diagnostiche che terapeutiche. Da un punto di vista diagnostico conosciamo bene i meccanismi e le caratteristiche della cellula leucemica, e questo ci consente di sviluppare terapie ritagliate sulle caratteristiche biologiche della malattia».
«Oggi – ha continuato Venditti - disponiamo di farmaci in grado di colpire specifiche alterazioni genetiche, di interferire con percorsi metabolici specifici o di esercitare funzioni immunologiche. È in grossa espansione l'utilizzo degli anticorpi monoclonali e bispecifici, unitamente al grande impulso che stanno ricevendo i CAR-T, soprattutto nei linfomi e nelle leucemie linfoblastiche acute»

