Il sindaco chiede un incontro urgente all’Asp dopo l’ipotesi di trasferimento degli uffici sanitari fuori città: al centro i disagi per l’Area e la disponibilità del Comune a concedere gratuitamente nuovi locali
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La partita sui servizi sanitari dell’ex Inam entra in una fase sempre più delicata e a Melito Porto Salvo cresce la preoccupazione per il possibile trasferimento degli uffici fuori dal territorio comunale.
Dopo le polemiche delle scorse settimane, il sindaco Tito Nastasi torna a rivolgersi ufficialmente all’Asp di Reggio Calabria ed alla Regione Calabria con una lettera indirizzata alla commissaria Lucia Di Furia ed al Governatore Occhiuto, chiedendo un incontro immediato per affrontare la vicenda.
Nella nota inviata stamani, il primo cittadino parla apertamente di una cittadinanza «in evidente stato di agitazione» dopo l’annunciata dislocazione dei servizi sanitari presenti nella sede ex Inam di Melito verso un altro comune. Una prospettiva che, secondo quanto evidenziato dall’amministrazione comunale, rischierebbe di creare forti disagi soprattutto ai cittadini delle aree interne e alle fasce più fragili della popolazione.
Il documento fa riferimento anche a una riunione svoltasi nella sede municipale alla presenza di numerosi cittadini provenienti dai comuni vicini dell’Area Grecanica, preoccupati dalle conseguenze che il trasferimento potrebbe avere sull’accesso ai servizi sanitari. Nel mirino finiscono soprattutto i problemi legati ai collegamenti e alla difficoltà di raggiungere altre sedi senza adeguati mezzi pubblici.
«In diverse interlocuzioni intercorse con la Commissaria dell’Asp, dott.ssa Lucia Di Furia, era stata prospettata la possibilità che il Comune di Melito di Porto Salvo concedesse in comodato un immobile comunale per consentire il trasferimento e la continuità dei servizi ex-Inam sul territorio cittadino». Possibilità che, secondo il primo cittadino, era stata già discussa nelle interlocuzioni avute con l’Asp.
Il sindaco spiega di aver chiesto tempo per completare alcuni lavori negli immobili individuati dall’amministrazione, garantendo «piena disponibilità» a collaborare per evitare lo spostamento dei servizi fuori da Melito.
Nel passaggio più duro della dichiarazione, Nastasi punta il dito contro quelle che definisce mancate risposte da parte dell’Asp. «Ho cercato – dichiara Nastasi - fino all’ultimo, di privilegiare il dialogo e l’interlocuzione istituzionale, nella convinzione che il confronto serio e responsabile potesse portare ad una soluzione condivisa nell’interesse esclusivo dei cittadini. Purtroppo, dall’altra parte non è stato neanche ascoltato l’appello ad attendere la conclusione dei lavori già avviati, ed è stata invece comunicata la smobilitazione degli uffici senza alcun preavviso.
Come Sindaco – prosegue Nastasi -, ho il dovere morale ed istituzionale di difendere la mia comunità, anche rispetto a decisioni assunte da soggetti diversi dal Comune, quando tali scelte rischiano di arrecare disagi ai cittadini e di impoverire ulteriormente l’offerta dei servizi sanitari sul territorio.
Continueremo a far sentire la nostra voce in tutte le sedi competenti, con fermezza ma sempre nel rispetto delle istituzioni, affinché Melito di Porto Salvo e l’intero comprensorio non vengano privati di servizi essenziali».
Il primo cittadino richiama poi anche il tema del potenziamento dell’ospedale Tiberio Evoli, definito «struttura fondamentale» per l’intera area grecanica e jonica meridionale, spiegando che il Comune aveva posto la questione durante gli incontri istituzionali.
Da qui la richiesta di un incontro urgente con la commissaria Di Furia già nelle prossime ore, prima della riunione prevista venerdì, per verificare l’idoneità dei locali che il Comune intende mettere a disposizione per mantenere a Melito i servizi sanitari e gli uffici collegati all’ex Inam.
Nella parte finale della lettera, il sindaco sottolinea il ruolo di Melito come «baricentro dell’Area Grecanica», evidenziando come numerosi comuni del comprensorio facciano riferimento alla cittadina per servizi considerati essenziali.
«Come Sindaco, ho il dovere morale ed istituzionale di difendere la mia comunità, anche rispetto a decisioni assunte da soggetti diversi dal Comune, quando tali scelte rischiano di arrecare disagi ai cittadini e di impoverire ulteriormente l’offerta dei servizi sanitari sul territorio».
La vicenda resta quindi aperta e nelle prossime ore potrebbero arrivare nuovi sviluppi sul futuro degli uffici sanitari dell’ex Inam.

