domenica,Giugno 16 2024

Reggio, reinserimento lavorativo dei detenuti: ecco il protocollo tra arcidiocesi e carcere – VIDEO

L’accordo, sottoscritto oggi presso la curia, contribuirà al percorso rieducativo e darà nuovi impulsi al laboratorio di marmi del plesso Panzera finora sottoutilizzato

Reggio, reinserimento lavorativo dei detenuti: ecco il protocollo tra arcidiocesi e carcere – VIDEO

«Il nostro impegno per un’opportunità lavorativa nell’ottica di un reinserimento sociale dopo la detenzione. Così vogliano dire che ci siamo e che non dimentichiamo, non solo nelle nostre preghiere, chi vive dentro il carcere e chi manifesti la volontà di dare un nuovo senso alla propria esistenza».

L’arcivescovo metropolita di Reggio Calabria – Bova, Fortunato Morrone, stamane nella sala monsignor Ferro della Curia, ha sottoscritto un protocollo d’intesa con Giuseppe Carrà, direttore degli istituti penitenziari di Reggio Calabria Arghillà e Panzera.

Nell’ambito di tale accordo sarà rivitalizzato il laboratorio di lavorazione dei marmi esistente da anni all’interno del plesso Panzera ma sottoutilizzato. Sarà messa a frutto, altresì, una sinergia per offrire concrete possibilità di reinserimento lavorativo durante il periodo di detenzione.

Presenti alla firma anche don Francesco Megale, vicario episcopale per il Laicato, Famiglia, Lavoro e parroco della parrocchia di Campo Calabro, prima committente dopo la firma di questo protocollo, e il cappellano del carcere Carlo Cuccomarino.

Gli impegni delle parti e la visione

«La direzione degli Istituti Penitenziari di Reggio Calabria, plesso Arghillà e Panzera promuove il reinserimento sociale dei detenuti e, con specifico riferimento al lavoro penitenziario, quale strumento principale per favorire il processo di inclusione sociale. Promuove, altresì, l’adozione di modelli di vita orientati alla risocializzazione e favorisce sinergiche collaborazioni. Essa ha attivato alcuni laboratori professionali. A quello dedicato alla lavorazione dei marmi, si lega l’apposito percorso di formazione dei detenuti finalizzato all’acquisizione di competenze.


L’arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova intende sollecitare l’attenzione di tutta la comunità ecclesiale verso la dolorosa e variegata realtà delle persone ristrette nelle strutture penitenziarie.
La prospettiva è quella di contribuire al cammino di revisione critica del vissuto dei detenuti in una prospettiva di riconciliazione. Per questo, in piena collaborazione con la direzione dei plessi penitenziari, favorisce il lavoro penitenziario mediante la richiesta di commesse inerenti alla lavorazione dei marmi. Si impegna, altresì, a divulgare il contenuto del protocollo a tutte le parrocchie del territorio diocesano». Questo quanto si legge nel protocollo oggi sottoscritto.

Lavoro, formazione e inclusione sociale

«Il laboratorio di lavorazione dei marmi “Michelangelo” nato circa 13 anni fa, è stato finanziato dall’amministrazione penitenziaria con un investimento pari a circa 500.000 euro. Esso – ha spiegato Giuseppe Carrà, direttore degli istituti penitenziari di Reggio Calabria Arghillà e Panzera – è dotato di macchinari all’avanguardia. Tuttavia la sua attività negli anni anni si è ridotta a una brevissima parentesi, quando sono stati lavorati i marmi di pregio per la cappella del carcere di Arghillà. Invece questo laboratorio costituisce una risorsa preziosa che con questo protocollo tornerà a vivere. Sarà guidato da un imprenditore esterno, esperto del settore. L’iniziativa che sarà foriera di opportunità di formazione specializzata per i detenuti.

Un percorso che ci vede in questo avvio accanto all’arcidiocesi e che si rivolge alla cittadinanza tutta. Chiunque potrebbe decidere di commissionare dei lavori al personale detenuto, contribuendo al suo reinserimento sociale e conseguendo anche un vantaggio economico. Il lavoro di manodopera sarà pagato dallo Stato e non dal committente che così dovrà solo pagare il marmo da lavorare. Un modo per incentivare ma soprattutto per costruire ponti virtuosi tra il carcere e la società civile di cui lo stesso carcere deve resta parte integrante», ha spiegato ancora il direttore Giuseppe Carrà.

La prima commessa

Il protocollo muove i passi da un primo lavoro che sarà eseguito per la parrocchia di Campo Calabro. Ma proiettandosi nel futuro, esso già si rivolge a tutta la diocesi e alla cittadinanza.

«La parrocchia di Campo Calabro sarà la prima committente del laboratorio di marmo del carcere reggino. I marmi saranno impiegati nel nuovo centro di aggregazione giovanile finanziato con i fondi dell’8xmille. Sono molto contento di questa esperienza. La sottoscrizione di questo protocollo costituisce solo il punto di partenza. Adesso dovrà essere costituita una commissione con il compito di promuovere questo protocollo e di estenderlo alla partecipazione di tutte le parrocchie e le associazioni vicine alla chiesa». Così ha spiegato don Francesco Megale, con un trascorso da cappellano del carcere e oggi vicario episcopale per il Laicato, Famiglia, Lavoro e parroco della parrocchia di Campo Calabro.

Il valore del lavoro

«In occasione di questa prima commessa saranno impegnati alcuni detenuti di alta sicurezza, ovvero detenuti condannati per reati di criminalità organizzata di stampo mafioso. Un’esperienza che consentirà di essere retribuiti e di sperimentare il lavoro onesto attraverso il quale sostenere anche la propria famiglia fuori. Un messaggio sociale dirompente che è parte integrante del percorso di riscatto e inclusione sociale dei detenuti». Lo ha sottolineato ancora Giuseppe Carrà, direttore degli istituti penitenziari di Reggio Calabria Arghillà e Panzera.

Promozione umana e speranza

«Attraverso il lavoro proprio e onesto, e non con lo sfruttamento di quello altrui, i nostri fratelli detenuti potranno dare un nuovo senso alla loro esistenza e farsi portatori di un messaggio nuovo anche presso le famiglie e i figli. È un segnale di promozione umana che lanciamo insieme alla direzione del carcere reggino. Come comunità ecclesiale siamo vicini a coloro che si trovano in carcere. Desideriamo che anche loro si sentano parte della società alla quale speriamo tornino, anche grazie a questi percorsi virtuosi, rinnovati». Così ha concluso l’arcivescovo metropolita di Reggio Calabria – Bova, Fortunato Morrone.

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