«Chi necessita di sangue non va in vacanza. Dona prima di partire», l’appello dell’Avis provinciale di Reggio - FOTO e VIDEO
Illustrata la campagna di comunicazione questa mattina a palazzo Campanella. Presenti le componenti associative e il Gom, di fatto coloro che tra mille difficoltà sono impegnati ogni giorno nella raccolta. Assente la Regione
Società
Anna Foti
27 giugno 202512:21
Illustrata la campagna di comunicazione questa mattina a palazzo Campanella. Presenti le componenti associative e il Gom, di fatto coloro che tra mille difficoltà sono impegnati ogni giorno nella raccolta. Assente la Regione
Scende in campo l’Avis provinciale di Reggio Calabria per giocare la partita che ogni anno, in vista delle ferie, vede impegnate le unità di raccolta di sangue per garantire sangue nonostante la partenza per le vacanze. Una partita che si intreccia inevitabilmente con quella sempre aperta, che non conosce tempo o stagione, per l’incremento del numero dei donatori e delle donatrici.
Presentata questa mattina a Reggio, presso la sala Federica Monteleone di palazzo Campanella, sede del consiglio regionale della Calabria, la campagna di comunicazione in vista della stagione estiva dell’Avis provinciale dividi Reggio Calabria. L’incontro è stato anche occasione per fare il punto sulle sfide ancora aperte. Se da una parte la provincia di Reggio Calabria, con i suoi 10 mila soci, è prima in regione per la raccolta di plasma, dall’altra ancora non è stata raggiunta l’autosufficienza nella raccolta di sangue.
Le sfide: i giovani e l’autosufficienza nella raccolta sangue
«Stiamo cercando di raggiungere più donatori possibili affinché il ricambio generazionale sia garantito diversamente – spiega Vanna Micalizzi, presidente Avis provinciale OdV Reggio Calabria – si porrà una forte criticità del sistema. La donazione è un atto volontario e gratuito che sostiene un sistema sanitario pubblico. Garantirla equivale a difendere il diritto alla salute che riguarda tutti. Maggiormente mancano all’appello i giovani che vanno dai 18 ai 35 anni. Tra i fattori che depauperano il patrimonio di potenziali donatori, non solo il calo demografico ma anche lo spopolamento per motivi di studio e lavoro. Dobbiamo riuscire ad essere più capillare e raggiungere più persone possibili.
La provincia di Reggio è prima in Calabria per plasma ed è un dato molto importante. Però ci sono altre sfide da affrontare. Sicuramente la donazione del plasma impiega molte nostre risorse. Andare incontro alle esigenze dei donatori diventa difficile. Abbiamo attivato anche delle raccolte di plasma pomeridiane per venire incontro a quelle che sono le esigenze lavorative o di studio dei nostri donatori. La nostra provincia deve impegnarsi maggiormente affinché in provincia sia raggiunta l’autosufficienza».
Con la presidente dell’Avis provinciale OdV Reggio Calabria Vanna Micalizzi e il responsabile dell’unità di raccolta, Antonino Posterino, è intervenuto anche Alfonso Trimarchi, direttore dell’unità operativa complessa del servizio Immunotrasfusionale del Grande ospedale metropolitano di Reggio.
I donatori, patrimonio da tutelare
«Il 3% della popolazione in Europa dona sangue, il 2% in Italia e l’1,2% nella provincia di Reggio Calabria. Chi dona il sangue, dunque, oggi rappresenta una minoranza che tuttavia garantisce la sanità pubblica. Ciò dovrebbe farci sobbalzare e spingerci a cercare di capire cosa fare in più, specie in un territorio come il nostro. Il mio appello è rivolto alle istituzioni, alla politica, alla Regione: non possiamo e non dobbiamo essere abbandonati. È necessario creare quelle condizioni che permettano al donatore di essere motivato. Occorre tutelare questo patrimonio.
Le associazioni – spiega ancora Alfonso Trimarchi,direttore dell’unità operativa complessa del servizio Immunotrasfusionale del Gom – che si occupano della raccolta di sangue non possono e non devono essere considerate delle semplici distributori di emo componenti perché fanno un lavoro egregio, essenziale e, come nel caso del nostro reparto, anche con poche risorse umane».
Il centro Trasfusionale del Gom: tante responsabilità e poche risorse umane
«Il nostro reparto è l’unico reparto in tutta la provincia. Siamo l’unico centro trasfusionale sul territorio ma siamo anche l’unico hub regionale per quanto riguarda la raccolta di cellule staminali. Distribuiamo 23 mila emocomponenti e siamo tra i più grossi in Italia. Altre città, in proporzione, ne hanno più di uno. E nonostante ciò, abbiamo un numero esiguo di medici, di tecnici ed infermieri che devo ringraziare per il lavoro egregio che compiono ogni giorno.
Solo 6 medici e 6 infermieri per tutta la catena trasfusionale dalla raccolta alla lavorazione, alla distribuzione di emocomponenti e poi anche l’analogo lavoro sulle cellule staminali che in altri centri dispone di un’equipe apposita e dedicata. A ciò si aggiungano – sottolinea ancora Alfonso Trimarchi,direttore dell’unità operativa complessa del servizio Immunotrasfusionale del Gom – la portata regionale di questa attività e tutta la filiera dello stoccaggio del plasma industriale, attraverso il quale il centro contribuisce anche al bilancio aziendale. Solo un esempio più immediato: per ogni sacca di sangue, i controlli arrivano fino a 30 sempre e sono eseguiti da doppio o triplo operatore. Ogni errore commesso produce conseguenze dirette sul paziente. Così garantiamo sicurezza e qualità. Questo è il livello di responsabilità e di investimento di energie.
Il lavoro del centro trasfusionale è, infatti, sottoposto a regole veramente rigide. Non è un caso se anche le associazioni di volontariato di sangue, così come i servizi trasfusionali italiani, sono sottoposti regolarmente a visite ispettive biennali da parte del Ministero».
Donazione di sangue e sport
Tra gli interventi anche quello della campionessa e l’allenatrice nazionale di Karate Rossella Zoccali.Accento marcato è stato infatti posto sulla sinergia con il mondo sportivo con il quale la dimensione della donazione condivide i valori del benessere e dei corretti stili di vita. In apertura dei lavori, infatti, con il presidente dell’Aido Calabria, Nicola Pavone, anche l’intervento di Tino Scopelliti, presidente regionale del Coni. Particolarmente significativa la testimonianza di Anna Laura Leonello, oggi una paziente e ieri una donatrice.
Da donatrice a paziente
«Oggi sono qui in duplice veste – racconta Anna Laura Leonello – perchè sono stata donatrice e oggi sono paziente. Ho avuto prima la voglia di dare e dopo la necessità di ricevere sangue, piastrine, insomma componenti del sangue. Le cure oncomatologiche abbattono i valori del sangue che vanno poi ricreati. Ho sempre donato in maniera spontanea e convinta ma non ero pienamente consapevole dell’importanza di questo gesto. Ciò fino a quando non mi sono ritrovata a doverne fare uso e consumo personale nelle corsie dei reparti di ematologia, dove sono stata ricoverata.
L’invito a chi è in salute è dunque veramente quello di sottoporsi a questo piccolo prelievo del sangue che dura ma fa tantissimo. Non sempre le trasfusioni sono disponibili nel momento in cui sono necessarie. Questo non fa andare avanti le cure. I pazienti ci mettono più tempo a recuperare e non riescono a portare avanti le terapie nei tempi giusti. Le malattie ematologiche corrono veloci e noi dobbiamo andare più veloci di loro», sottolinea Anna Laura Leonello.
Regione assente
Assenti, purtroppo, le istituzioni dalla Regione al Centro regionale sangue, nonostante il tema di assoluta rilevanza. Il sangue, bene rigorosamente pubblico, farmaco irriproducibile in laboratorio, può pertanto solo essere donato su base volontaria e di conseguenza raccolto. Il sangue è, dunque, necessario alla sanità pubblica e alle prestazioni che il sistema sanitario è chiamato ad erogare per garantire il diritto alla salute della comunità.
La campagna di comunicazione estiva
«Lei/lui non andrà in vacanza. E tu? (Prima) dona il sangue. Salva una vita», questa la campagna comunicativa presentata da Sergio Conti. In chiusura dei lavori, moderati dalla referente della Consulta provinciale Avis Carmela La Rocca, anche l’intervento del decano e vicepresidente vicario dell’Avis Comunale OdV Reggio Calabria, già consigliere nazionale, Mimmo Nisticò, ormai prossimo alla sua ultima e 175^ donazione perché prossimo ai 70 anni.
Più attenzione ai donatori
«Noi chiediamo alle Istituzioni la giusta considerazione.Non attendiamo di essere ringraziati ma di essere adeguatamente sostenuti. Il sangue che la cittadinanza dona è insostituibile ma la donazione, in quanto tale, è volontaria e dunque se donatore di sangue si ferma e l’ospedale a doversi fermare di conseguenza con il rischio che ricade sui pazienti.
La considerazione che rivendichiamo è in termini di attrezzature e attenzione ai donatori sul versante delle analisi e degli approfondimenti clinici che devono accompagnarsi all’avvio alla donazione. È anche e soprattutto un fatto di medicina preventiva. Prima di essere trasfuso il sangue viene analizzato e controllato e così anche i donatori. Noi abbiamo tantissimi casi di nostri donatori apparentemente sani che, donando il sangue, hanno scoperto di avere delle malattie importanti che quindi hanno potuto curare», così Mimmo Nisticò,vicepresidente Vicario dell’Avis comunale di Reggio Calabria e già consigliere nazionale Avis.