Storie, luoghi e volti al centro della quinta edizione del workshop di fotografia sociale “I sentieri dell’accoglienza”, curato dai fotografi Giulio Di Meo e Nicola Zolin, in sinergia con il presidente e la coordinatrice della Eurocoop Jungi Mundu, Rosario Zurzolo e Giusy Carnà, appena concluso a Camini. Sedici i partecipanti che hanno avuto l’opportunità di vivere un’esperienza formativa documentando con le immagini le attività nei laboratori e nelle strutture della Eurocoop Jungi Mundu, ente gestore del progetto di accoglienza, e la quotidianità di un mondo dove l’integrazione è reale.

A guardare Camini attraverso l’occhio della macchina fotografica, sotto la guida di Di Meo e Zolin, sono stati Ali Rashedi, Asma Rashedi, Marwa Rashedi, Maryam Rashedi, Reza Rashedi, Fateme Alemi, Husna Rashedi, Hussain Kheel M. Nabi, beneficiari del progetto di accoglienza SAI, Caterina Niutta, operatrice della Jungi Mundu, e Martina Greco, Loredana Malvina, Giulia Pagliuca, Francesca Papaianni, Fernando Palmerini, Emilia Pennella, Valentina Stirone, provenienti da altre città della Calabria, d’Italia e dalla Svizzera.

Continua così un progetto immersivo, che attraverso la macchina fotografica scopre il racconto di un territorio rinato grazie all’incontro tra i popoli. E, in questa edizione, anche una novità, con l’ampliamento del laboratorio fotografico fino a documentare la festa religiosa dei Santi Medici Cosma e Damiano, nella vicina Riace: un grande rito annuale di straordinaria partecipazione popolare.

Attraverso immagini, reportage e storytelling, i partecipanti hanno avuto, quindi, l’opportunità di conoscere la storia di Camini, di comprenderne le trasformazioni e avvicinarsi così alle esperienze sviluppate negli anni dalla Jungi Mundu. Con una particolare attenzione ai giovani e agli ospiti del progetto, alcuni coinvolti nell’esperienza e accompagnati nella scoperta della fotografia come strumento per osservare e raccontare la realtà.

«L’obiettivo del workshop è entrare in questa realtà, avere accesso a questo mondo multiculturale attraverso la fotografia, vivendo l’esperienza non da spettatori ma da partecipanti, esploratori e protagonisti. La fotografia diventa così uno strumento per avvicinarsi alle storie umane e per conoscere una comunità dall’interno» spiegano Giulio Di Meo e Nicola Zolin. «Abbiamo conosciuto meglio le sfide che questo borgo ha dovuto affrontare negli anni e l’impegno instancabile della Jungi Mundu. Abbiamo chiesto ai partecipanti di fotografare il paese, i laboratori della cooperativa e la tradizionale festa dei Santi Medici Cosma e Damiano per documentare la cultura tradizionale del territorio».

“Sentieri dell’accoglienza”, quindi, è un progetto che prosegue nella conoscenza del territorio e che ha già visto un importante momento di restituzione con la pubblicazione del volume “Camini - Una finestra sul mondo”, curato da Di Meo e Zolin, edito da Rubbettino: immagini di dieci anni di accoglienza e rinascita del borgo che testimoniano la complessità e la ricchezza di un’esperienza umana e sociale di straordinario valore.

«Anche quest’anno, tutti insieme, abbiamo vissuto una bellissima esperienza professionale e umana, che va al di là della fotografia, ma connette profondamente con la realtà, dando concretezza al nostro intento principale, ossia permettere alle persone di entrare in questa realtà nel profondo, di viverla da dentro, come attori, come esploratori, e poi portarla fuori attraverso gli scatti» aggiungono Di Meo e Zolin.

«Ancora una volta abbiamo avuto il piacere di ospitare a Camini il workshop “I sentieri dell’accoglienza”, un’esperienza che negli anni ha saputo raccontare il nostro territorio attraverso sguardi nuovi e sensibilità diverse. Per noi questi momenti sono preziosi perché creano incontro, confronto e nuove relazioni. È anche attraverso queste esperienze che continuiamo a costruire una comunità aperta, capace di accogliere e di guardare oltre i propri confini» dichiara Rosario Zurzolo.