Un luogo in cui i giovani narratori provenienti da diverse parti d’Italia mettono alla prova il proprio sguardo sul mondo
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Si sta rivelando un successo straordinario la prima edizione del Festival Nazionale del Podcast Scolastico “Questi posti davanti al mare”, che dal 16 aprile sta trasformando Locri in un laboratorio diffuso di voci, storie e creatività studentesca.
Alla vigilia della chiusura, prevista per domani 18 aprile, la giornata si apre con un calendario fitto di incontri, ascolti guidati e momenti di confronto che accompagneranno gli studenti lungo l’intero percorso, intrecciando formazione, sperimentazione narrativa e dialogo con ospiti del mondo della comunicazione e della cultura.
Tra appuntamenti, workshop e incursioni sonore, Locri continua così a diventare il luogo in cui i giovani narratori provenienti da diverse parti d’Italia mettono alla prova il proprio sguardo sul mondo, davanti a quel mare che dà nome e ispirazione al Festival.
Il Festival Nazionale del Podcast Scolastico Questi posti davanti al mare, si è aperto giovedì 16 aprile con workshop, laboratori e incontri dedicati al mondo della narrazione sonora. Nel corso delle due giornate appena trascorse decine di studenti provenienti dagli istituti scolastici di Locri, del comprensorio e persino da Firenze hanno preso parte agli incontri, accompagnati dai rispettivi docenti.
Presso la sede principale del Festival, Palazzo Nieddu – Biblioteca Comunale “G. Incorpora”, la giornalista de La Stampa di Torino Elisa Forte ha guidato gli studenti in un viaggio attraverso l’evoluzione del giornalismo, dalle fondamenta della professione ai linguaggi contemporanei dei media digitali. Forte ha richiamato i principi cardine del mestiere – verifica delle fonti, responsabilità sociale, chiarezza del linguaggio – sottolineando come il giornale cartaceo continui a rappresentare un punto di riferimento per i lettori, pur in un contesto dominato da piattaforme online e social network.
Durante l’incontro, la giornalista ha analizzato alcune prime pagine di quotidiani nazionali e locali, soffermandosi in particolare sulla Gazzetta del Sud, che ha dedicato un’intera pagina al Festival. L’analisi ha permesso agli studenti di comprendere i criteri che guidano la selezione delle notizie e la costruzione di una pagina giornalistica.
In contemporanea presso la Smart Library di Palazzo Nieddu del Rio la formatrice Francesca Rossi, direttrice del Festival, ha condotto il laboratorio Contenuti Social Media, un percorso pratico dedicato alle competenze del content creator contemporaneo. Gli studenti hanno sperimentato tecniche di produzione digitale, narrazione visiva e costruzione di contenuti pensati per i social media, raccontando il Festival attraverso il proprio sguardo.
Il laboratorio ha favorito un coinvolgimento diretto e creativo: i ragazzi si sono trasformati in veri protagonisti, producendo contenuti originali e confrontandosi con le dinamiche della comunicazione online, oggi tra i principali canali di informazione e partecipazione.
Le due iniziative hanno mostrato come il Festival rappresenti uno spazio di incontro tra scuola, professioni emergenti e mondo dei media, offrendo agli studenti strumenti concreti per comprendere e abitare la comunicazione contemporanea. Un percorso che unisce tradizione e innovazione, stimolando curiosità, spirito critico e competenze digitali.
Cos’è un podcast? Come crearne uno da zero? E invece un audiolibro? Come si realizza? Che cos’è una biblioteca sonora? Sono le domande a cui diversi formatori hanno risposto davanti agli studenti degli istituti scolastici di Locri, del comprensorio e non solo, nel corso del Primo Festival Nazionale del Podcast Scolastico ribattezzato “Questi posti davanti al mare”.
In particolare nella Sala Esposizione del Palazzo della Cultura, si è tenuto il workshop “Podcast in classe”, un laboratorio dedicato alla narrazione in forma podcast come strumento per imparare a raccontare e raccontarsi. Seguendo le direttive del formatore Celestino Rossi, gli studenti hanno lavorato alla produzione del loro primo podcast, sia individuale che di gruppo. Dopo alcuni cenni storici sulla sua nascita, etimologia – crasi tra iPod e Broadcasting, un’idea del giornalista del The Guardian Ben Hammersley – e, infine, arrivo in Italia, i ragazzi hanno scoperto che, nel nostro Paese, nel 2025 ben 18 milioni di persone hanno ascoltato podcast; e, inoltre, che il target principale è composto da loro coetanei, circa il 36% della popolazione nazionale giovanile. Infine, dopo le parole di Andrea Camilleri proiettate a video – «Iniziamo oggi ad essere cittadini digitali competenti» –, al termine della fase di controllo di microfono e cuffie gli studenti si sono cimentati con la creazione del proprio podcast, dedicato al tema dell’introspezione e rispondendo alle domande: chi sono? Chi sarò? Un modo per sperimentare il potere della voce e dello storytelling digitale, passando da semplici fruitori a protagonisti attivi della comunicazione.
Nella Smart Library di Palazzo Nieddu del Rio, gli studenti hanno partecipato a “Giochi di voci. Il mondo degli audiolibri”, seguendo le indicazioni del formatore Nicola Procopio. Un vero e proprio viaggio nel mondo degli audiolibri tra intonazione, ritmo, emozione e tecniche del leggìo, per trasformare un testo scritto in un’esperienza sonora coinvolgente, che ha impegnato numerosi ragazzi in una prova di audiolibro assolutamente nuova per loro. Uno dopo l’altro, infatti, gli studenti si sono alternati alla lettura di un trafiletto di un testo scelto a caso davanti ad un microfono, registrando una traccia audio in cui si sono impegnati ad utilizzare al meglio la propria voce. Leggendo con attenzione a mo’ di racconto, l’obiettivo è stato quello di far comprendere il contenuto del libro a chi era all’ascolto, facendolo immedesimare in ciò che accadeva nel capitolo preso in esame.
Un altro appuntamento di successo è stato quello che si è svolto nel Salone Circolo di Riunione, dove è stato presentato il progetto educativo innovativo ribattezzato “Biblioteca sonora – Quando i libri prendono voce”, nato dalla collaborazione tra Associazione Via Verdi 11 – Educational Web TV e Podcast e Fondazione Scannapieco. Curato da Cinzia Scali e Celestino Rossi, seduti al tavolo con il presidente della Fondazione Scannapieco Giovanni Scarfò e Francesca Multari, i piccoli alunni hanno presentato gli audiolibri e i percorsi di narrazione sonora realizzati da loro. Un nuovo mezzo, come assicurato dai docenti, che ha permesso ai ragazzi di imparare e studiare in modo diverso, registrando in piena autonomia utilizzando la propria voce come ponte tra conoscenza ed emozione. Ad essere premiati con un attestato di partecipazione, infine, sei classe fra quarte e quinte dell’istituto comprensivo De Amicis-Maresca e, inoltre, dei plessi De Amicis e Scarfò.
Il Talk “Spiritualità e Benessere”, ospitato nel Salone del Circolo di Riunione di Locri, ha registrato una partecipazione attenta e sentita, confermandosi un momento di confronto capace di intercettare un bisogno reale del nostro tempo: ritrovare spazi di interiorità in una società dominata dalla frenesia digitale.
L’incontro ha messo al centro la spiritualità come dimensione essenziale del benessere integrale, non come concetto astratto, ma come pratica quotidiana che può restituire profondità, equilibrio e senso alle relazioni, ai percorsi educativi e alla vita comunitaria. Il dialogo ha esplorato come l’attenzione all’interiorità possa trasformare la scuola in un luogo di ascolto, consapevolezza e crescita, capace di accompagnare gli studenti non solo nella formazione intellettuale, ma anche nella maturazione emotiva e valoriale.
A offrire prospettive diverse e complementari sono stati Don Massimo Nesci, che ha evidenziato la dimensione spirituale come radice di umanità e cura, Francesco Rao, sociologo e docente universitario che ha approfondito il rapporto tra benessere psicologico e pratiche interiori; il professore Antonio Scordino, che ha portato l’attenzione sul ruolo educativo delle istituzioni scolastiche e sociali. La moderazione attenta e sensibile di Maria Teresa D’Agostino ha permesso di intrecciare riflessioni, esperienze e visioni, dando vita a un confronto autentico e partecipato.
A suggellare un programma già ricco e articolato è stato il reading teatrale Amalìa, interpretato da Imma Guarasci, capace di catturare l’attenzione di un pubblico numeroso e profondamente coinvolto.
In apertura di serata, la direttrice artistica Francesca Rossi ha ripercorso i momenti salienti della giornata, definendola «straordinaria» per partecipazione e qualità delle attività proposte. Dai laboratori mattutini sul podcast e sull’audiolibro fino ai progetti educativi presentati nel pomeriggio, la giornata ha messo al centro la voce come strumento di espressione e consapevolezza. Rossi ha quindi presentato Amalìa come un passaggio «necessario» per concludere un percorso già denso di significato, valorizzando l’impegno degli studenti protagonisti dei workshop della mattina.
Sul palco, Imma Guarasci ha offerto una prova attoriale di grande spessore, restituendo con misura e intensità una narrazione complessa e stratificata. Attrice, regista e drammaturga, Guarasci ha saputo trasformare la scena in uno spazio di ascolto perfettamente aderente allo spirito del Festival, dando corpo e voce a una vicenda poco conosciuta della storia meridionale. Il monologo, costruito sui testi di Maria Faragò, riporta alla luce il caso di Cecilia Faragò, contadina calabrese accusata di stregoneria in uno degli ultimi processi celebrati nel Regno delle Due Sicilie. Una storia che si colloca al confine tra superstizione e una razionalità nascente, in cui si intrecciano il peso del pregiudizio e il lento affermarsi dei principi illuministi.
La forza dello spettacolo risiede proprio nella sua capacità di coniugare ricerca storica e linguaggio teatrale, offrendo uno sguardo originale su un capitolo raramente indagato del passato locale. Amalìa esce dunque dallo schema classico del racconto di una vicenda giudiziaria, ma diventa simbolo di una memoria collettiva ormai sepolta, restituendo dignità a figure femminili rimaste ai margini della narrazione ufficiale, come ricordato in conclusione da Maria Faragò, che ha spiegato di aver voluto realizzare questo spettacolo per rendere giustizia a una sua antenata e a tutte le donne che hanno fatto la storia del nostro territorio.
La risposta del pubblico ha confermato l’efficacia dell’operazione. La sala ha registrato una presenza importante, con spettatori immediatamente catturate dalle parole della Guarasci, tra cui figurava anche un nutrito gruppo di studenti dell’I.I.S. “Giuseppe Peano” di Firenze, una presenza, nell’ambito delle attività del festival, che testimonia la dimensione nazionale dell’iniziativa e l’interesse crescente verso linguaggi capaci di unire didattica, creatività e approfondimento culturale.
La scelta di chiudere la giornata con un’opera come Amalìa si è rivelata la chiusura di un cerchio che, dopo la sperimentazione della forza della voce attraverso podcast e audiolibri, ha accompagnato per mano il pubblico verso una forma espressiva più antica ma altrettanto potente, il teatro, che nella voce trova la sua essenza più autentica. Un passaggio che ha dato continuità al tema della giornata, trasformando l’ascolto in esperienza veramente catartica.
La prima edizione di “Questi posti davanti al mare” ha portato a Locri un nuovo modo di fare narrazione: dinamico, partecipato, profondamente legato al territorio. Gli studenti della Locride e di tutta Italia diventano protagonisti di un racconto collettivo che attraversa storie personali, memorie locali e sguardi sul presente. Un progetto che mette al centro l’ascolto e dimostra come la voce — anche nell’era digitale — resti uno strumento potente per connettere persone, idee e comunità.
Imma Guarasci ha inoltre incontrato questa mattina i ragazzi dei veri istituti scolastici nel contesto del workshop “Il corpo e la parola”. Il teatro come spazio di scoperta, libertà e relazione è stato al centro del workshop con Guarasci, che ha accompagnato gli studenti in un percorso espressivo dove corpo e voce diventano strumenti di narrazione. Attraverso esercizi di improvvisazione, consapevolezza corporea e lettura interpretativa, i partecipanti hanno esplorato nuove forme di comunicazione, superando la timidezza e costruendo insieme un racconto corale. Un’esperienza intensa e partecipata, che ha permesso ai ragazzi di avvicinarsi alla magia della scena e alla forza creativa del gruppo.
Questa mattina, alle 11:30, l’aula magna dell’Istituto Comprensivo De Amicis–Maresca si è animata grazie a “Ziopol LAB”, il laboratorio musicale condotto da Paolo Serazzi e dedicato alla scoperta della musicalità e del paesaggio sonoro. L’iniziativa ha coinvolto numerosi alunni in un’esperienza immersiva che li ha guidati a riconoscere la musica nei suoni quotidiani e negli strumenti che ciascuno porta sempre con sé: mani, piedi e voce. Attraverso giochi ritmici e momenti di ascolto condiviso, i bambini hanno dato vita a un’aula vibrante di energia, intonando insieme il celebre ritmo di “We will rock you”.
Il laboratorio ha poi offerto uno spazio di introspezione: sulle note di “Over the rainbow”, gli studenti hanno chiuso gli occhi e intrapreso un piccolo viaggio immaginativo, trasformando le emozioni in disegni realizzati con matite e colori.
Come ha ricordato Serazzi, la musica non ha bisogno di spiegazioni: si vive, si sente, si condivide. E la sua band, pensata “per tutti i bambini dai 2 ai 102 anni”, lo dimostra con un linguaggio universale che supera ogni età e parla direttamente allo spirito.
Il programma è proseguito nel pomeriggio con un evento molto atteso.
“Zio Pol in Concerto – Dalle canzoni della Melevisione… e oltre!”. Il Palazzo delle Cultura si è riempito di bambini, insegnanti e famiglie per il concerto di Zio Pol, che ha portato sul palco un viaggio musicale capace di unire generazioni. Dalle celebri canzoni della Melevisione ai brani più recenti del suo percorso artistico, il concerto ha trasformato lo spazio in un mondo di storie, ritmo e movimento. I piccoli spettatori hanno cantato, ballato e partecipato con entusiasmo, vivendo un’esperienza che ha confermato la forza educativa e aggregativa della musica.
Un pomeriggio di festa e immaginazione che ha lasciato nei bambini la gioia di scoprire che, dietro ogni melodia, si nasconde sempre un po’ di magia.
Dopo l’entusiasmo vissuto nella Corte di Palazzo di Città, la magia della musica e della narrazione si è trasferita in un altro luogo simbolico della città.
Nel suggestivo scenario del Parco Archeologico di Locri Epizefiri si è tenuto il talk “Scuola, nuovi dialoghi educativi”, un momento di confronto dedicato al futuro dell’istruzione e alle trasformazioni in atto nel mondo scolastico. Il dibattito ha posto al centro l’idea di innovazione non solo come digitalizzazione, ma come rivoluzione delle relazioni, degli spazi e dei processi educativi. Docenti, studenti ed esperti hanno dialogato sulle nuove metodologie didattiche, sul ruolo del docente come facilitatore e sulla necessità di una scuola che sappia diventare laboratorio di futuro. Al centro della riflessione, la costruzione di un ambiente formativo capace di unire competenze tecniche e crescita civica, valorizzando il potenziale di ogni studente e rafforzando la comunità educante. Sono intervenuti Elisabetta Bianco, Elisa Forte, Carla Maria Pelaggi, Gioconda Saraco, Celestino Rossi, Elena Trunfio.
A seguire, sempre negli spazi del Parco Archeologico, è stato registrato il podcast “Storie di scuola, storie di classe”, un racconto corale che ha dato voce agli insegnanti del territorio.
Attraverso testimonianze, interviste e riflessioni guidate da Celestino Rossi, il podcast ha esplorato le sfide quotidiane della scuola locridea, le energie positive che animano le aule e il ruolo dell’educazione nella costruzione di una comunità consapevole e coesa.
Un momento di ascolto e condivisione che ha permesso di avvicinarsi alla vita scolastica da una prospettiva autentica, fatta di emozioni, responsabilità e passione educativa.
La giornata si conclude alle 19:30 con lo speech “Barbie, Brand & Being Yourself”, tenuto dalla giornalista e autrice Elena Miglietti (Università e Scuola Holden). Attraverso un’analisi brillante e coinvolgente, Miglietti ripercorre la storia di Barbie Millicent Roberts, icona nata nel 1959 da un’intuizione rivoluzionaria di Ruth Handler e divenuta, nel tempo, uno dei più longevi e potenti esempi di brand storytelling. Lo speech mostra come Barbie sia riuscita a attraversare decenni di cambiamenti sociali, trasformandosi da semplice giocattolo a simbolo globale del “puoi essere tutto ciò che vuoi”. Un viaggio tecnico e creativo dentro la costruzione di un immaginario capace di rompere stereotipi, riflettere il costume e mantenere intatta la propria forza identitaria per oltre sessant’anni.

