Ieri alla biblioteca comunale un momento di riflessione con musicisti e studiosi. Macagnino: «La cultura non è per addetti ai lavori, ma appartiene alle comunità»
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Il dibattito sul significato profondo del Kaulonia Tarantella Festival resta più acceso che mai. Ieri pomeriggio, i locali della biblioteca Comunale hanno ospitato un momento di riflessione collettiva che ha provato a tracciare le coordinate per il domani della musica popolare in Calabria. Sotto la lente d'ingrandimento non c’erano solo i numeri delle presenze della kermesse, ma l’impatto reale che un evento di tale portata, il più importante a livello regionale, lascia sul territorio una volta calato il sipario.
L’incontro ha visto la partecipazione di figure chiave del panorama culturale regionale. Ad aprire i lavori il cantautore Fabio Macagnino, il quale ha esplorato il legame viscerale tra festival e comunità, sottolineando come la musica debba essere uno strumento di sviluppo culturale permanente e non solo un’attrazione stagionale. «Non riesco a immaginare la mia musica sospesa nel vuoto – ha espresso - Le canzoni, per come le vivo io, hanno bisogno di appigli nella vita reale. Nei paesi, nelle persone, nelle relazioni, nelle ritualità che resistono al tempo, in quelle che vale la pena custodire e in quelle che forse è arrivato il momento di rinnovare. Forse è per questo che da anni provo, insieme a tanti altri, a contribuire alla costruzione di una scena musicale e culturale riconoscibile nella Locride. Non una somma di eventi o una successione di concerti. Ma una comunità che si interroga su sé stessa. Per farlo bisogna incontrarsi, parlarsi, tra musicisti, operatori culturali e amministratori, associazioni. Ma soprattutto con le persone che normalmente non partecipano a questi dibattiti. Perché la cultura non appartiene agli addetti ai lavori ma alle comunità».
Sulla necessità di una programmazione più strutturata si è soffermato Carlo Frascà, studioso e compositore, che ha parlato di «organizzare cultura» come leva per una vera rigenerazione socio-culturale dell’area. Secondo Frascà, il futuro del Kaulonia Tarantella Festival passa inevitabilmente attraverso la capacità di trasformare l’esperienza artistica in un progetto di crescita che coinvolga attivamente il tessuto sociale locale. «Credo che la cultura sia collaborazione al di là di ogni schieramento – ha sottolineato - e che un festival come questo rappresenti un elemento di coniugazione e non può essere utilizzato come elemento di separazione e di divisione. Cosa conserverei? Tutto il bello della musica, tutto il bello dello stare insieme, tutto il bello dell’aspetto sociale del festival, cioè ritrovarsi insieme rispetto al concetto della tradizione che poi avanza e evolve nella contemporaneità, mentre lascerei da parte tutte le forme di protagonismo sia sul palco che fuori dal palco, perché tolgono questo festival ai reali destinatari, cioè la agente di Caulonia e del comprensorio della Locride».
Un’analisi più tecnica è arrivata da Danilo Gatto, musicista e studioso, il primo a portare quasi 30 anni fa la tarantella nell’antica Castelvetere con l’associazione Arpa, che ha messo a confronto diversi modelli organizzativi tra festival, sagre e rassegne. Gatto ha insistito sull'importanza di definire obiettivi chiari e misurabili per capire se i risultati ottenuti finora siano in linea con le ambizioni di una kermesse che punta a rappresentare l'eccellenza della tradizione calabrese. «È cambiato completamente tutto il panorama della musica etnica in Calabria – ha spiegato - non mi permetto di fare proposte perché la mia storia con Caulonia è stata molto travagliata. Ci hanno chiesto una collaborazione a livello di conservatorio dove come sapete c’è una importante Dipartimento di musica tradizionale, e penso che la daremo. Cosa penso del festival? C’è una situazione che io vedo quantitativamente esplosa, ma qualitativamente a mio parere il livello si è molto abbassato».
Il dibattito pubblico, che ha visto alternarsi al microfono musicisti, rappresentanti delle associazioni e amministratori, ha confermato quanto la comunità senta proprio questo evento. L’iniziativa, promossa dall’associazione Meridiana Caulonia, si è chiusa con l’impegno condiviso di non smettere di confrontarsi, con l'obiettivo di costruire basi solide affinché la musica popolare continui a essere un linguaggio vivo e un motore di futuro per tutta la regione.

