Partecipato incontro promosso dall’associazione Nuova Solidarietà sulla riforma della giustizia. Magistrati e avvocati a confronto sulle modifiche costituzionali, tra timori per l’indipendenza della magistratura e difesa della separazione delle carriere
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Un dibattito intenso e molto partecipato quello promosso dall’associazione Nuova Solidarietà sulla riforma della giustizia. A moderare l’incontro Francesco Scopelliti, che ha accompagnato il pubblico in un confronto serrato tra le posizioni del Comitato del No e del Comitato del Sì, mettendo al centro le ricadute concrete della riforma sugli equilibri costituzionali e sui diritti dei cittadini.
Ad aprire i lavori è stato il magistrato Saverio Mannino, che ha sottolineato il valore del confronto pubblico su una materia complessa ma decisiva:
«Parliamo di una riforma che incide sull’assetto della magistratura e sul funzionamento dello Stato di diritto. È fondamentale che i cittadini abbiano gli strumenti per comprendere e scegliere consapevolmente».
Le posizioni del Comitato del Sì
Per il Comitato del Sì sono intervenuti gli avvocati Francesco Calabrese e Francesco Siclari, che hanno difeso l’impianto della riforma come un intervento di natura prevalentemente tecnica.
Calabrese ha invitato a evitare letture ideologiche del testo: «La riforma non introduce forme di condizionamento della magistratura e non mette in discussione la sua autonomia. Va guardata dal punto di vista tecnico, senza sovrapporre timori che non trovano riscontro nel testo».
Secondo l’avvocato, la separazione delle carriere risponde a un’esigenza di chiarezza nel processo: «Il cittadino deve poter percepire la terzietà del giudice. È legittimo chiedersi se si preferirebbe essere giudicati da un magistrato che condivide carriera e percorso con il pubblico ministero».
Siclari ha ribadito che i principi costituzionali restano invariati: «La magistratura continua a essere un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere, come stabilisce l’articolo 104 della Costituzione. L’articolo 101 non è stato modificato e non consente alcuna ingerenza esterna sull’attività del giudice».
Le critiche del Comitato del No
Decisamente critici gli interventi dei magistrati Giuseppe Lombardo e Stefano Musolino, che hanno messo in guardia dai rischi sistemici della riforma.
Lombardo ha richiamato l’attenzione sulla difficoltà di valutare una modifica costituzionale che rinvia a norme future: «Siamo chiamati a discutere un testo che rimanda continuamente a leggi ordinarie successive. Questo significa chiedere ai cittadini di esprimersi senza conoscere davvero quali saranno gli effetti concreti della riforma».
Il magistrato ha evidenziato come il dibattito non possa fermarsi a una lettura formale: «Non basta leggere il testo della riforma costituzionale. Molti aspetti fondamentali – dallo statuto del pubblico ministero alla composizione degli organi di autogoverno – saranno disciplinati in seguito. È un salto nel buio».
Lombardo ha poi posto l’accento sull’unità della magistratura come valore costituzionale: «La magistratura unitaria è un principio che ha garantito equilibrio nel processo. Pubblici ministeri e giudici svolgono ruoli diversi, ma orientati allo stesso fine: l’accertamento della verità».
Articolato e appassionato l’intervento di Musolino, che ha rivendicato il carattere profondamente politico – nel senso costituzionale del termine – del tema: «Non è vero che questa sia una materia per tecnici. L’assetto dei poteri dello Stato riguarda tutti i cittadini ed è uno dei nodi più alti della politica costituzionale».
Musolino ha respinto l’idea di una giustizia “a squadre contrapposte”: «Il processo non è una partita di calcio. Il pubblico ministero non è una parte che gioca contro il giudice: è un soggetto pubblico che, come il giudice, ha l’obiettivo di accertare la verità».
Il magistrato ha poi messo in guardia dalle conseguenze culturali della riforma: «L’imparzialità non è una formula astratta, ma una pratica quotidiana che si costruisce con la formazione e con la cultura della giurisdizione. Separare le carriere rischia di indebolire questo patrimonio».
Infine, l’appello ai cittadini: «Dire che questa riforma non li riguarda è profondamente sbagliato. Ha un impatto decisivo sul futuro della giustizia e sui diritti delle persone. Senza informazione, il rischio è scegliere senza sapere cosa davvero cambierà».
L’incontro si è concluso con un ampio dibattito con il pubblico, confermando quanto il tema della riforma della giustizia resti centrale nel confronto democratico e nella vita civile del Paese.

